L’Occidente punta alla sostitu-
zione dell’energia fossile con la
rinnovabile. È questa la strada
per la “crescita verde” che metterà
d’accordo economia e clima. Il Nobel
per la fisica Giorgio Parisi ha invece
dichiarato che la crescita economica
è in conflitto con la lotta al cambia-
mento climatico. Non è certo il solo a
criticare il tecnottimismo, l’idea che la
transizione ecologica è essenzialmente una transizione tecnologica.
Quanto è credibile la promessa delle
rinnovabili di liberarci dalla scelta
impossibile tra economia e clima? Per
convertire economie energivore bi-
sogna costruire un’infrastruttura
mastodontica e inquinante. Il pae-
saggio si popolerebbe di pale eoliche
e pannelli solari. Grandi porzioni di
campagna andrebbero destinate alla
produzione energetica. Inoltre la
transizione energetica richiede una
enorme quantità di minerali. È neces-
sario un aumento massiccio dell’uso
di metalli “tradizionali” e non, la cui
estrazione e lavorazione sono molto
inquinanti. Così come quella delle
terre rare, minerali indispensabili per
l’alta tecnologia a partire da quella
della transizione tecnologica.
Il pianeta è in grado di offrirci tutti
questi minerali? La produzione attuale
è una frazione insignificante di quella
necessaria a decarbonizzare un siste-
ma in cui l’80-90% dell’energia viene
dai combustibili fossili. Nel 2040 la
domanda di litio potrebbe essere cin-
quanta volte maggiore rispetto a oggi,
quella di cobalto e grafite trenta volte.
Strozzature nell’offerta di minerali sa-
ranno un grosso ostacolo. Uno ancora
più grosso è la geopolitica delle terre
rare. La maggior parte dei giacimenti
si trova in Cina, che produce quasi il
60% delle terre rare. Quindi l’Occiden-
te non può passare alle rinnovabili senza divenire dipendente dalla Cina.
La morale è che la sostenibilità non è
solo un problema tecnologico. Il pro-
blema è l’enorme scala della domanda
energetica, che le rinnovabili non pos-
sono soddisfare. Oltre a cambiare fonti
dobbiamo quindi ridurre i consumi
energetici. Parisi sostiene che possia-
mo farlo attraverso la riduzione della
crescita . Ma a differenza della transi-
zione tecnologica, la riduzione della
crescita implicherebbe un cambia-
mento sostanziale nelle società indu-
striali. Oltre a ridurre la crescita abbia-
mo bisogno di città diverse. Molte città
nordeuropee sono molto meno ener-
givore. Inoltre le “città dei 15 minuti”
riducono la domanda di mobilità.Dobbiamo anche cambiare la produ-
zione e distribuzione del cibo, dato che
agricoltura e allevamento sono un si-
stema per trasformare petrolio in cibo.
Sia la riforma delle città che quella ali-
mentare implicano sostanziali muta-
menti del modo di vivere.
La decarbonizzazione con le rin-
novabili richiede cambiamenti pro-
fondi nel modo in cui la società è or-
ganizzata. L’idea di alimentare con le
rinnovabili una civiltà energivora
come la nostra sbatterà contro pro-
blemi insolubili. A quel punto rimar-
rà solo il nucleare. Un esito parados-
sale per l’ecologismo, nato intorno
allo slogan No Nukes.
Nessun commento:
Posta un commento