Il denaro è informazione. Nelle sue
tre funzioni di unità di conto, mez-
zo di scambio e riserva di valore,
serve a comunicare, trasferire o ac-
cumulare informazione. È su que-
sta informazione che si stabilisce la fi-
ducia, risorsa essenziale per lo svolgi-
mento dell’attività economica. Ma in
quanto informazione preziosa, fon-
damentale nei sistemi di mercato e
nelle forme di accumulazione capita-
listica, il denaro è potere. Ebbene: la
digitalizzazione sta trasformando ra-
dicalmente il denaro e questo si tra-
duce in un enorme gioco di potere. In
questione ci sono dilemmi epocali per
la società e l’economia: la salvaguar-
dia della privacy, la lotta alla crimina-
lità, la correzione dell’inequaglianza.
Il Sole 24 Ore ne ha potuto parlare
con Eswar Prasad, economista che
insegna alla Cornell University, auto-
re di “The future of money” (Harvard
University Press, 2021). «La tecnolo-
gia del bitcoin è emersa proprio nel
periodo peggiore per il sistema ban-
cario occidentale, quando con la crisi
del 2008 la società riponeva pochissi-
ma fiducia nella finanza tradizionale»
ricorda Prasad: «Il regalo più grande
offerto dal bitcoin è la blockchain: un
generatore di fiducia fondato su un
sistema di trasparenza radicale: tutti
sono completamente informati su
qualsiasi scambio, sul momento in
cui avviene, sull’identità digitale di
chi lo opera; e questa informazione
non è centralizzata ma si trova in un
gran numero di computer distribuiti
sul pianeta». Il bitcoin non è una gran
soluzione come mezzo di scambio ed
è piuttosto speculativo come riserva
di valore, dice Prasad. La blockchain
resterà, magari migliorata dall’altra
grande criptovaluta, Ethereum, piat-
taforma che alimenta lo sviluppo de-
gli smart contract. L’idea di fondo di
queste criptovalute è quella di disin-
termediare il sistema monetario. Ma
a ogni disintermediazione corrispon-
de un tentativo di reintermediazione.
Le banche centrali - prima quella
cinese e poi probabilmente quella eu-
ropea - stanno studiando la loro ver-
sione di moneta digitale. Contando
sul loro capitale di fiducia, le banche
centrali possono fare a meno della
blockchain, con la possibilità di accu-
mulare informazioni sulle transazio-
ni e i loro autori in maniera centraliz-
zata. Finendo forse per decidere di
appaiare l'identità digitale a quella fi-
sica, per motivi, per esempio, di ordi-
ne pubblico. Infatti, la conoscenza dei
movimenti monetari potrebbe essere
decisiva per la lotta al crimine e per il
contrasto dell'evasione fiscale.
Infine, Facebook lavora alla sua
versione di moneta elettronica. Conta
su miliardi di utenti e su importanti
alleati. La qualità internazionale della
sua base di utenti potrebbe condurre
a risolvere un problema decisivo per
Prades, quello dei pagamenti fuori
dai confini. A loro volta, piattaforme
come Facebook accumulerebbero co-
sì una quantità di informazioni gi-
gantesca sugli utenti che già conosco-
no tanto bene. «In origine, la moneta
è stata introdotta da mercanti privati.
Successivamente sono entrati in gio-
co gli stati. E solo negli ultimi due se-
coli c'è stata l'evoluzione delle banche
centrali, che hanno monopolizzato la
gestione del denaro. Oggi si apre una
fase nuova di competizione. Come
economista penso che la competizione
sia positiva, purché porti benefici ai
consumatori e ai cittadini». Il che non
è scontato, in questo caso.
L'ipotesi ottimistica c'è: «Le mo-
nete emesse dalle banche centrali o
dalle piattaforme private potrebbe-
ro aprire la strada ai servizi bancari
per le persone che sono attualmente
troppo povere per poterseli permet-
tere». Le asimmetrie informative
che oggi favoriscono chi chiede un
prestito e conosce la propria situa-
zione meglio del prestatore, in un
contesto nel quale l'informazione
sugli utenti a disposizione delle
piattaforme è così ampia, potrebbe-
ro cominciare a giocare a favore del
prestatore. «Ma qui si apre il tema
del ruolo delle banche nel contesto
delle nuove forme di moneta».
Ma difendere le banche avrebbe
senso, per le banche centrali, a fronte
della possibile crescita delle mega
piattaforme digitali. «Il potere di una
piattaforma come Facebook, nel caso
che avesse una sua moneta, potrebbe
diventare davvero enorme». Ma non
è l'unico scenario distopico. «Un go-
verno in grado di conoscere tutte le
transazioni di ogni cittadino avrebbe
accesso a informazioni capillari. Po-
square cambia in block
Due giorni dopo le dimissioni come
Ceo di Twitter, Jack Dorsey ha dato la
linea per la società che continuerà a
gestire. Square cambierà nome in
Block: sull’onda del cambio di Face-
book in Meta, il nuovo nome riflette le
aspirazioni di attore nel mondo cripto
e blockchain. Il sistema di pagamenti
di Square rimarrà come prodotto.
ap
mente una transizione tecnologica.
Quanto è credibile la promessa delle
rinnovabili di liberarci dalla scelta
impossibile tra economia e clima? Per
convertire economie energivore bi-
sogna costruire un’infrastruttura
mastodontica e inquinante. Il pae-
saggio si popolerebbe di pale eoliche
e pannelli solari. Grandi porzioni di
campagna andrebbero destinate alla
produzione energetica. Inoltre la
transizione energetica richiede una
enorme quantità di minerali. È neces-
sario un aumento massiccio dell’uso
di metalli “tradizionali” e non, la cui
estrazione e lavorazione sono molto
inquinanti. Così come quella delle
terre rare, minerali indispensabili per
l’alta tecnologia a partire da quella
della transizione tecnologica.
Il pianeta è in grado di offrirci tutti
questi minerali? La produzione attuale
è una frazione insignificante di quella
necessaria a decarbonizzare un siste-
ma in cui l’80-90% dell’energia viene
dai combustibili fossili. Nel 2040 la
domanda di litio potrebbe essere cin-
quanta volte maggiore rispetto a oggi,
quella di cobalto e grafite trenta volte.
Strozzature nell’offerta di minerali sa-
ranno un grosso ostacolo. Uno ancora
più grosso è la geopolitica delle terre
rare. La maggior parte dei giacimenti
si trova in Cina, che produce quasi il
60% delle terre rare. Quindi l’Occiden-
te non può passare alle rinnovabili
senza divenire dipendente dalla Cina.
La morale è che la sostenibilità non è
solo un problema tecnologico. Il pro-
blema è l’enorme scala della domanda
energetica, che le rinnovabili non pos-
sono soddisfare. Oltre a cambiare fonti
dobbiamo quindi ridurre i consumi
energetici. Parisi sostiene che possia-
mo farlo attraverso la riduzione della
crescita . Ma a differenza della transi-
zione tecnologica, la riduzione della
crescita implicherebbe un cambia-
mento sostanziale nelle società indu-
striali. Oltre a ridurre la crescita abbia-
mo bisogno di città diverse. Molte città
nordeuropee sono molto meno ener-
givore. Inoltre le “città dei 15 minuti”
riducono la domanda di mobilità.
di Luca
De Biase
Crossroads
trebbe usarle per combattere la crimi-
nalità o l'evasione fiscale. Potrebbe
persino stabilire che la sua moneta
non funziona se la si vuole usare per
comprare droga. È chiaro che la so-
cietà si deve preparare. Deve matura-
re una visione del modello di convi-
venza che vuole sviluppare».
Si apre una nuova fase di regola-
mentazione. Il governo del denaro
non sarà più appannaggio solo delle
banche centrali, ma anche dell'anti-
trust e delle autorità per la protezione
dei dati personali. E saranno necessa-
ri nuovi accordi internazionali. «Si
potrà esercitare influenza politica fa-
vorendo l’adozione di una moneta»
dice Prasad. «Per adesso la Cina ha
pensato la sua moneta digitale per
scopi domestici. Ma un giorno l’userà
per un'espansione internazionale».
La società deve trovare una strate-
gia. «Sarà necessario bilanciare i po-
teri per affrontare i dilemmi: tra pri-
vacy e trasparenza, tra anonimato e
lotta alla criminalità, tra disponibilità
di informazioni e contrasto all'ine-
guaglianza» conclude Prasad. È una
regola generale. Cambiare i potenti
vale meno che limitare i poteri.
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