STUPIDA RAZZA

giovedì 16 dicembre 2021

La Bce pronta a compensare la fine del Qe pandemico

 

La lista degli strumenti da riesaminare ed eventualmente da «adeguare ove opportuno», al Consiglio direttivo della Bce che si riunisce il 16 dicembre, è lunga e alte sono le aspettative del mercato. Qualsiasi decisione, tuttavia, dipenderà prima di tutto dalle proiezioni macroeconomiche di dicembre sull’inflazione, calate in un contesto pandemico nuovamente molto incerto a causa della contagiosità della variante Omicron, dei singhiozzi della campagna vaccinale, dell’impennata dei contagi e del ritorno variegato delle restrizioni. Se l’inflazione si manterrà ben sotto il target a medio termine del 2% nel 2022 e 2023 (a settembre rispettivamente all’1,7% e all’1,5%) e anche nelle prime proiezioni 2024, anche se lo shock inflazionistico transitorio sopra il 2% dovesse rivelarsi più duraturo di quanto inizialmente previsto, la Bce potrà decidere il meno possibile e rimandare il più possibile. La Banca centrale europea sotto la guida della presidente Christine Lagarde è stata finora «paziente e persistente», dentro i margini di manovra ristretti dal limite inferiore. Ha evitato un inasprimento prematuro della politica monetaria e ha mantenuto le condizioni di finanziamento favorevoli: è prevedibile che il suo orientamento   resti paziente, per stringere gradualmente in linea con i progressi su Covid, crescita e inflazione e la fine della scarsità temporanea di materiali e materie prime. Al Consiglio direttivo prevarrà comunque la volontà di iniziare a fare chiarezza sulle prossime mosse della politica monetaria postpandemica. La decisione più certa, perché anticipata da Lagarde, è la conferma della fine del programma pandemico Pepp a marzo 2022. Da questa, ne seguirà un’altra: la «calibrazione degli acquisti obbligazionari» promessa dalla Bce, e dunque un travaso dal Pepp all’App, con aumento degli acquisti netti del programma standard che al momento viaggia a un ritmo di 20 miliardi al mese. Questo incremento è possibile con un ritocco all’insù dell’importo degli acquisti mensili (tra gli operatori prevale l’attesa da 20 a 40 miliardi) oppure una dotazione aggiuntiva con un “envelope” da utilizzarsi con flessibilità entro un dato periodo, senza il vincolo di dover centrare importi e rispettare vincoli e paletti su base mensile. Un’altra modifica in arrivo – ma non necessariamente già il 16 dicembre – sarà sulla durata dell’App. Questo programma è “open ended”, senza scadenza prefissata: dato che il prossimo rialzo dei tassi arriverà dopo la chiusura dell’App, la fine di questo programma non potrà rimanere aperta. Un altro strumento centrale per la politica monetaria della Bce che si avvia al suo termine naturale, e per il quale Lagarde ha promesso di evitare un effetto baratro (cioè un salto da tutto a niente), è la terza serie dei prestiti mirati TLTRO: l’ultima asta si chiude tra il 15 e il 22 dicembre. Queste speciali operazioni di rifinanziamento, concesse fino a -1%, hanno consentito alla Bce di contribuire a mantenere aperti i rubinetti del credito a condizioni favorevoli da parte di banche grandi, medie e piccole (assegnate per 2.200 miliardi), di far funzionare la cinghia di trasmissione della politica monetaria, e al tempo stesso di alimentare la profittabilità delle banche in un lungo periodo di tassi negativi e margini stretti. La Bce ha tempo, non deve decidere il 16 dicembre sul cosa fare dopo la fine delle TLTRO III (le migliori condizioni durano fino al giugno 2022). In quanto alla forward guidance, le «tre dimensioni» come le ha chiamate Lagarde resteranno invariate. Le indicazioni prospettiche declinano tre condizioni che devono avverarsi prima del primo rialzo dei tassi e questa impostazione non cambierà. La Bce al momento indica anche che i tassi di interesse di riferimento «si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali». Il termine della forward guidance “inferiori” potrebbe essere cancellato. Sarebbe una piccola, grande vittoria per Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank che parteciperà il 16 dicembre per l’ultima volta come membro del Consiglio direttivo della Bce. La decisione sul nuovo numero uno della Buba da parte del governo Scholz è imminente: il ministro delle Finanze Christian Lindner, considerato un falco fuori dagli schemi e più morbido di Wolfgang Schäuble, ha detto nella sua prima conferenza stampa da ministro che la nomina sarà proposta dal cancelliere Scholz ma sarà valutata dal Tesoro, e lui potrà dire la sua.

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