STUPIDA RAZZA

venerdì 11 marzo 2022

La guerra fa implodere anche il modello della globalizzazione. Toppe inutili : è il modello economico che non va più

 

 La guerra e
prima la pande-
mia hanno fatto
esplodere gli in-
ghippi di un mo-
dello economico
fallimentare. Abbiamo pen-
sato che, abbandonando la
capacità di fare industria a
favore di una globalizzazione
spinta, saremmo rimasti
ugualmente potenze globali.Anche se gli esperti della
televisione e numerosi opi-
nionisti al cachemire ci vo-
gliono spiegare che basta ab-
bassare i termosifoni o torna-
re alle abitudini delle nonne,
la realtà ci si aprirà davanti
agli occhi e dimostrerà chia-
ramente che lillusione delle
sanzioni selettive e chirurgi-
che alla Russia è esattamente
ciò che è: una bufala.
Leconomia del Vecchio
continente è destinata a uno
choc di enorme portata e lun-
ga durata. È bene dirselo su-
bito. Bruxelles probabilmen-
te pensava di bloccare i fondi
della Banca centrale russa e
al tempo stesso continuare a
trattare lacquisto di gas sen-
za che Mosca o altri trovasse-
ro vie di aggiramento. Invece
la situazione con laumentare
delle violazioni e dellavanza-
re dellarmata russa è dete-
riorata anche sul fronte eco-
nomico. Sono scattati i fermi
doganali e la minaccia di ulte-
riori sanzioni da parte degli
Usa, compr esa la messa al
bando del gas di Mosca, ha
fatto scappare gli investitori e
gli acquirenti di energia verso
altri produttori e altri luoghi.
Ne è seguita limpennata stra-
tosferica dei prezzi. Non solo
d el lenergia, ma anche del
grano, per esempio. Insom-
ma, si annusa landamento ti-
pico delleconomia di guerra.

In tutto ciò non è possibile
immaginare di sostituire
lapprovvigionamento da
Mosca con altri venditori. Va-
le soprattutto per lIta l i a .

Raddoppiare il Tap signifi-
ca mettere in piedi un cantie-
re che richiederà minimo 4
anni di lavoro. Le sette cen-
trali di carbone se fossero ac-
cese domani fornirebbero il
4% del fabbisogno e - per ca-
pirsi - il gas russo ne fornisce
il 40%. Inoltre per alimentare
le centrali dovremmo acqui-
stare carbone dalla Cina sol-
tanto (visto che al momento il
78% di questo oro nero arriva
appunto da Mosca). Senza
contare che la Cina ha già la
coda di acquirenti. La pande-
mia prima e la gu erra poi
hanno tolto il velo sugli in-
ghippi della politica econo-
mica dell
Europa. Negli ulti-
mi 20 anni ci siamo illusi che i
servizi potessero stare in pie-
di grazie alle gambe dei cine-
si, dei filippini e degli africa-
ni. Che da noi si fa solo produ-
zione di lusso iper digitale
mentre lo sforzo analogico
poteva tranquillamente esse-
re delocalizzato, allungando
la catena della logistica ogni
anno di più. In questo modo
siamo arri vati a comprare
u nauto tedesca fatta al 70%
allestero con componenti
basiche quasi tutte importa-
te. La globalizzazione spinta
si basa su trasporti e shipping
che pr evedono ingranaggi
sempre perfetti. Si bloccano
20 porti nel mondo? Tutto si
i n go l f a .

È successo con gli scali ci-
nesi fermi per via del Covid o
semplicemente con la scusa
del virus. A maggior ragione
con la guerra in corso. La Rus-
sia, inoltre, fornisce il 14% dei
marittimi. Adesso chi li sosti-
tuirà sulle navi con bandiera
occidentale? Sono tutti inter-
rogativi da porsi. Non solo
prima di andare in guerra ma
soprattutto per evitare di fi-
nire in una situazione di po-
vertà. Si sta abbattendo sul-
lEuropa e sullItalia uno choc
sul lato dell
offerta e proprio
nel peggiore dei momenti.

Cioè quando le banche
centrali occidentali stanno
avviando la normalizzazione
delle politiche monetarie.
Tradotto: o la Bce cambia idea
sulla stretta e quindi causa
crolli di Borsa e spostamenti
della liquidità. Oppure li n-
flazione schizzerà ancora di
più, a prendo a fortissime
perdite dei capitali reali e alla
fame per il reddito fisso. Per
tutti quei lavoratori dipen -
denti che vedranno le loro
spese triplicarsi e lo stipen-
dio rimanere immobile non
sarà facile affrontare i prossi-
mi mesi.
Certo, linflazione alla fine
pareggia le politiche moneta-
rie, ma lascerà una lunga scia
di disoccupati e di attività a
gambe allaria. Se la guerra
durerà a lungo è il caso di pre-
pararsi. Purtroppo per noi
sarà più dura perché dovre-
mo pure sorbirci la retorica
socialdemocratica della de -
crescita felice, del consuma-
re meno per fare un favore
alle generazioni future e al-
lambiente. Certo, lecologia è
importante ma solo le nazio-
ni ricche possono permetter-
sela. Quella povere, no. E lIta-
lia deve capire da che parte
stare. Aprire gli occhi e uscire
dall
illusione di unEuropa di
ricchezza. La guerra non può
essere la scusa per coprire i
buchi e gli errori. Debito pub-
blico alle stelle, welfare or-
mai insostenibile e una capa-
cità di produrre Pil sempre
più bassa.
Quando i vertici Ue imma-
ginano di mettere sul merca-
to eurobond per pagare gli
extra costi energetici, ri -
schiano di aggiungere benzi-
na sul fuoco. Gli eurobond so-
no altre tasse e questo conti-
nente non è più in grado di
sostenerle. LAsia e gli Usa so-
no consa pevoli della nostra
debolezza e della vecchiaia
dei nostri modelli. La spacca-
tura e il ritorno alle logiche
della guerra fredda non can-
celleranno i problemi. LIta-
lia però ha un solo e grande
vantaggio. È una penisola da
cui passano i dati di internet,
le navi e numerose opportu-
nità. Forse è il caso che co-
minci di più a guardare a Sud
e cercare di riprendersi spazi
e luoghi di crescita. Bisogna
però essere sinceri e dire che
tutto ciò avrà un enorme co-
sto. Altro che abbassare di un
grado i termosifoni.

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