STUPIDA RAZZA

mercoledì 9 marzo 2022

Debiti globali oltre i 300mila miliardi

 

Alla fine del 2021 il debito globale, pubblico e privato, ha superato per la prima volta i 300mila miliardi di dollari. La crescita proviene soprattutto dai mercati emergenti. L’incidenza sul Pil cala, ma è al 351%. La fotografia è del Global Debt Monitor dell’Institute of International Finance (Iif), cui aderiscono 450 istituzioni di 70 Paesi.Il debito globale, pubblico e privato, alla fine del 2021 ha superato per la prima volta nella storia i 300mila miliardi di dollari. Il nuovo record assoluto (303 trilioni) è stato determinato dalla crescita di 10 trilioni avvenuta nel 2021, che fa seguito al balzo di 33 trilioni nel 2020, da attribuire in gran parte (8,5 trilioni) alla crescita dei debiti pubblici e privati dei mercati emergenti che ormai sfiorano i 100 trilioni di dollari. È questa la fotografia che emerge dall'ultimo Global Debt Monitor dell'Institute of International Finance, l'associazione globale dell'industria finanziaria cui aderiscono 450 istituzioni di 70 Paesi del mondo. L’incremento in valore assoluto dei debiti pubblici e privati è stato accompagnato nel 2021, ed è questa la novità positiva sottolineata dal rapporto, dalla riduzione della loro incidenza sul Pil globale: il global debt-to-gdp ratio è sceso infatti dal 360% del 2020 al 351% del 2021 grazie «alla ripresa dell'economia e alla più' elevata inflazione». Pur rimanendo su livelli più elevati rispetto al periodo pre-pandemia, il rapporto tra debiti complessivi e Pil aveva imboccato nel 2021 la china discendente (si veda il grafico a fianco) che avrebbe dovuto proseguire - stando a tutte le previsioni degli organismi internazionali - anche nel 2022 grazie all’atteso proseguimento della ripresa economica. Se a preoccupare gli investitori a inizio anno era soprattutto l'indebitamento dei mercati emergenti, spesso denominati in dollari e dunque esposti agli attesi rialzi dei tassi d'interesse della Fed nel corso del 2022, la drammatica invasione dell'Ucraina da parte della Russia e la conseguente (ma in parte pre-esistente tensione sui prezzi dell'energia) stanno riportando l'Europa al centro dell'attenzione dei mercati del debito. «Nel pieno di una tragedia umanitaria come quella in corso in Ucraina, il problema del debito ovviamente non è una priorità per nessuno ma purtroppo è vero che proprio l'Europa, oltre ad essere l'epicentro della guerra, è anche l'area del mondo che più soffrirà di una nuova crescita del rapporto tra debito e Pil» commenta Donatella Principe, director market and distribution strategy di Fidelity International. Le variabili di stress, secondo la strategist della società di gestione, sono tre: la frenata della ripresa economica, che in Italia era per esempio attesa in crescita sopra al 4% nel 2022, l'incremento dei debiti pubblici per mitigare su cittadini e imprese i costi del caro-bolletta e infine il cosiddetto “debito di guerra” che sta portando tutti i Paesi europei - a partire dalla Germania - a miliardari investimenti immediati nel settore della Difesa. L'Europa non è solo l'epicentro della crisi bellica ed umanitaria ma anche delle sue maggiori ricadute economiche? «Purtroppo ci troviamo di fronte ad uno shock asimmetrico: l'Asia non è impattata economicamente nè lo sono gli Usa che hanno raggiunto una propria indipendenza energetica. L'anello debole è l'Europa, che dovrà sostenere, oltre alle inattese spese per la Difesa, anche il fabbisogno energetico a prezzi crescenti e da pagare in una valuta come il dollaro che si sta apprezzando essendo percepito come bene rifugio». Esiste il rischio che il nuovo scenario che si va delineando sull'evoluzione del debito/Pil porti le agenzie di rating a declassare qualche Paese europeo? «Sarà decisivo l'approccio che deciderà di seguire la Bce per arginare una crisi che riguarda l'intera Europa».

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