Petrolio sotto i riflettori dopo il
blocco delle importazioni dalla
Russia decretato ieri dalla Casa
Bianca, che si estende anche a car-
bone e gas liquefatto: una decisio-
ne che è stata subito emulata dalla
Gran Bretagna (sia pure limitata-
mente al greggio e con maggiore
gradualità) ma almeno per ora non
dai Paesi europei, che dipendono
da Mosca per un quarto delle for-
niture petrolifere. Gli Usa tra greg-
gio e prodotti raffinati hanno in-
vece acquistato meno di 700mila
barili al giorno dalla Russia l’anno
scorso, pari all’8% delle importa-
zioni totali. L’annuncio ha inizial-
mente spinto il Brent sopra 132
dollari al barile, ma poi le quota-
zioni hanno ripiegato sotto 128
dollari, in rialzo di circa il 4% ri-
spetto all’ultima seduta. Ancora in
tensione ma sotto i massimi anche
i prezzi delle altre materie prime,
con l’eccezione del nickel volato
oltre 100mila dollari per tonnella-
ta e sospeso dalle contrattazioni al
Lme (si veda il pezzo a fianco). Il
gas a fine giornata scambiava in-
torno a 200 euro per Megawattora,
il grano a Parigi ha chiuso la sedu-
ta sotto 400 euro per tonnellata.
Il petrolio minaccia comunque
di proseguire la marcia di avvicina-
mento ai record del 2008, spinto
dalla mossa degli Usa: lo stesso
presidente Joe Biden ha avvertito
che i prezzi (anche della benzi-
na) potrebbero salire ulteriormen-
te nelle prossime settimane. Ma il
fine giustifica i mezzi: «Colpendo la
maggiore arteria dell’economia
russa, il popolo americano darà un
altro potente colpo alla macchina
da guerra di Putin», ha detto il pre-
sidente, che è riuscito a portare
Londra dalla sua parte.
Sempre ieri il Governo britanni-
co ha infatti annunciato a sua volta
un progressivo smarcamento dalle
forniture di Mosca entro la fine de
2022. Intanto anche Shell e Bp, do-
po TotalEnergies, si sono impe-
gnate a non comprare più petrolio
russo sul mercato spot e a non rin-
novare i contratti di fornitura in
essere. Un quadro che ha spinto
Goldman Sachs a ritoccare di nuo-
vo verso l’alto le previsioni per
l’anno in corso, con il prezzo del
Brent atteso ora a 135 dollari per
barile (dai 98 iniziali). Rimane cau-
ta, per quanto riguarda il blocco
delle forniture energetiche dalla
Russia, la posizione degli altri Stati
europei e in particolare della Gemania. «Tutti i nostri passi –ha
spiegato il cancelliere Olaf Scholz
– sono studiati per colpire dura-
mente la Russia in modo sosteni-
bile nel lungo termine. Al momen-
to le forniture di energia all’Euro-
pa, per il riscaldamento, la mobili-
tà, la generazione elettrica e
l’industria, non possono essere ga-
rantite in nessun altro modo». Il
gas ha raggiunto un record storico
di 345 euro al Megawattora lunedì
e anche ieri si è spinto in mattinata
a sfiorare quota 300 euro, dopo che
il vicepremier russo Alexander No-
vak ha minacciato «conseguenze
catastrofiche» in caso di embargo
alle forniture da Mosca: «Avrem-
mo ogni diritto di prendere deci-
sioni speculari e imporre un em-
bargo al gas che passa nel Nord
Stream 1». Quanto al petrolio, il
prezzo potrebbe superare 300 dol-
lari al barile secondo Novak.
E una prima ritorsione sembra
essere già arrivata in serata: il pre-
sidente Vladimir Puntin, riferisce
l’agenzia Interfax, ha firmato un
decreto per modificare le regole
sulle esportazioni dal Paese di ma-
terie prime e le importazioni di al-
cuni beni. Il decreto è valido fino al
31 dicembre 2022.
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