Bastano quat-
tro numeri per
capire che l’Ita-
lia vi ve un ’eco-
nomia di guerra,
e purtroppo so -
no cifre tutte negative. All’o-
rizzonte si profilano la stag-
flazione (alta inflazione, con-
sumi in diminuzione), che è la
peggiore patologia economi -
ca, e una tentazione «autar-
chica» in Europa. Standard &
poor’s ha rivisto il global ra-
ting, l’Eurozona perde l’1,2%
rispetto alle prime previsioni
e si ferma al 3,2.
Il secondo dato: la produ-
zione industriale italiana a
gennaio (non c’erano ancora
gli effetti dell’invasione del -
l’Ucraina) è calata del 3,4% ri-
spetto al mese precedente. Si
riteneva che dopo il calo di di-
cembre dell’1,1% ci sarebbe
stato un recupero. Se si con-
fronta il risultato con l’ultimo
mese prepandemico, febbraio
2020, si vede che siamo sotto
dell’1 ,9 % .
Il terzo dato lo ha comuni-
cato l’ Istat, che però dice di
non sapere esattamente come
stanno le cose: il Pil potrebbe
contrarsi dello 0,7% rispetto
alle stime. È sicuramente
sballata la previsione che il
ministro dell’economia D a-
niele Franco ha scritto nella
Nadef, che prevedeva una cre-
scita del Pil al 4,7% a fine anno.
I conti dovranno essere tutti
rifatti. Più pessimistica la sti-
ma di Confcommercio: Pil in
crescita del 3,5% perché i con-
sumi sono in forte contrazio-
ne. Neppure alla fine di que-
s t’anno recupereremo il livel-
lo economico del 2019.
Eurostat infine «legge» l’in-
flazione a febbraio al 5,8% nel-
l’Eurozona e al 6,1% in Italia. A
spingere in alto i prezzi sono
la bolletta energetica fuori
controllo e il costo delle mate-
rie prime. Il ministro per lo
sviluppo economico Giancar-
lo Giorgetti (Lega) ha dato un
primo segnale; mettere dazi e
subordinare ad autorizzazio-
ne l’esportazione di materie
prime che possono servire ai
nostri comparti produttivi:
dai rottami di ferro al rame,
da ll’argilla al nichel fino ai
prodotti per l’agricoltura .
Non solo, il Mise ha anche
aperto una sorta di sportello
reclami per conoscere le diffi-
coltà delle imprese che espor-
tano in Russia e Ucraina e cer-
care di aiutarle.
Il presidente della regione
Marche, Francesco Acquaro-
li, gli ha già scritto e si è rivolto
anche aMario Draghi e a Mas-
similiano Fedriga, presidente
della conferenza delle Regioni
oltreché del Friuli Venezia
Giulia per dire: «È scoppiata
u n’emergenza gravissima: i
rincari di energia e materie
prime e le sanzioni alla Russia
rischiano di far saltare il siste-
ma economico.» Le Marche
accusano pesantissime perdi-
te nel distretto calzaturiero
perché il fatturato russo vale
l’80% dell’export e vi sono al-
meno cento imprenditori con
stabilimenti a Mosca che han-
no già perso tutto. Lo stesso
vale per il distretto del mobile
e della moda.
L’iniziativa di Acquarol i
anticipa quella di almeno altri
sei presidenti di regione
(Abruzzo, Lombardia, Vene-
to, Umbria, Puglia e Toscana)
pronti a chiedere sostegni: in
ballo ci sono circa 8 miliardi di
export (tra Russia e Ucraina) e
non meno di 80.000 posti di
lavoro. In crisi nerissima sono
agricoltura e agroalimentare.
Il sottosegretario Gian Marco
Centinaio(Lega) ha raccolto le
istanze delle regioni che chie-
dono l’azzeramento della Pac.
Il tema è la mancata produzio-
ne di cereali. Le stalle italiane
ormai hanno mangime al
massimo per altri 20 giorni,
dopo cominceranno gli abbat-
timenti degli animali. I pesca-
tori non vanno in mare perché
non riescono a stare nei costi
col gasolio più che triplicato;
questo ci farà diventare total-
mente dipendenti dalle im -
portazioni arrivando a oltre
un milione e mezzo di tonnel-
late per un esborso estero pari
a 8,5 miliardi.
Emerge con prepotenza il
tema dell’autosufficienza ali -
mentare. Ieri il presidente di
Federalimentare Ivano Va-
c o n d io, presentando la nuova
edizione di Cibus (Parma, 3-6
maggio), ha detto: «Quella del-
l’Italia che può fare da sola è
una bufala. Come non c’è pos-
sibilità di fare fronte al fabbi-
sogno energetico, così non c’è
per gli alimentari. Come si sa
io opero nei cereali; ormai i
prezzi non li guardo più nem-
meno, cerco solo di trovare del
grano da macinare. Ma il ri -
schio vero è che salti il sistema
dell’agroalimentare perché le
imprese non riescono a scari-
care i costi sui prezzi finali».
Oggi se ne parla al Mipaf al
tavolo del grano, ma non c’è
molto da fare. Dopo l’Unghe-
ria (ci dà il 30% del frumento)
ha bloccato l’esportazione an-
che la Serbia (vale il 10%). Tra
un mese non avremo più fari-
na. Compensare con la produ-
zione nazionale è impossibile
anche perché il frumento è già
stato seminato. C’è però il ri -
schio - paventato da Alleanza
cooperative - che per soddi -
sfare la richiesta di mangimi e
oli vegetali i nostri agricoltori
piantino mais, soia, girasoli
che hanno prezzi in aumento
del 25% al posto dei pomodori
da industria. Questo paraliz-
zerebbe una filiera che vale 3,7
miliardi (1,9 dall’export ) .
Inoltre l’appello all’aut o-
sufficienza energetica induce
gli agricoltori a produrre bio-
masse aggravando ulterior-
mente costi e dipendenza ali-
mentare mentre in Europa si
fa strada la tendenza all’au-
tarchia. Questa è l’economia
di gu erra che diventa guerra
e c o n o m ica.
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