al partito dell’austerità e del-
la decrescita infelice appena
fondato da un gruppo di poli-
tici e intellettuali, in testa Mi-
lena Gabanelli. È il partito di
chi vuole affrontare la crisi
tra Russia e Ucraina spegnen-
do i termosifoni perché man-
ca il gas, chiudendo gli alber-
ghi perché i ricchi turisti rus-
si vanno boicottati, rin un-
ciando perfino a pane e po-
lenta perché il granaio d’Eu-
ropa ha calato la saracinesca
sulle forniture di grano e
mais. È il tam tam di chi ripe-
te che la guerra si combatte
anche facendo un buco in più
alla cinghia e stringendo. Che
saranno mai un paio di gradi
in meno nelle nostre case
borghesi a fronte dei falan-
steri di Kiev sventrati dalle
bombe russe, o qualche tavo-
lata meno imbandita davanti
al milione di profughi inno-
centi senza tetto né cibo am-
massati ai confini polacchi.
È il prezzo da pagare per la
difesa della libertà, si dice: un
prezzo caricato sulle spalle di
cittadini che cominciavano a
tirare il fiato dopo due anni di
pandemia e invece si ritrova-
no a fronteggiare l’impennata
dei prezzi. Il fatto è che il par-
tito del pauperismo sta facen-
do proseliti illustri. Ieri il vi-
cepresidente della Commis-
sione europea, Frans Tim -
mermans, ha spiegato da Bru-
xelles che abbassare il riscal-
damento aiuta a rendersi in-
dipendenti dal gas russo. «È
importante che i nostri citta-
dini siano informati che il lo-
ro comportamento può avere
u n’influenza positiva sul con-
sumo dell’energia», ha detto
il commissario olandese, ac-
canito tifoso dell’auster i tà .
«Con un piccolo cambio di
comportamento collettivo, si
può avere un impatto enorme
sul consumo dell’energia», ha
precisato suggerendo di ab-
bassare i termostati di un gra-
do. L’Europa incapace di sco-
vare un’alternativa praticabi-
le alle forniture di gas russo
non trova di meglio che scari-
care l’onere dei risparmi sulla
gente.
Un’altra tessera del partito
dell’arrendevolezza spetta da
ieri anche a Sergio Mattarel-
la. Qui però la faccenda si fa
più delicata. Perché l’invito al
sacrificio non viene da qual-
che opinionista o da un com-
missario europeo, ma da un
capo di Stato che è pure co-
mandante in capo delle forze
armate. Le sue parole assu-
mono il rango di una presa di
posizione politica se giungo-
no il giorno dopo che V l ad i-
mir Putin ha dichiarato l’Ita-
lia «Paese ostile». L’esorta z io-
ne al passo indietro è conte-
nuta nel discorso per l’8 mar-
zo pronunciato al Quirinale.
Il suo pensiero «va al coraggio
delle donne ucraine», ha det-
to il presidente. Mettete delle
mimose nei vostri cannoni.
Mattarella ha poi sollecitato
«un più forte impegno per la
pace, perché si ritirino le for-
ze di occupazione e si fermi-
no le armi, perché sia ripristi-
nato il diritto internazionale
e siano rispettate le sovranità
nazionali. L ’indifferenza di
fronte all’arbitrio e alla so -
praffazione è il peggiore dei
mali. In gioco non c’è solo la
libertà di un popolo ma la pa-
ce, la democrazia, il diritto, la
civiltà dell’Europa e dell’inte-
ro genere umano».
Ma tutto ciò ha un costo
che gli italiani dovrebbero
rassegnarsi a mettere in pre-
ventivo: «Opporsi a questa
deriva di scontri e di conflitti
comporta dei prezzi; potreb-
be provocare dei costi alle
economie dei Paesi che vi si
oppongono, ma questi sareb-
bero di gran lunga inferiori a
quelli che si pagherebbero se
quella deriva non venisse fer-
mata adesso». Ecco i veri costi
di questa guerra assurda. Co-
sì, mentre pronuncia il dove-
roso appello alla ragionevo-
lezza e alla fine delle ostilità,
Mattarella prepara il terreno
alla nuova ondata di ristret-
tezze in arrivo dal fronte
orientale.
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