La valutazione dei rischi climatici comincia a entrare nel rapporto tra banca e impresa. E, in prospettiva, a condizionare l’accesso al credito. La Banca d’Italia ha pubblicato in questi giorni le aspettative di vigilanza in merito all’integrazione dei rischi climatici e ambientali nelle strategie aziendali, nei sistemi di governo e controllo, nel risk management framework e nella diffusione di informazioni delle banche.Si tratta di uno step previsto nell’ambito delle valutazioni dei piani di adeguamento delle banche significative alle aspettative Bce sui rischi climatici e ambientali e allo svolgimento di uno stress test climatico, avviato lo scorso 27 gennaio. Le aspettative, 12 in tutto, non hanno per ora valore vincolante e la loro declinazione operativa è rimessa al singolo istituto di credito. L’aspetto destinato a influire da subito nel rapporto banca e impresa - soprattutto le Pmi - è quello che prevede la necessità di cominciare a raccogliere dati e informazioni di dettaglio sui rischi climatici ai quali sono esposte le imprese verso le quali si fa credito. È previsto che le banche i pongano «in essere azioni volte a creare una base dati sui profili di rischio climatico e ambientale completa e di elevata qualità nonché integrata in un sistema informativo idoneo a supportare lo sviluppo di metriche per la valutazione dei rischi climatici e ambientali». Le banche sono chiamate a un impegno «nella raccolta e nell’archiviazione dei dati, anche mediante l’instaurazione di un dialogo costruttivo con le controparti». Il tema più complesso si pone per le Pmi, che a differenza delle imprese più grandi, non hanno la capacità di raccogliere e strutturare queste informazioni al loro interno, con il rischio che a tendere, in mancanza di informazioni precise, per loro aumenti il costo del credito o addirittura non riescano più ad averlo Secondo via Nazionale le banche possono avvalersi dei « data provider, in quanto fornitori di informazioni utili alla misurazione dei rischi climatici e ambientali. È ritenuta, infine, essenziale la sistematica valutazione dei dati disponibili (anche attraverso il confronto con fonti istituzionali aggregate), allo scopo di testarne la robustezza e l’integrità, nonché la conduzione periodica di analisi di data gap per identificare eventuali carenze informative». Le aspettative stabiliscono che i rischi climatici debbano essere integrati nel rischio credito, dunque anche nella ponderazione finalizzata in un secondo momento agli accantonamenti patrimoniali. Questi rischi devono essere «valutati nella concessione di nuovi finanziamenti, nel monitoraggio del livello di concentrazione settoriale e geografico del portafoglio creditizio e nella valutazione delle garanzie che assistono i finanziamenti». Le banche devono anche «effettuare una mappatura degli eventi che potrebbero manifestarsi per effetto dei rischi climatici e ambientali», integrando «il sistema di gestione dei rischi». La Banca d’Italia già da quest’anno provvederà a valutare il «grado di rispondenza alle aspettative e sui piani di adeguamento» . A tale proposito verrà predisposto un questionario che sarà poi fornito alle banche.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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