L’inflazione elevata (nel 2022 il tasso medio balza al 3,2%) e la nuova ondata della pandemia Covid non scombussolano i piani della Bce: la ripresa nell’Eurozona prosegue - ha detto la presidente Lagarde - e anzi accelererà nel 2022 dopo il rallentamento di questi mesi, ma la flessibilità della politica monetaria resterà uno strumento per prevenire nuove minacce all’economia. Come da attese, la Banca centrale europea ha deciso ieri «a larga maggioranza» di lasciare invariati i tassi di interesse e la forward guidance, annunciando la fine degli acquisti nettdel programma pandemico il 31 marzo 2022; resta la flessibilità di una riattivazione degli acquisti netti in caso di peggioramento, e contestualmente viene allungato almeno fino al 2024 l’orizzonte temporale dei reinvestimenti del programma Pepp. La Bce ha poi reso noto che al termine del piano pandemico ci sarà un aumento temporaneo degli acquisti di asset con il preesistente programma App nel secondo e terzo trimestre 2022, per una dote aggiuntiva di 90 miliardi (rispetto ai 150-200 milioni attesi dal mercato).La fine degli acquisti di titoli del programma pandemico Pepp nel marzo 2022, preannunciata e confermata ieri dalla Bce, non coinciderà con la fine dell’accomodamento monetario e nè tantomeno metterà fine a quegli interventi «flessibili» che evitano la frammentazione del mercato in pandemia, contrastano «le disfunzioni nella trasmissione della politica monetaria» e dunque impediscono l’allargamento eccessivo degli spread dei Paesi più indebitati. Il Consiglio direttivo della Bce ha stabilito ieri, con una decisione «molto importante» per la presidente Christine Lagarde, di mantenere la «flessibilità nella configurazione e nella conduzione degli acquisti» del Pepp, trasferendo questa libertà di azione al reinvestimento del capitale rimborsato sui titoli in scadenza. Il reinvestimento diventa così «in condizioni di tensione» il nuovo strumento anti-spread. La Bce ha anche deciso di estendere di un anno i reinvestimenti del Pepp «almeno sino alla fine del 2024»: allungando la portata di questo nuovo scudo. La fine degli acquisti netti del Pepp, sostenuta da una ripresa economica «forte» e dall’inflazione più vicina al target di medio termine del 2% (che però «non è ancora stato centrato»), è stata controbilanciata ieri da un ulteriore allentamento, in un mix di «aumento con declino», come l’ha definito Christine Lagarde in conferenza stampa. Mentre gli acquisti netti del Pepp saranno ulteriormente ridotti nel primo trimestre 2022 rispetto al trimestre precedente, gli acquisti netti del programma standard App aumenteranno dagli attuali 20 miliardi mensili a 40 miliardi nel secondo trimestre dell’anno prossimo,(TOGLI DA UNA PARTE E METTI DALL'ALTRA !) per poi tornare a calare a 30 miliardi nel terzo trimestre, e 20 dall’ottobre 2022. In quanto alla durata dell’App, nessun ritocco: il programma resta open-ended, senza fine prestabilita perché non c’è certezza sul prossimo rialzo dei tassi. Per via dell’elevata incertezza sull’andamento della pandemia (a causa di Omicron e nuove restrizioni), e dell’inflazione (dovuta soprattutto all’impennata dei prezzi dell’energia che pesa fino a due terzi sull’inflazione), la Bce promette una «riduzione graduale»(MOLTO GRADUALE !) del ritmo degli acquisti di attività, una transizione nè «brutale» nè «dolorosa», ha rimarcato Lagarde. I titoli di Stato greci, per esempio, continueranno ad essere acquistati nell’ambito del Pepp oltre all’ammontare dei reinvestimenti, tramite la nuova flessibilità del reinvestimento di tutti i titoli. Il fatto che la Grecia sia stata citata nelle decisioni di politica monetaria del Consiglio direttivo, ieri, è un esempio di come la Bce intende intervenire, dunque per qualsiasi Paese che mette a rischio con la frammentazione la trasmissione della politica monetaria. La Bce si è spinta oltre, promettendo di riattivare gli acquisti netti del Pepp «se necessario, per contrastare gli shock negativi connessi alla pandemia». La forward guidance e le TLTRO III per contro sono rimaste invariate. Un complesso pacchetto di interventi che è stato votato da «una maggioranza molto grande e larga» del Consiglio direttivo. La Bce, ha ribadito Lagarde, prende le sue decisioni basandosi sui dati. E ieri lo ha fatto sulle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema: Pil dell’area dell’euro +5,1% nel 2021, +4,2% nel 2022 (rivisto al ribasso), +2,9% nel 2023 (rivisto al rialzo) e 1,6% nel 2024. Le proiezioni sull’inflazione sono risultate «notevolmente più alte» rispetto a quelle di settembre: 2,6% nel 2021, 3,2% nel 2022 e 1,8% nel 2023 e 2024. «L’1,8% non è il 2%», ha messo in chiaro Lagarde, tornando a ripetere che «nel contesto delle circostanze attuali, è altamente improbabile che i tassi saliranno nel 2022». Ma la Bce resta pronta ad adeguare la politica monetaria e i suoi strumenti sui prossimi dati, «trimestre dopo trimestre». Ed è proprio in base ai prossimi dati, relativi a inflazione, crescita, colli di bottiglia, fiducia di consumatori e imprese, trattative salariali, occupazione e pandemia, che la Bce si tiene pronta per prendere le prossime decisioni. Una di queste riguarderà le operazioni di rifinanziamento mirate TLTRO III, la cui liquidità comunque verrà mantenuta a lungo nel sistema, fino al dicembre 2024. Una data, questa, che non a caso coincide con la nuova durata del reinvestimento del Pepp. La Bce ha dunque tempo per decidere come vorrà evitare una transizione brutale anche per le TLTRO: ieri ha solo confermato che il tasso a -1% delle condizioni più vantaggiose cesserà nel giugno 2022 come previsto.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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