Superano ormai quota 26mila i
nuovi casi a Shanghai, la megalopoli da 25 milioni di abitanti in
quarantena dallo scorso 28 marzo,
con 1.189 contagi accertati finora e
25.141 portatori asintomatici.
Troppi per la tolleranza zero cinese propugnata nei confronti del
Covid-19: nel Paese si sono registrate 1.500 infezioni locali, di cui
233 a Jilin, 22 nel Guangdong, 14
nell’isola di Hainan e 12 nello
Zhejiang. Sono stati 13, invece, i
casi importati.
Il lockdown sta creando frustrazione e proteste, la polizia è
intervenuta in più casi, la gente è
confinata in casa da tre settimane
ormai e fatica a fare la provvista
per le necessità quotidiane, l’acquisto di congelatori ha registrato
un’impennata e la catena degli approvvigionamenti ha subito una
serie di interruzioni. Il pacco di
prodotti alimentari consegnato
giornalmente uno per ogni famiglia è chiaramente insufficiente.
Ma la municipalità di Shanghai
è irremovibile e ha avvertito che
chiunque violi le regole sarà perseguito. Secondo il Governo locale un
meccanismo di ammissione e trattamento ospedaliero a più livelli
sta ricoprendo un ruolo attivo nella
lotta alla sottovariante BA.2 Omicron, che si diffonde rapidamente.
I casi asintomatici e lievi rappresentano un’alta percentuale
delle infezioni totali, si tratta di ricoveri in ospedali temporanei,
mentre gli istituti designati al Covid-19 stanno curando i gruppi
vulnerabili, compresi gli anziani,
i neonati, i bambini piccoli e le
donne incinte.
Circa il 60% dei pazienti ha malattie pregresse. La permanenza
media negli ospedali temporanei è
stata ridotta a circa una settimana.
Il pugno di ferro ha influito sulla supply chain, il porto della città,
il più grande al mondo, è in sofferenza. Almeno una decina di
aziende taiwanesi, produttrici di
componenti per l’elettronica, ha
detto di aver sospeso la produzione a causa del coronavirus.
Tuttavia, si stanno aprendo labili margini alla strategia generale, tanto è vero che la stessa Shanghai è una delle otto città coinvolte
in uno schema pilota delle autorità
sanitarie nazionali per allentare i
lockdown, con riduzione dei requisiti di quarantena centralizzata
da 14 a 10 giorni.
Oltre a Shanghai e Guangzhou
ci sono anche Suzhou, Ningbo,
Xiamen, Qingdao, Chengdu e Dalian. Resta la linea dura della Cyberspace Administration of China,
l’authority che vigila su Internet,
che ha messo in guardia contro «la
fabbricazione e la diffusione di notizie false» online sul Covid-19 che
«interrompono le comunicazioni
e provocano effetti negativi».
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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