STUPIDA RAZZA

mercoledì 8 dicembre 2021

Hanno azzoppato la corsa ai richiami

 

Chi si rifiuta di ricevere la somministrazione della terza dose, o prende tempo per prenotarsi anche dopo i cinque mesi dalla prima, verrà automaticamente etichettato come no vax? Le vie dei capri espiatori sono infinite. E ieri l’Huffington Postha già battezzato come popolo dei «no booster» quegli italiani che, concluso il primo ciclo vaccinale, sono «scettici» sul sottoporsi alla terza iniezione anti Covid nel giro di cinque mesi, oppure proprio non ne hanno intenzione e lo raccontano sui social network, creando anche dei gruppi su Facebook. Nessuna sorpresa. Lo scorso 27 novembre La Verità ave - va riportato in un articolo i risultati dell’indagine realizzata dal Centro di ricerca EngageMinds Hub dell’Un ive r s i tà Cattolica di Cremona: su un campione di 6.000 persone, sulla terza dose è dubbioso un italiano su tre (il 33%), mentre 1 su 10 si dichiara apertamente contrario e il 30% dichiara apertamente che il richiamo non sia necessario. Italiani che non possono essere considerati no vax, visto che hanno già ricevuto la doppia dose. Dai dati emerge che questa espressione di forte scetticismo rispetto all’ulteriore immunizzazione è un’in cli nazione omogenea nella popolazione, non si riscontrano infatti differenze tra sesso, fasce di età, provenienza geografica e titolo di studio (un fatto non frequente in questo tipo di rilevazioni). Ciò che impatta, aveva spiegato Guen da l in a Graffig na, direttrice dell’En - gageMinds Hub, è che chi risulta avere poca fiducia verso la scienza e il sistema sanitario è ancora meno propenso a vaccinarsi per la terza volta. «Gli individui che presentano uno stato di malessere psicologico e che percepiscono un rischio economico e di contagio», aveva aggiunto G raf f ig na, «sono maggiormente in accordo nel ritenere che la terza dose del vaccino non sia necessaria. Questo appare paradossale ma dal punto di vista psicologico è comprensibile: chi ha sofferto o sta soffrendo di più per via della pandemia appare anche psicologicamente più affaticato, stanco e meno resiliente. Si tratta probabilmente di chi ha nutrito le maggiori aspettative (irrealistiche) di trovare una soluzione definitiva e rapida per uscire dalla pandemia». Insomma: da una parte aspettative troppo irrealistiche della popolazione, dall’al - tra comunicazioni troppo seduttive e timorose che rappresentare sin da subito la probabilità di un richiamo avrebbe inficiato la motivazione a vaccinarci. Morale: ci sono 6,6 milioni di over 60 ritardatari, che potrebbero richiedere il richiamo ma non lo fanno, o se lo hanno fatto sono in attesa dopo l’apertura delle prenotazioni per le terze dosi a tutti, under 40 compresi. E tra gli over 80, solo il 57% del totale ha già ricevuto il booster, in base ai dati di lunedì sera. Questo scetticismo nei confronti del richiamo è stato, soprattutto nelle ultime settimane, in parte alimentato anche dai pasticci comunicativi degli esperti. A cominciare dalle promesse sul raggiungimento dell’immunità di gregge a settembre fatte anche dal coordinatore del Cts, Franco Locatelli. Lo stesso che poi, lo scorso 3 dicembre, ha definito una «possibilità concreta» quella di procedere con la quarta dose. Mentre c’è già chi prepara il terreno a richiami annuali. Per non parlare della circolare del ministero della Salute sui cinque mesi tra la seconda e terza dose, dai sei inizialmente consigliati. E alle perplessità si aggiungono i problemi logistici: c’è chi aveva prenotato l’appuntamento con il booster a 180 giorni e poi, quando al ministero hanno cambiato idea, ha tentato di riprogrammare anticipando di un mese e si è ritrovato con una nuova data a dopo Pasqua. Intanto, anche la narrazione sulla pandemia dei non vaccinati è andata in cortocircuito. Perché chi continua a invocare la caccia agli untori no vax (con il mantra «se ci richiudono è solo colpa loro»), già ora potrebbe ritrovarsi accanto qualcuno ancora più «vaccinato» di lui grazie alla terza d o s e. 

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