M e n o m a l e
che è arrivato il
Censis a spiega-
re che l’Italia è
un covo di matti.
Prima doveva-
mo soltanto preoccuparci
dei pericolosi untori annida-
ti chissà dove e pronti a con-
tagiarci con i loro sulfurei
unguenti, adesso dobbiamo guardarci pu-re dai folli pronti all’esplo-
sione. Fortunatamente, se-
condo l’istituto di ricerca, le
due categorie (untori e matti)
per lo più coincidono.
Ieri la grande stampa si è
molto entusiasmata nel leg-
gere il documento sulla «si-
tuazione del Paese» prodotto
dall’istituzione di cui è presi-
dente Giuseppe De Rita e se-
gretario generale il di lui fi-
glio Giorgio (non stupitevi: si
tratta di una «precisa strate-
gia imprenditoriale» per ga-
rantire «continuità al brand
De Rita», come ebbe a spiega-
re il decano Giuseppe qual-
che anno fa). E in effetti a
scorrerne i contenuti c’è da
rimanere allibiti. L’Italia sa-
rebbe terra di cospirazioni-
sti, negazionisti, fobici. La
Re p ub b l ic a fornisce una gre-
ve sintesi: «È l’i r ra z io n a l i tà
che ha pervaso la società tra-
sversalmente, anche nelle
fasce più colte, in cui la razio-
nalità ha ceduto il passo a
teorie infondate e strafalcio-
ni amplificati dalla tecnolo-
gia». Manco a dirlo, i com-
mentatori progressisti si so-
no infiammati. Il politologo
Massimiliano Panarari, sul-
la Sta m p a , parla di una gran-
de sostituzione, «quella pro-
gressiva e vittoriosa del pen-
siero magico che rimpiazza
la razionalità in seno a tutta
una serie di settori dell’o pi -
nione pubblica». Assiste-
remmo dunque al trionfo
dell’irrazionale che «si insi-
nua nel vuoto lasciato dalla
p o l i t ic a » .
Bisogna ammettere che
sorprende un po' scorgere
certi toni proprio fra gli
esponenti di una cultura po-
litica che per decenni ha
campato di oscure trame ne-
re, forze della reazione in ag-
guato e «menzogne di Stato».
Stupisce ancora di più, tutta-
v i a , c h e qu a l c u n o p o s s a
prendere sul serio «l’onda
complottista» paventata dal
Censis.
Uno dei sintomi della irra-
zionalità degli italiani, un
emblema del loro «cospira-
zionismo dietrologico» (così
La Re p ub b l ic a), sarebbe ad
esempio la convinzione -
presente nel 67,1% della po-
polazione - che «il potere rea-
le in Italia è concentrato nel-
le mani di un gruppo di po-
tenti: alti burocrati, politici e
uomini d’affari». Ma pensa.
Quindi credere che il potere
sia in mano alle élite di pote-
re è segno di follia? Se è così,
buttiamo subito al macero le
opere di Gaetano Mosca, ge-
niale pensatore italico e pa-
dre dell’e l i t i s m o.
Posto che una quota di fuo-
ri di zucca è fisiologica in
ogni umano consesso, quale
sia il reale scopo di tale grot-
tesca cagnara è presto detto:
ribadire per l’ennesima volta
che i no vax e più in generale
i critici dell’attuale gestione
della pandemia siano malati
di mente. Segno, questo, che
la campagna denigratoria
non si ferma nemmeno di
fronte ai numeri, i quali par-
lano di quasi il 90% di inocu-
lati sulla popolazione attual-
mente vaccinabile.
I commenti scaturiti dalla
lettura del rapporto Censis
assomigliano alle perizie psi-
chiatriche che Michel Fou-
cau lt citava nei suoi corsi al
Collège de France, testi in cui
gli individui pericolosi, gli
anormali, venivano descritti
con toni puerili, quasi irriso-
ri: con frasi che una mamma
esasperata rivolgerebbe al fi-
glio capriccioso. Il filosofo
francese mostrava come, at-
traverso queste tecniche, si
arrivasse a stabilire un lega-
me tra potere giudiziario e
potere psichiatrico: si giun-
geva, insomma, alla patolo-
gizzazione del crimine.
Oggi accade qualcosa di si-
mile ma appena differente: si
patologizza non più il crimi-
ne, bensì il dissenso. O, per
vederla da un’altra prospet-
tiva, si tramuta il dissenso in
crimine e lo si lega alla pato-
logia mentale. Chi contesta il
green pass è un complottista,
un soggetto in preda a turbe e
credenze irrazionali. Non si
può più dire - come si faceva
un tempo con chi votava a
destra - che il non allineato
sia ignorante, dopo tutto tra i
critici ci sono filosofi colti
come Giorgio A ga m b en e
Massimo C ac c i a r i . E allora si
suggerisce che c’entri la fol-
lia, la mancanza di razionali-
tà. Pure gli illustri pensatori,
si sibila, si sono rincoglioniti,
cioè hanno perso la capacità
di intendere e volere, sono
diventati «anormali». E in-
fatti arriva un altro filosofo
di grido - Giacomo Marra-
m ao - a dichiarare che le loro
tesi sono «aberranti». Non
sbagliate, non discutibili:
aberranti (e per fortuna che
M a r ra m ao si definisce ami-
co di C ac c i a r i e A ga m b e n ,
figurarsi se non lo fosse sta-
to ) .
Ogni dissenziente diventa
deviante e - proprio come
mostrava Foucau lt - viene ir-
riso, degradato. Persino l’i-
dea che si esprimano dubbi
sui dogmi sanitari - come
C ac c i a r i si permette di fare -
suscita l’ironia degli edito-
rialisti, subito pronti a schie-
rarsi sul fronte dei buoni, dei
giusti, dei «sani». I quali sani
si contrappongono, come
nella migliore tradizione, ai
« d ege n e rat i » .
In realtà, se di questi tem-
pi c’è qualcosa di irrazionale
è proprio il modo in cui si
governa l’infinita emergenza
pandemica. Sin dall’inizio si
è giocato sulla paura, sull’e-
motività. Anche oggi si sfrut-
tano le singole tragedie, si in-
s i s te p o r n og ra f i c a m e nte
non sui dati ma sulle imma-
gini strazianti delle terapie
intensive. Si sopprime, ap-
punto, il dubbio e si impone
l’obbedienza acritica che la
mamma furente pretende
dal figliolo irrequieto.
Fanno così: se non sei d’ac -
cordo ti danno del matto. Se
potessero, probabilmente ti
internerebbero. Ma non so-
no stati capaci di aumentare
le terapie intensive, figuria-
moci se riuscirebbero a ria-
prire i manicomi.
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