Quanto durerà? È il più
grande interrogativo per gli
operatori della logistica e
dello shipping che partecipa-
no alla sesta edizione dello
Shipping forwarding&logi-
stics meet industry, la tre
giorni di conferenze iniziata
ieri nella sede di Assolom-
barda a Milano. Gli operatori
della logistica e dello ship-
ping, trasportatori, spedizio-
nieri e armatori, stanno an-
cora facendo i conti con il
«long Covid» economico cui
si aggiung e adesso l’effetto
boomerang delle sanzioni
contro la Russia. A determi-
nare le strategie, e in alcuni
casi anche la sopravvivenza
delle aziende, è la politica
estera. In un ’economia di -
ventata ormai di guerra.
La situazione era già estre-
mamente complicata prima
dell’invasione dell’Ucraina a
causa degli effetti della pan-
demia: nel 2019 muovere un
container di 40 piedi per na-
ve costava in media 1.421 dol-
lari, nel 2021 il conto è schiz-
zato a 7.556 dollari. I tempi di
transito dalla Cina agli Usa di
una spedizione navale nel
2019 era di 39 giorni, nel 2021
di 68. Quante navi cargo arri-
vavano nei porti di destina-
zione in orario nel 2019? Il
78%. Due anni dopo, solo il
36%.
A preoccupare è arrivata
poi l’inflazione schizzata a li-
velli che, come ha ricordato
Gian Paolo Oneto, direttore
centrale per gli Studi e la va-
lorizzazione delle statistiche
economiche dell’Istat, non
incorporano ancora lo shock
della guerra in Ucraina e gli
effetti delle sanzioni. Altret-
tanta preoccupazione solleva
la mole del lavoro normativo,
ricordata da diversi relatori.
La riforma del codice degli
appalti sta facendo il suo per-
corso parlamentare, ma non
potrà avere effetti prima del-
l’anno prossimo e intanto il
rischio è, come ha fatto nota-
re Piero Petrucco, vicepresi-
dente di Ance, di non riuscire
a completare le opere per
esaurimento dei fondi.
Di certo, la regionalizza-
zione dell’economia globale e
l’accorciamento delle catene
logistiche, impongono una
riprogettazione delle catene,
partendo dalla collocazione
degli stabilimenti produttivi.
Il cosiddetto reshoring, ovve-
ro la decisione delle aziende
di riportare la produzione
nel Paese d’origine, innesca-
to dalla guerra sta mettendo
a rischio, per esempio, le for-
niture di cablaggi elettrici.
Molte aziende per i cavi (usa-
ti anche nell’automot ive )
erano quasi totalmente di-
pendenti dall’Ucraina, e ora
si ritrovano con scorte suffi-
cienti solo per trenta giorni.
Nel frattempo, anche altri
settori sono costretti a rive-
dere l’organizzazione del la-
voro e in molti casi a fermare
gli impianti. Non solo le ac-
ciaierie e le fonderie, indu-
strie energivore già messe a
dura prova dal caro bollette e
ora dai prezzi record delle
materie prime. Ieri le cera-
miche emiliane Panaria e
Fincibec hanno fermato la
produzione a causa delle bol-
lette alle stelle e delle materie
prime introvabili. Una «solu-
zione» che potrebbe essere
presto condivisa anche da al-
tre aziende del settore, dal
momento che le scorte di ar-
gilla stanno finendo.
Il nuovo shock energetico
seguito al conflitto in Ucrai-
na sta rapidamente compro-
mettendo la situazione della
filiera della carta: la conti-
nuità produttiva della stam-
pa editoriale e commerciale e
della pr oduzione di packa-
ging è a forte rischio, è l’allar-
me lanciato ieri da Assografi-
ci, che insieme ad Assocarta
e Acimga nella Federazione
carta e grafica, unisce la sua
voce a q uella di Confindu-
stria nella richiesta di misure
straordinarie. Poi c’è il calza-
turiero: il ritorno ai livelli
pre-Covid, atteso quest’a n n o,
è messo a rischio dalla guerra
in Ucraina. Per quanto la
Russia valga solo il 2,7% del-
l’export, le sanzioni limitano
la spesa dei consumatori rus-
si, in particolare quelli ricchi
interessati alle calzature di
lusso dove l’Italia è leader,
emerge da uno studio di Me-
diobanca. P er la sola Lom-
bardia, la Russia vale com-
plessivamente l’1,6% dell’e-
xport regionale, in linea con
l’1,5% di quello italiano.
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