STUPIDA RAZZA

giovedì 14 aprile 2022

L’improbabile via di Mosca all’autarchia tecnologica

 

D all’11 marzo internet, così come lo conosciamo, sarebbe dovuto cambiare per sempre. Un documento rilanciato da Nexta live, un canale Telegram bielorusso con oltre 1,7 milioni di sottoscrittori, asseriva infatti che da quel giorno la Russia avrebbe utilizzato solo server presenti sul suo territorio, isolandosi quindi dal web mondiale. Sebbene la decisione ad oggi non sia stata attuata, e la stessa paternità del documento - attribuita al Ministero russo delle Comunicazioni - non sia mai stata confermata, la minaccia di un’internet del Cremlino è da tempo sul tavolo. Uno studio dell’Atlantic Council, il think tank americano nato per promuovere la collaborazione internazionale dei Paesi dell’Allenza Atlantica, segnalava già a luglio come questa scelta avrebbe potuto «elevare i rischi di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti e l’Europa mutando il comportamento cyber della Russia». L’alternativa russa a internet esiste: si chiama RuNet, e il suo funzionamento è stato testato già a partire dal 2019. La sua storia si collega a quella di RusNet: un’associazione volontaria di server Irc, quelli utilizzati per le chat, nata nel 1997 e pensata per l’alfabeto cirillico. Questa rete, paradossalmente, nacque proprio per unire persone di Paesi diversi in spirito di fratellanza. RusNet, infatti, si formò integrando network reti e server Irc dislocati in tutto il mondo: da Mosca a Chicago con la rete SibNet, o da Tallinn a Riga e Vilnius con la rete LvNet. Tra le lingue supportate c’è anche l’ucraino, visto che tra i fondatori di RusNet c’è OdNet, i cui server inizialmente erano situati a Kiev e Odessa. L’uso esclusivo di RusNet, come pure la decisione di Putin di servirsi   solamente di software “autoctono”, sembrano confermare la via autarchica per il sistema It russo. Secondo il decreto presidenziale del 31 marzo scorso, infatti, tutte le «infrastrutture critiche» russe non possono più acquistare software di altri Paesi senza autorizzazione. Si tratta di una strada in realtà impossibile da perseguire, come ha dichiarato lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «Non ci potrà essere alcun isolamento completo della Russia, è tecnologicamente impossibile nel mondo moderno». Le conseguenze negative dell’autosufficienza tecnologica si stanno peraltro già avvertendo, anche a seguito delle sanzioni occidentali. Una decina di giorni fa, l’Unione degli industriali e degli imprenditori russi Rspp ha annunciato con preoccupazione che entro sei mesi l’intero sistema di telecomunicazioni - internet compreso -potrebbe non funzionare per mancanza di ricambi hardware. Il Cremlino ha messo in campo delle azioni per rispondere a problemi di questo tipo. In particolare, da alcuni anni era già in corso la progressiva sostituzione dei sistemi operativi Windows dalle reti dell’Esercito in favore di Astra Linux: una distribuzione Linux che ha già ottenuto l’approvazione del Ministero della Difesa. Astra Linux viene rilasciata sia gratuitamente che a pagamento da RusBITech, società tecnologica moscovita che fornisce diverse soluzioni alle forze armate del Cremlino e che produce anche hardware. Il software libero, sviluppato sotto il controllo di società private russe, potrebbe dunque rappresentare la strada da percorrere per l’autarchia informatica russa, ma si tratta comunque di programmi a lungo termine, dall’esito davvero incerto.

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