STUPIDA RAZZA

martedì 14 dicembre 2021

Quanto inquina un influencer?

 


prima di pubblicare

lennesima foto (superflua) su Instagram, pensate allimpatto ambientale di quel

click. PerchÈ magari non mangiate carne, vi muovete solo a

piedi o in bici, non toccate

una bottiglia di plastica da anni, ma se poi raccontate tutta

la vostra vita super ecologica

sui social, limpronta di Co2

che lasciate sulla Terra Ë comunque ben visibile.

La isobrietà digitalew Ë un

concetto molto caro a Roberto

Cingolani, che non perde occasione per ricordarlo, soprattutto quando parla con i più giovani. Ieri, durante un incontro

sul web con studenti delle

scuole superiori, il ministro

della Transizione ecologica Ë

tornato alla carica: ´Il digitale

produce il 4% della CO2 planetaria  ha spiegato o il traffico

aereo, per fare un confronto,

ne produce il 2%. E metà delle

emissioni inquinanti del digitale viene dalluso smodato dei

social. Insomma, tutte le nostre frenetiche attività su Facebook, Twitter, Instagram,

WhatsApp e simili, ogni anno

produrrebbero gas serra in

quantità simile a quella provocata da tutti i voli (passeggeri,

cargo, militari) che attraversano i cieli del mondo. In realtà,

non esistono stime certe, a livello globale, sullenergia direttamente consumata dallenorme calderone dei ´prodotti e servizi digitaliª. Il 4% citato da Cingolani parte probabilmente dal 3,7% indicato in un

rapporto di The Shift Project,

un think thank francese che

promuove la decarbonizzazione. Stima già vecchia, se pensiamo che lenergia consumata per usare tutte le apparecchiature digitali che sono sul

pianeta cresce al ritmo del 9%

annuo. In quel documento,

pubblicato nel marzo 2019, i

social network non vengono citati esplicitamente, mentre si

sottolinea come la visione di video online rappresenti la fetta

più grande del traffico internet mondiale (60%) e generi

300 milioni di tonnellate di

anidride carbonica allanno,

circa l1% delle emissioni globali. Questo perchÈ, oltre allenergia utilizzata dai dispositivi, cË quella consumata dai

server e dalle reti che distribuiscono i contenuti. iSporchiw

non solo perchÈ inquinano: la

pornografia rappresenta un

terzo del traffico di streaming

video, generando tanta anidride carbonica quanto il Belgio

in un anno. Il resto, ovviamente, Ë appannaggio di Youtube,

Netflix, Amazon Prime e di tutte le clip che condividiamo sui

social.

Loro, i social, si descrivono

ecologici. Ad esempio, Facebook (che controlla anche Instagram e WhatsApp) si Ë impegnata a raggiungere entro il

2030 il traguardo delle ´emissioni nette zeroª, cioË un bilanciamento perfetto tra la quantità di CO2 prodotta e quella rimossa dallatmosfera. Secondo lultimo rapporto sulla sostenibilità, pubblicato dal colosso fondato da Mark Zuckerberg, limpronta di carbonio

annuale di un utente Ë di 299

grammi di CO2(equivalente), quanto una tazza di tË. Poi

dipende dal tipo di utente, dai

post che pubblica: un video o

un album di foto pesano molto

di pi˘ di un testo scritto.

Lesempio pi˘ usato da Cingolani Ë invece quello dellinvio di una mail di 1 megabyte

che ´produce la stessa quantità di Co2 di una lampadina da

60 watt accesa per circa mezzoraª. Durante lincontro, il ministro Ë tornato anche sul delicato tema del nucleare, che ´al

99% entrerà nella tassonomia

europea, perchÈ Ë unenergia

verde, che non produce CO2,

quindi ci sarà la possibilità di

usarlo. In futuro, se in Italia si

decidesse di cambiare idea e

tornare sul nucleare, ´non farei centrali di prima o seconda

generazione  ha detto Cingolani,  ma sono convinto che vada studiata la nuova generazione di reattori piccoli e modulari. Comunque sappiate

che ogni singola ricerca su

Google può produrre fino a 10

grammi di emissioni di CO2. E

che sarà solo una delle 47 mila

ricerche processate ogni secondo in tutto il mondo. 

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