STUPIDA RAZZA

giovedì 10 marzo 2022

Lo shock energetico non colpirà i Paesi Ue allo stesso modo

 

I costi sono noti. La guerra in Ucrai-
na potrà portare interruzioni nelle
forniture di materie prime, prezzi
più alti, una maggiore incertezza.
Le sanzioni occidentali e le contro-
sanzioni russe potrebbero penaliz-
zare tutta l’Unione europea. Non è
detto però che tutti i Paesi saranno
colpiti allo stesso modo.
È una questione delicata, econo-
mica ma anche politica come ha
sottolineato il Jacques Delors Cen-
treinunostudio(«Sameshock,dif-
ferent effects») di Nils Redeker:
«Per essere sicuri che l’Europa resti
unita nei prossimi mesi, o forse an-
che anni, di fronte all’aggressione
della Russia sarà necessaria una
condivisione degli oneri».
Lo studio di Redeker individua
tre livelli: il primo è quello dei Paesi
orientaliecentrali,conmaggiorile-
gami con la Russia, i più colpiti; il
secondo comprende Germania e
Italia,enonsoloperleimportazioni
digas,maancheperleforniturealle
impresedell’automotive;ilterzo,un
po’ trasversale, è legato ai rincari:
alcuni paesi ad alta intensità di
energia potrebbero essere colpiti
duramente, così come - d’inverno
soprattutto - i più poveri.
Nel complesso, la Russia è - gas
a parte - un partner commerciale di
importanza minore per l’insieme
dellaUe.Contrerilevantieccezioni,
però: i Paesi baltici, non tanto per le
importazioni, quanto per le espor-
tazioni, soprattutto di macchinari e
tessuti. Alcuni settori, però, posso-
no soffrire più di altri: l’industria
del legno in Finlandia, e un po’ dap-
pertutto l’agricoltura, per i fertiliz-
zanti russi e bielorussi e i mangimi
ucraini, l’automotive per il palladio
delle marmitte catalitiche, e in ge-
nerali tutte le produzioni che usano
alluminio e nickel.
Il vero problema resta in ogni caso
l’energia: gas, ma anche petrolio e
carbone, le cui importazioni - con-
trointuivamente - sono aumentate
dopo la crisi della Crimea nel 2014.
Le cifre dell’import non bastano a
definire chi è più esposto. Lettonia,
Lituania, Cechia, Ungheria impor-
tano quasi il 100% di gas dalla Rus-
sia, ma è il sistema energetico un-
gherese che dipende più pesante-
mente dal gas. L’Italia importa da
Mosca una quota sul totale consu-
mato inferiore a quella tedesca, ma
il suo sistema produttivo dipende dal gas per il 40%, quello tedesco
per il 26% circa. La Spagna importa
una quota del 50% dalla Russia, ma
il suo sistema ne dipende per l’8%
circa e, soprattutto, i suoi porti pos-
so facilmente sostituire il gas russo
con quello liquefatto al punto che
potrebbe esportarne, se i gasdotti
fossero sufficienti. Molto dipende
anche,continuailDelorsCentrean-
chedaiconsumiedall’assorbimen-
todigasdelsistemaproduttivo,che
vede per esempio il Belgio tra i pri-
mi posti (e quindi tra i più colpiti).
Cosaaccadrebbeallora,seirubi-
netti russi chiudessero del tutto? La
risposta viene da uno studio del
think tank Bruegel («Can Europe
survive painlessly without Russian
gas?») che ha elaborato tre scenari:
quello di forniture contrattuali, si-
mili a quelle del 2021 (lo scenario
ancoraoggipiùprobabile),quellodi
importazioni limitate, e il worst ca-
se scenario, la chiusura totale. Mol-
to dipende da due fattori: le tempe-
rature, nel prossimo inverno, e la
disponibilità di gas liquefatto, a cui
l’Europa ha già fatto ampio ricorso
in queste settimane (con l’aiuto de-
gli Usa). In teoria la Ue ha una capa-
cità di importare gas per almeno
1.800 Terawattora, contro i 1.700
venduti dalla Russia, senza contare
la capacità della Gran Bretagna di
importare ed esportare nella Ue al-
tri 400 Twh. Le cose non sono però
così semplici. Il gas non riesce a
viaggiarefacilmentedaunpaeseal-
l’altro per i limiti posti dai gasdotti,
dalla stessa qualità del gas. Altri
vincoli sono posti dall’inevitabile
rialzo dei prezzi, e dai rapporti geo-
politici con i paesi asiatici, oggi i più
grandi acquirenti di gas liquefatto.
L’altra strada è allora la riduzio-
ne della domanda: nel breve termi-
ne si può immaginare la conversio-
ne delle centrali verso il petrolio, il
rinvio della chiusura delle centrali
atomiche tedesche, l’accelerazione
della costruzione di impianti solari.
Non basta, però, secondo Bruegel,
e in tempi stretti la domanda di gas
da parte dell’industria può essere
ridotta solo tagliando la produzio-
ne, come alcune aziende hanno già
fatto, o chiudendo le fabbriche.
Leggi d’emergenza potrebbero ri-
durre riscaldamenti al lavoro o in
casa, altre potrebbero incentivare
interventi di risparmio di energia: il
75% degli edifici è energeticamente
inefficiente. «Sopravvivere» non
saràquindiimpossibile,manonsa-
rà semplice.

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