STUPIDA RAZZA

mercoledì 22 dicembre 2021

Borse ko per Covid, Usa e Cina

 

Esordio di settimana da dimenticare per le Borse mondiali. Lo spettro di nuovi lockdown in Europa con una frenata della ripresa, sommato ai segnali di rallentamento dell’economia cinese e allo stop del maxi piano di rilancio degli Stati Uniti hanno mandato ko i mercati. A Piazza Affari il Ftse Mib cede l’1,63% a 26.177 punti. Londra cede lo 0,99%, Francoforte l’1,92% e Parigi lo 0,82%. Wall Street pesante fin dall’apertura con gli indici in calo di cifra intera, mentre tra le materie prime il petrolio è a segno negativo. (MA SCUSATE : L'INFLAZIONE NON DOVEVA ESSERE STRUTTURALE.......?🤔🤣😉) L’incertezza. È il sentimento, odiato dai mercati, comune a molti degli eventi che hanno contributo all’ultimo calo delle Borse. Così è per il taglio dei tassi d’interesse ad un anno (da 3,85 a 3,80%) da parte della People’s Bank of China.(🤔🤫😉) Una sforbiciata che, unitamente alla pandemia, ripropone il rischio dell’affaire Evergrande e del credito immobiliare. I dubbi sul piano Usa Che dire, poi, del «no» del senatore democratico Joe Manchin al piano infrastrutturale di Biden da 2mila miliardi di dollari. La mossa mette a rischio il programma e crea incertezza sulla spinta prossima-futura dell’economia Usa. Tanto che non stupisce come Goldman Sacs, rispetto ad esempio al primo trimestre del 2022, abbia tagliato le stime del rialzo del Pil Usa dal 3 al 2%. Non solo. L’insicurezza è legata -ovviamente- alla stessa maggiore diffusione della variante Omicron. Qui, a ben vedere, il ragionamento si articola su due livelli. Il primo, in un certo senso, è strettamente connesso alle Borse. «I mercati  davano ormai per scontato che non si sarebbe più parlato di lockdown». (HANNO FATTO MALE I CALCOLI !) Le indicazioni in arrivo dall’Olanda, invece, «ripropongono con forza l’attualità dell’argomento». Non importa se, e in che modo, le restrizioni saranno adottate in altri Paesi. «L’incertezza aumenta». (E DI MOLTO !) Il secondo livello di discussione, invece, va a braccetto con l’inflazione. I prezzi al consumo, si sa, stanno volando. (PURA SPECULAZIONE !) Negli Usa l’indicatore di novembre ha fatto segnare il rialzo del 6,8%. Nel Vecchio continente, invece, il caro vita è stato contraddistinto dall’incremento del 5,2% (+4,9% per l’Eurozona). Si tratta di numeri che, evidentemente, hanno confortato nella loro scelta le banche centrali. In primis la Fed che, mercoledì scorso, ha annunciato la chiusura a marzo del Qe e 3 rialzi dei tassi nel 2022 (altri 3 nel 2023). (HANNO TOPPATO !) Ebbene: il riacuirsi della pandemia, rinnovando dubbi e problemi sul fronte delle filere globali di approvvigionamento, da una parte rafforza i timori sull’inflazione e conforta l’impostazione dei Governatori centrali; ma dall’altra, rinfocolando le paure sulla crescita economica, induce preoccupazioni rispetto alle mosse restrittive della stessa politica monetaria. (👍👍👍) La riprova di ciò può riscontrarsi nel rendimento dei titoli di Stato statunitensi. Il fatto che, nonostante l’annunciato giro di vite della Federal reserve, l’emissione decennale ieri viaggiasse sotto l’1,4% (circa l’1,8% il bond a 30 anni) è l’indizio che gli operatori temono la frenata della congiuntura. Il rischio, cioè, di finire in stagflazione (inflazione con bassa espansione economica). (OPTEREI PER DEFLAZIONE DA DEBITI !Uno scenario dove la strada delle Banche centrali si fa stretta e difficile. E dove, per l’appunto, una mossa sbagliata, con tempistica non adeguata, può fare cadere il castello di carte. (ESATTO !) Insomma: di nuovo il fil rouge dell’incertezza lega il tutto. Chiusure e analisi tecnica Già, l’incertezza. Ma quali, allora, i suoi effetti nella seduta di ieri? In Europa i principali listini, mentre Wall Street danzava attorno ad un ribasso dell’1,6%, hanno chiuso in rosso: da Milano (-1,63%) a Parigi (-0,8%) fino a Francoforte (-1,88%) e Londra (-0,99%). «In particolare - spiega Silvio Bona, analista tecnico indipendente - il Ftse Mib ha archiviato le contrattazioni sopra 26.100 punti». Si tratta «di un contesto dove il primo supporto statico di medio periodo è riscontrabile in area 25.450». Se quest’ultimo fosse rotto all’ingiù, «l’indice potrebbe indirizzarsi verso l’ulteriore supporto dinamico/statico di più lungo periodo a circa 24.100 punti». Ciò detto, però, «l’impostazione rialzista di fondo non sarebbe comunque modificata». Vale a dire? «Analogamente a quanto accade per l’Euro Stoxx 50 e l’S&P 500, ci troviamo per adesso in una tipica fase di correzione». Un trend, di fine anno e contraddistinto da bassi volumi, «dove, peraltro, le prese di beneficio per portare a casa la plusvalenza recitano un ruolo primario». Infine i cambi: ieri l’euro ha un po’ guadagnato nei confronti del dollaro, arrivando a 1,128. Il chiaro effetto dei timori sul piano fiscale di Biden. Al di là di ciò, tuttavia, il ritmo dei cambi lo danno le banche centrali. Qui il differenziale dei tassi tra Usa e Ue induce gli esperti a vedere, nel medio periodo, la moneta unica più debole verso il biglietto verde. E anche rispetto alla stessa sterlina.



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