prima di pubblicare
lennesima foto (superflua) su Instagram, pensate allimpatto ambientale di quel
click. PerchÈ magari non mangiate carne, vi muovete solo a
piedi o in bici, non toccate
una bottiglia di plastica da anni, ma se poi raccontate tutta
la vostra vita super ecologica
sui social, limpronta di Co2
che lasciate sulla Terra Ë comunque ben visibile.
La isobrietà digitalew Ë un
concetto molto caro a Roberto
Cingolani, che non perde occasione per ricordarlo, soprattutto quando parla con i più giovani. Ieri, durante un incontro
sul web con studenti delle
scuole superiori, il ministro
della Transizione ecologica Ë
tornato alla carica: ´Il digitale
produce il 4% della CO2 planetaria ha spiegato o il traffico
aereo, per fare un confronto,
ne produce il 2%. E metà delle
emissioni inquinanti del digitale viene dalluso smodato dei
social. Insomma, tutte le nostre frenetiche attività su Facebook, Twitter, Instagram,
WhatsApp e simili, ogni anno
produrrebbero gas serra in
quantità simile a quella provocata da tutti i voli (passeggeri,
cargo, militari) che attraversano i cieli del mondo. In realtà,
non esistono stime certe, a livello globale, sullenergia direttamente consumata dallenorme calderone dei ´prodotti e servizi digitaliª. Il 4% citato da Cingolani parte probabilmente dal 3,7% indicato in un
rapporto di The Shift Project,
un think thank francese che
promuove la decarbonizzazione. Stima già vecchia, se pensiamo che lenergia consumata per usare tutte le apparecchiature digitali che sono sul
pianeta cresce al ritmo del 9%
annuo. In quel documento,
pubblicato nel marzo 2019, i
social network non vengono citati esplicitamente, mentre si
sottolinea come la visione di video online rappresenti la fetta
più grande del traffico internet mondiale (60%) e generi
300 milioni di tonnellate di
anidride carbonica allanno,
circa l1% delle emissioni globali. Questo perchÈ, oltre allenergia utilizzata dai dispositivi, cË quella consumata dai
server e dalle reti che distribuiscono i contenuti. iSporchiw
non solo perchÈ inquinano: la
pornografia rappresenta un
terzo del traffico di streaming
video, generando tanta anidride carbonica quanto il Belgio
in un anno. Il resto, ovviamente, Ë appannaggio di Youtube,
Netflix, Amazon Prime e di tutte le clip che condividiamo sui
social.
Loro, i social, si descrivono
ecologici. Ad esempio, Facebook (che controlla anche Instagram e WhatsApp) si Ë impegnata a raggiungere entro il
2030 il traguardo delle ´emissioni nette zeroª, cioË un bilanciamento perfetto tra la quantità di CO2 prodotta e quella rimossa dallatmosfera. Secondo lultimo rapporto sulla sostenibilità, pubblicato dal colosso fondato da Mark Zuckerberg, limpronta di carbonio
annuale di un utente Ë di 299
grammi di CO2(equivalente), quanto una tazza di tË. Poi
dipende dal tipo di utente, dai
post che pubblica: un video o
un album di foto pesano molto
di pi˘ di un testo scritto.
Lesempio pi˘ usato da Cingolani Ë invece quello dellinvio di una mail di 1 megabyte
che ´produce la stessa quantità di Co2 di una lampadina da
60 watt accesa per circa mezzoraª. Durante lincontro, il ministro Ë tornato anche sul delicato tema del nucleare, che ´al
99% entrerà nella tassonomia
europea, perchÈ Ë unenergia
verde, che non produce CO2,
quindi ci sarà la possibilità di
usarlo. In futuro, se in Italia si
decidesse di cambiare idea e
tornare sul nucleare, ´non farei centrali di prima o seconda
generazione ha detto Cingolani, ma sono convinto che vada studiata la nuova generazione di reattori piccoli e modulari. Comunque sappiate
che ogni singola ricerca su
Google può produrre fino a 10
grammi di emissioni di CO2. E
che sarà solo una delle 47 mila
ricerche processate ogni secondo in tutto il mondo.
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