STUPIDA RAZZA

domenica 19 dicembre 2021

Inflazione, contagi e la grande incertezza delle Banche centrali

 

D ifficile fare il banchiere centrale in questo periodo. Ad esempio, la Bank of England a novembre ha rimandato un atteso aumento dei tassi per l’indebolimento della ripresa, mentre li ha marginalmente aumentati ieri, nonostante la nuova ondata di contagi.(GRANDE CAZZATA !) Sembra paradossale, ma non lo è, se si pensa che il Covid-19 è in realtà alla base di molte delle restrizioni all’offerta da cui scaturisce inflazione.(DI CONSEGUENZA DEFLAZIONE DA DEBITI !) Come emerge anche dall’ultimo Rapporto di Previsione Prometeia, presentato oggi, le dinamiche di inflazione, pur presentando rilevanti differenze geografiche a livello globale, continuano a sorprendere al rialzo, rendendo il compito degli istituti centrali estremamente complicato a ogni latitudine. Jerome Powell, governatore della Fed, lo ha detto chiaramente: la pandemia rischia di essere inflazionistica,(SEMMAI IL CONTRARIO !) perché limita l’offerta di lavoro e crea problemi alle catene produttive internazionali (in Cina dove ci sono focolai non si va tanto per il leggero e si chiude tutto). Ma certo la situazione della domanda è molto più vivace negli Usa che nel Regno Unito. Come aveva avvertito Larry Summers, ex Segretario del Tesoro all’epoca di Bill Clinton, gli stimoli fiscali tra la fine del 2020 (quindi ancora sotto l’amministrazione Trump) e all’inizio del 2021 (Biden), pari a quasi al 15% del Pil, non potevano che stimolare la domanda in modo eccessivo e creare inflazione. Quello che forse Summers non aveva previsto, e che ha poi esacerbato la situazione, è stato l’effetto restrittivo sull’offerta (in particolare di lavoro) dovuto al Covid-19. Non solo, nel caso americano a pesare sono anche gli equilibri politici. Negli Stati Uniti l’inflazione sta diventando un’arma che i Repubblicani stanno usando per fermare i piani di spesa dell’Amministrazione Biden e non si può escludere che il presidente, nel rinnovare il mandato a Powell, gli abbia dato la chiara indicazione di tenere assolutamente l’inflazione sotto controllo. Quindi non sorprende che, con un’inflazione a novembre al 7% (in media d’anno la nostra previsione indica un livello superiore al 4,5% sia per il 2021 che per il 2022), la Fed mercoledì abbia deciso di ridurre gli acquisti più velocemente di quanto avesse annunciato a novembre e di terminarli non a giugno dell’anno prossimo, ma a marzo. Anche l’inflazione europea è al di sopra dell’obiettivo della Bce (4,9% a novembre; la previsione Prometeia è 2,5% e 2,4% rispettivamente nel 2021 e 2022). E, anche in questo caso, la politica conta. Da quando è scoppiata la pandemia, a Francoforte hanno aumentato significativamente gli acquisti di titoli sul mercato, al punto da finanziare integralmente, sia nel 2020 che nel 2021, il disavanzo fiscale dei Paesi dell’area (e più del disavanzo nel caso dell’Italia). Disavanzi che sono potuti crescere a dismisura grazie anche alla sospensione delle regole fiscali europee. Ora la presidente della Bce Christine Lagarde ha annunciato che il programma di acquisti pandemico (il Pandemic emergency purchase program, o Pepp) verrà terminato a marzo del prossimo anno, come previsto. Questa decisione sembra andare incontro alle preoccupazioni di alcuni membri del Consiglio direttivo, che ritengono che la Bce stia dando un supporto eccessivo alla politica fiscale di alcuni Paesi dell’area. Ma con la variante Omicron in agguato, che nel giro di pochi giorni può costringere un Paese a introdurre notevoli restrizioni, può la politica monetaria incamminarsi serena verso la tanto attesa normalizzazione? Forse no.(NO,PUNTO !) E infatti, con abile mossa comunicativa, la Bce ieri ha confermato la fine del Pepp, ma allo stesso tempo ha aumentato “temporaneamente” l’Asset purchase programme (App),(TOGLI DA UNA PARTE E METTI DALL'ALTRA !) continuando quindi a fornire un notevole supporto all’economia dell’area e ai bilanci pubblici. In sintesi, la pandemia da un lato rischia di esacerbare quei vincoli di offerta che, in presenza di una domanda vivace,(MA DOVE ?) finiscono per aumentare l’inflazione. Dall’altro, costringe le banche centrali a essere caute nella normalizzazione, perché non possono rischiare di perdere la faccia,(L'HANNO GIA' PERSA !) annunciando restrizioni per poi fare subito dopo marcia indietro se la pandemia prende una brutta piega. In una situazione di tale incertezza, cercano di gestire il rischio e in qualche modo trasmettere fiducia a mercati e investitori. Ma non è facile, anche perché di fronte a vincoli di offerta (PERCHE' MANCA LA DOMANDA !) la politica monetaria può fare ben poco. Gli istituti centrali lo sanno, e si avviano sulla strada della normalizzazione con estrema cautela. Con tutta probabilità troppa cautela, almeno per ora.

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