Mosca sempre più isolata dopo la decisione degli Stati Uniti di chiudere lo spazio aereo ai vettori russi allineandosi a quanto già fatto dall’Europa e dal Canada nei giorni scorsi. La decisione annunciata dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden martedì è diventata efficace da ieri, ma non ha trovato impreparate le compagnie americane. Le quali avevano già iniziato ad interrompere i collegamenti con la Russia a seguito di un «alert» della Federal Aviation Administration della scorsa settimana che aveva invitato i vettori americani ad evitare non solo il sorvolo dell’Ucraina, ma anche della Bielorussia e parte della Russia, aree diventate pericolose dopo lo scoppio del conflitto. Molte compagnie Usa si erano già adeguate al nuovo scenario, l’unica a continuare i collegamenti, fino a ieri, era United. Per molti osservatori questo scenario è un ritorno alla guerra fredda quando sorvolare la rotta transiberiana era proibito. I collegamenti dall’Europa verso est diventano così più lunghi e costosi, dovendo allungare il percorso verso sud in direzione del Kazakistan. Colpisce più il trasporto cargo rispetto a quello passeggeri essendo quest’ultimo ancora limitato dalle restrizioni dovute al Covid, vedi Cina e Hong Kong. Ancora una volta a pagare le conseguenze sono le catene di approvvigionamento globali che devono affrontare ulteriori interruzioni con ricadute inevitabili sui costi dei trasporti e sull’inflazione: secondo la IATA, l’associazione internazionale delle compagnie aeree, le tariffe del trasporto aereo di merci a dicembre erano superiori del 150% rispetto ai livelli del 2019, ovvero prima del Covid, livelli destinati ad aumentare in questo nuovo scenario. Durante la pandemia il settore cargo è esploso con la domanda salita del 6,9% nel 2021, sempre secondo la IATA, a causa della congestione creatasi nel trasporto via mare. Oggi lo scenario è cambiato e i collegamenti verso alcune destinazioni dell’Asia settentrionale come Giappone, Corea del Sud e Cina sono diventati particolarmente problematici dal momento che il blocco dello spazio aereo impedisce ai vettori europei di sorvolare la Siberia. Meno colpite dalle restrizioni le rotte cargo tra Asia e Nord America via Anchorage, in Alaska, diventato hub cargo e punto di scalo. Allo scenario globale del trasporto aereo si aggiunge quello della manutenzione dei velivoli nelle flotte delle compagnie russe, a cominciare da Aeroflot e dalle sue controllate: il consorzio europeo Airbus e il produttore americano Boeing hanno fatto sapere di sospendere ogni operazione manutentiva in Russia a cui si aggiunge la sostituzione dei pezzi di ricambio degli aerei. Incerto il futuro della collaborazione con Boeing per l’aereo cargo Antonov An-124 operato dalla compagnia russa Volga-Dnepr. Airbus che a Mosca ha un centro di manutenzione, ha sospeso tutte le operazioni: gli aerei con il brand Boeing sono 332 e 304 quelli Airbus, insieme rappresentano circa due terzi della flotta russa.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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