STUPIDA RAZZA

sabato 18 dicembre 2021

Per la salute si può dire di no all’Europa E per i risparmi?

 

Il sottosegretario Costa sui richiami Ue: «Tuteliamo la salute degli italiani». Criterio ignorato quando a rischio sono risparmi e lavoro.«La Ue? Comprendiamo quelle che possono essere le reazioni, ma credo sia legittimo che uno Stato metta in atto provvedimenti per cercare di tutelare al massimo la salute nel proprio Paese». Nella giornata che ha aperto un cuneo tra l’idea di un’Italia «modello» nella gestione del Covid e l’europeismo assoluto, la frase più eloquente è quella pronunciata dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. Il quale ha fatto un passo in più nel solco tracciato da Ma - rio Draghi in Aula. Laconicamente, il premier aveva detto che sul provvedimento dei tamponi all’ingresso c’e ra «poco da riflettere», anche rispetto alle perplessità europee di cui leggete a fianco. All’insegna del pragmatismo che ne definisce la cifra, il ragionamento dell’ex presidente della Bce pare essere: altrove - Ue o non Ue - Omicron viaggia di più, vediamo di contenere il contagio disponendo controlli più severi all’ingresso, a prescindere dalla vaccinazione. Amen, e tanti saluti al green pass. Un’eco sanitaria di quello che aveva detto a inizio del suo mandato, alla prima conferenza stampa da presidente del Consiglio: «Se il coordinamento europeo funziona bisogna seguirlo, se non funziona bisogna andare per conto proprio». Parlava di Pfizer & C, ma il concetto era molto chiaro ed estensibile. Per questo in fondo un buon senso preventivo ai confini suona quasi ragionevole, come la logica conclusione del sottosegretario C o s ta: l’Ue faccia pure i suoi richiami, noi abbiamo il dovere di tutelare la salute degli italiani. Attenzione, però: sancire, in modo informale ma netto, la primazia delle tutele costituzionali (in questo caso, si suppone a partire dall’articolo 32) rispetto alle direttive europee ha una serie di corollari non trascurabili, che fanno sorgere una serie di domande. È di queste ore la polemica sulla volontà, all’interno della transizione «green», di forzare ristrutturazioni che diminuiscano l’impatto ambientale degli immobili. La parziale e poco convincente retromarcia esibita ieri - in italiano - dal vicepresidente della Commissione Frans Timmermansnon può lasciare tranquilli: «Non vieteremo vendite e affitti» delle case a scarsa efficienza energetica, ha detto. Ma se l’Ue imporrà agli Stati leggi tali per cui le ristrutturazioni saranno obbligatorie, ci saranno comunque miliardi di costi a carico dei proprietari, pena la perdita di valore degli edifici «bocciati», senza contare gli effetti su mutui e quindi banc h e. Che c’entra con i tamponi? In base al criterio sotteso al discorso di C o s ta , un membro del nostro governo potrebbe ritenere che sia «legittimo che uno Stato metta in atto provvedimenti per cercare di tutelare al massimo», in questo caso, i beni immobili del proprio Paese, barricandosi stavolta dietro l’articolo 47 della Carta. Lo stesso velatamente utilizzato da Sergio Mattarella per stoppare il primo e mai nato governo Conte, viziato dal peccato originale della presenza di Paolo Savona che avrebbe configurato «rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane». Si potrebbe chiedere a chi ha avuto l’onere e l’onore di rappresentare il Paese negli scorsi anni se il piglio «sanitario» di C osta abbia trovato espressione nella tutela dei risparmi a fronte, per esempio, del bail-in, della gestione delle banche dal novembre 2015 in avanti, del progetto di riforma del Mes che sta procedendo senza che il Parlamento sappia nulla, eccetera. Forse gli obbligazionisti azzerati, ovviamente al netto di eventuali malversazioni di singoli amministratori degli istituti, avrebbero gradito un Cos ta anche al Mef, o a Palazzo Chigi, ai tempi. Anche rimanendo nell’am - bito sanitario, si potrebbe obiettare che la riduzione dei posti letto per abitante che ha preceduto in maniera continuativa il percorso di avvicinamento alla pandemia forse già allora confliggeva con la tutela della salute invocata ieri dal nostro sottosegretario. E che quando Mario Monti nel luglio 2012 decretò il taglio di 18.000 posti letto (così scrisse Repub - b l ic a) si sarebbe potuto levare qualche ditino rispetto a quella concezione di «razionalizzazione» benedetta da Bruxelles. Risalendo nella Carta, analoga domanda si può fare sul lavoro (articolo 1, addirittura) e sui redditi che in teoria da esso dovrebbero primariamente derivare. Non è lecito invocare la loro «tutela» a fronte dei richiami europei, delle conseguenze applicative dei Trattati, della pressione sui salari come unico strumento di recupero di competitività? E, ora, facendo i conti con la «inevitabile» transizione ecologica delle cui conseguenze molti sono ben più preoccupati che lieti? Ieri sempre Draghi ha scandito che «le regole del Patto di stabilità si sono dimostrate inefficaci e procicliche, cioè dannose». Frase che fino a poco tempo fa, anche in bocca a lui, sarebbe parsa una mezza bestemmia. Ora che queste cose, su pressione della realtà, si possono dire, sarebbe interessante capire se ci siano margini, e quali, per agire di conseguenza. E non solo sul Covid.

Nessun commento:

Posta un commento