STUPIDA RAZZA

mercoledì 9 marzo 2022

Fed e guerra spingono la fuga del dollaro L’euro scende sotto la parità con il franco

 

Da una parte l’andamento di breve periodo; dall’altra l’arco temporale di più lunga durata. È la distinzione che deve farsi per comprendere la complessa dinamica dei cambi valutari. In tal senso, ieri, l’euro verso dollaro è calato fino a 1,08 per poi riprendersi un po’. Come mai? Le motivazioni sono diverse. In generale, tuttavia, possono sottolinearsene tre, che differiscono, per l’appunto, rispetto al breve o medio periodo. La prima, dal respiro temporale limitato, è legata a una notizia, diffusa nella nottata di domenica. Vale a dire: Washington vorrebbe vietare, convincendo gli alleati europei a fare lo stesso, le esportazioni di petrolio dalla Russia. «Si tratta di una news -spiega Gian Marco Salcioli, strategist di Assiom Forex - che ha fatto balzare ulteriormente all’insù le quotazioni dell’oro nero». Se la proposta si concretizzasse, le probabilità che l’Europa finisca in stagflazione aumentano ancora di più. «Con il che la Bce», è il pensiero dei mercati, «sarebbe indotta a rinviare la sua exit strategy dalle politiche monetarie espansive». Di conseguenza la differenza dei tassi tra Usa ed Europa aumenterebbe ulteriormente con «il dollaro che ne trae beneficio». Sennonché, in una giornata comunque ad alta volatilità, le quotazioni della divisa unica verso il biglietto verde si sono riprese anche grazie all’intervento della voce di Berlino. Il cancelliere Olaf Scholz ha definito le importazioni di energia russa «essenziali» per l’Europa. Così facendo l’ipotesi di sanzioni sul greggio chieste dagli Usa sono state (almeno temporaneamente) allontanate e l’euro ha un po’ respirato. Ma non è solo questione di ragionamenti strettamente macroeconomici. Il secondo fattore, sempre di breve (anzi brevissimo periodo), è la ricerca, soprattutto psicologica, di porti sicuri. Nel momento in cui la situazione è sembrata peggiorare, in scia alla stessa notizia sul possibile stop al petrolio di Mosca, gli investitori, da una parte; sono stati presi dal panic selling; e, dall’altra, hanno cercato il più tipico dei safe haven. Cioè: il franco svizzero. In un simile contesto l’euro è andato, momentaneamente, al di sotto della parità con la valuta elvetica, arrivando a quota 0,99. La divisa dell’eurozona, tuttavia, si è poi ripresa e, addirittura, in serata viaggiava in rialzo rispetto all’apertura. Come mai? Perché, proprio in ottica di breve periodo, il “news flows” - insieme al probabile intervento sul mercato della banca centrale svizzera - è parso più rassicurante. Non solo a seguito delle indicazioni di Berlino ma anche, e soprattutto, in scia alla notizia che, con l’intermediazione della Turchia, dovrebbe esserci un incontro tra il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov e l’omologo ucraino Dmytro Kuleba. Fin qui alcune considerazioni sul breve periodo. Non va, però, dimenticato che la discesa dell’euro è iniziata ben prima dello scoppio della guerra. Negli ultimi dodici mesi, la divisa europea è crollata dall’area intorno a 1,22 (maggio 2021) a, per l’appunto, il dato vicino alla parità di oggi. Qui il key driver, di più lungo periodo, consiste essenzialmente nel differenziale dei tassi. La Fed da tempo è vista con maggiore certezza intervenire sul fronte della stretta monetaria. L’atteso ritocco dei Fed funds ha creato appetito per gli asset denominati in dollari e questo spinge flussi di denaro verso gli Stati Uniti, dando sostegno al biglietto verde. Quella valuta Usa peraltro che, a causa dell’accennata riduzione della massa monetaria in America, riceve un’ulteriore spinta al rialzo (il dollar index ieri ha superato quota 99). La forza del dollaro tuttavia, mentre il rublo nell’ultima seduta ha toccato nuovi minimi storici (ne servono più di 150 per un biglietto verde), non è contro tutti. Il renminbi cinese infatti, (seppure ieri sia un po’ sceso) negli ultimi sei mesi si è rafforzato rispetto alla divisa americana . Questa è passata da 6,45 a quota 6,32. «La Cina -spiega Antonio Cesarano, chief strategist di Intermonte Sim - vuole la valuta forte per contrastare l’inflazione importata». Non solo. Pechino, evidentemente, punta anche a fare vedere alla Russia che difende le riserve di Mosca depositate presso di lei.

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