STUPIDA RAZZA

venerdì 11 marzo 2022

Il compromesso confuso che non piace ai mercati


 Questa volta il messaggio
di Christine Lagarde
non poteva essere più
confuso: la rotta è
confermata, ma c’è prima una
accelerata, e poi, ma forse,
una decelerata. È
verosimilmente un
compromesso tra il desiderio
dei falchi, che, alla luce dei
nuovi dati disponibili,
avrebbero voluto una
accelerata “senza se e senza
ma”, e le colombe, che invece,
alla luce del tragico evento
bellico, avrebbero desiderato
fermare temporaneamente la
normalizzazione monetaria. (BINGO !) Il
risultato è una strategia
confusa, che aggiunge
incertezza all’incertezza.
L’attesa per le decisioni
della Banca centrale europea
era cresciuta
esponenzialmente in questi
giorni, alla luce della tragica
evoluzione della aggressione
del presidente Putin ai danni
della nazione ucraina.
L’evento è stato definito
dalla presidente Lagarde «uno
spartiacque per l’Europa», per
poi aggiungere che la Bce è
determinare a fare
«qualunque cosa sia
necessaria per tutelare la
stabilità monetaria e
salvaguardare la stabilità
finanziaria». Un incipit così
solenne ed impegnativo
faceva presagire decisioni
importanti, o almeno chiare,
in modo da contribuire, con i
fatti o quantomeno con le
parole, alla stabilizzazione
economica. Invece la
montagna ha partorito
un topolino.
La Banca centrale europea
ci aveva lasciati a febbraio con
un messaggio chiaro: la rotta
della politica monetaria non
cambia almeno fino a marzo,
quando sarebbero stati
disponibili i nuovi dati macro
economici. Siamo arrivati a
marzo, con due novità. Da un
lato, un evento atteso: le
proiezioni relative alla
crescita economica,
all’inflazione, nonché alle
relative aspettative, per il
triennio 2022-2024. Dall’altro
lato, un evento inatteso e
luttuoso: l’invasione
dell’Ucraina. Per esplicita
ammissione della
presidentessa Lagarde, i due
eventi hanno polarizzato il
dibattito all’interno del
Consiglio della Bce
sul da farsi.
Proviamo a tradurre. Le
proiezioni triennali, che in un
scenario di base già
incorporano una prima
valutazione degli effetti
dell’evento bellico, vedono
nell’immediato una revisione
al ribasso della crescita
economica. In parallelo, vi è
una significativa revisione
verso l’alto dell’inflazione. (TRADOTTO : STAGFLAZIONE !)

Confermato è l’ancoraggio
delle aspettative
inflazionistiche all’obiettivo
di medio termine
del due percento.
Tali proiezioni, in assenza
dell’evento bellico,
automaticamente avrebbero
consigliato di procedere ad
una accelerazione della rotta
di normalizzazione della
politica monetaria,
annunziata fin da dicembre.
Ricordiamo che la rotta di
normalizzazione della Banca
centrale europea può essere
rappresentata con un
percorso, a due stadi: prima
riduzione dell’immissione di
liquidità, poi un innalzamento
dei tassi di interesse. (😅😅😅) Di fronte
ai nuovi dati, i falchi
avranno verosimilmente
sposato la causa
dell’accelerazione monetaria
“senza se e senza ma”.
Ma è in corso l’evento
bellico. Un drammatica novità
che ha consigliato la Bce di
preparare altri due scenari
macroeconomici alternativi,
che verranno resi pubblici
oggi. Di tali scenari è stato
anticipato che gli effetti
recessivi sulla crescita e gli
effetti reflattivi sui prezzi
sarebbero ancora maggiori,
anche se verrebbe comunque
confermato per il 2024 una
crescita dell’inflazione
intorno all’obiettivo del due
percento. In ogni caso, il
rischio geopolitico, già preso
in considerazione nei
documenti Bce degli scorsi
mesi, si è , però e purtroppo,
materializzato con una gravità
da nessuno prevista. L’effetto
è un aumento dell’incertezza,
che è una tossina per il
regolare funzionamento sia
dell’offerta che della domanda
aggregata. Tale aumento può
aver spinto le colombe ad
auspicare almeno una
interruzione del percorso di
normalizzazione monetaria.
Il compromesso tra falchi e
colombe è stato raggiunto
mantenendo la rotta, ma con
due cambiamenti nella
modalità di navigazione. Un
colpo al cerchio: ridurre
subito l’immissione di
liquidità. Un colpo alla botte:
l’aumento dei tassi si
allontana nel tempo, forse.
Una sola certezza: l'incertezza
aumenterà. Il contrario di
quello che una banca centrale
dovrebbe produrre.

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