Non ancora senatore del Re-
gno, Luigi Einaudi twittava sul
Corriere della Sera in tempo di
guerra. Grazie alla curatela
saggia di Corrado Sforza Fo-
gl ia ni , presidente dell’As so-
ciazione Nazionale fra le Ban-
che Popolari e anima di Confe-
dilizia, Rubbettino propone -
con prefazione di Ferruccio de
Bor toli un piccolo capolavoro:
«Elogio del rigore» (174 pagine,
16 euro). Si tratta di testi brevi,
quasi propagandistici, con cui
il futuro capo di Stato invitava,
nel corso della prima Guerra
mondiale, a sottoscrivere tito-
li di Stato italiano, su input del-
lo storico direttore del Corrie -
ro n e, Luigi Albertini. Qui sotto
ne abbiamo scelti alcuni, pub-
blicati per gentile concessione
dell’editore e del curatore. L’e-
sigenza dell’autore era quella
di affrontare il tremendo sfor-
zo bellico contando sulla forza
del risparmio italiano: in fon-
do un grande classico, anche
senza bisogno di fondere me-
tallo per i cannoni. Quello di
convogliare in modo non for-
zoso le disponibilità patrimo-
niali private verso destinazio-
ni di sviluppo e benessere è un
problema di cui si sente conti-
nuamente parlare anche oggi.
A colpire, come spiega lo
stesso Sforza Fogliani, è il pi-
glio patriottico che mostra un
aspetto inedito rispetto a quel-
lo, ben più noto, dell’E i n aud i
rigorista, spaventato - altro te-
ma di grandissima attualità -
dall’inflazione e da consumi
eccessivi che, specie in tempo
di conflitto, potessero contri-
buire a innalzarla.
Qualche anno fa - sembra
u n’eternità ma erano tre - la
legislatura che forse sta per
terminare reggeva il governo
Conte 1. Per qualche settima-
na, tra strali degni di miglior
zelo, tenne banco - anche gra-
zie a questo quotidiano - un di-
battito che sfiorava i temi della
natura del debito e della mo-
neta, attorno alla suggestione
dei «minibot». Si trattava, al-
meno nella formulazione del
deputato leghista Claudio Bor-
ghi supportata a fasi alterne
dal centrodestra, di una pro-
posta originale con cui «fra-
zionare» il debito pubblico già
esistente in tagli cartacei che
mimassero quelli delle banco-
note in euro, da immettere in
circolazione pagando con essi
i debiti della Pa. Il vantaggio?
Avere una specie di liquidità
aggiuntiva, utilizzabile sia ver-
so la Pa stessa (tasse, trasporti
pubblici, benzina eccetera)
sia, proprio perché sdoganata
dallo Stato, accettabile in teo-
ria da chiunque. Un cuscinetto
quasi-monetario che secondo
alcuni poteva anche far como-
do in caso di tensioni improv-
vise sull’area euro.
Apriti cielo: intervenne pu-
re Mario Draghi, allora ancora
impegnato a Francoforte, per
dire che o si trattava di nuova
moneta (dunque illegale) o di
nuovo debito, dunque proble-
matico per il nostro Paese. Era,
almeno in teoria, «vecchio»
debito, ma tant’è. Non se ne fe-
ce nulla. Paradossalmente pe-
rò E i n aud i , noto «rigorista»
come sottolinea giustamente
il titolo del libro, toccava negli
anni di Guerra e anche in quel-
li immediatamente successivi
alcune corde non dissimili da
quel dibattito. Invitava dalle
colonne di via Solferino a inve-
stire per egoismo patriottico,
certo che non dipendere dal-
l’estero soprattutto in un con-
flitto aiutasse le Forze armate
e contemporaneamente po-
nesse al riparo il risparmiato-
re da «patrimoniali», garan-
tendogli ritorni sicuri (allora
non si parlava di spread). Non
solo: il vantaggio dei Bot, oltre
al fatto di poterli pagare a rate,
è che le loro cedole sono «rice-
vute in pagamento delle impo-
ste dirette dovute allo Stato».
Come i minibot.
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