STUPIDA RAZZA

sabato 18 dicembre 2021

L’Ue non ci sequestra più le abitazioni ma uccide il mercato degli immobili

 

È chiaro che il vice presidente Frans Timmermans ci vede un po’ con l’anello al naso. Per carità, spesso gliene diamo adito. Non in questo caso, però. Ieri, annunciando le novità della direttiva sulle performance energetiche degli edifici ha, a un certo punto, interrotto lo «speech» in lingua inglese per passare all’i ta li an o. «Bruxelles non vi dirà che non potete vendere la vostra casa se non è ristrutturata e nessun burocrate di Bruxelles confischerà la vostra casa. Il patrimonio culturale è protetto e le case estive sono esentate», ha detto Timmermans, con l’obiettivo di tranquillizzare gli italiani. Nessun divieto di vendita o affitto se non c’è lo standard minimo consentito, «ma», ha concluso, «spetterà ai singoli Stati decidere come imporre gli obblighi». E il gioco sta infatti tutto qui. È sicuramente peggio violare la proprietà privata, ma intervenire con regole sovietiche (seppur ammantate di ecologismo pruriginoso) significa abbattere il valore del bene e devastare il mercato. Il nostro mercato immobiliare. Infatti, le finte rassicurazioni di ieri non lasciano certo tranquilli. A iniziare dal semplice fatto che nella versione iniziale del documento, ufficializzato ieri, il divieto di vendita per le case in classe energetica G era scritto nero su bianco. Se è saltato bisogna ringraziare Confedilizia e il suo presidente G io r - gio Spaziani Testa che ha sollevato un polverone non da poco. All’associazione e alle gemelle europee si deve infatti il battage, la sana lobby di pressione politica, perché il cappio non venisse stretto attorno al collo dei proprietari immobiliari. Forse per questo il vice presidente Ue ha tenuto a cambiare idioma e passare all’i ta l i a n o. REAZIONI Per il resto nessuno pensava a confische manu militari sebbene il trend di odio nei confronti della proprietà privata ci porti a non escludere nulla a priori. Superato questo ostacolo, purtroppo la direttiva resta ancora in salita. In sintesi, l’Europa ha deciso che l’obiettivo è arrivare alle zero emissioni entro il 2050. In particolare a partire dal 2030 nessun edificio residenziale potrà avere una classe energetica pari a G. La peggior classe dovrà essere la F almeno fino al 2033 quando il gradino sarà innalzato alla E. Se l’obbligo venisse applicato domani, circa 20 milioni di edifici su un totale di 74 si troverebbero fuori legge. Se il parametro fosse la classe E, il numero salirebbe a circa 30. Inoltre, la direttiva aggiunge un altro dettaglio che si somma ad altre restrizioni dirette a quel 15% di immobili considerati inquinanti. A partire dal 2027 saranno messe al bando le caldaie a combustibile fossile e dal 2040 quelle a gas. «La decisione di vietare le caldaie alimentate a combustibili fossili spetta agli Stati membri», ha detto come P i l ato la commissaria Kadri Simson, «quello che noi facciamo è mettere a disposizioni le basi legali nel caso in cui i Paesi vogliano introdurre tale divieto». La proposta chiede espressamente agli Stati membri di non concedere più «incentivi finanziari per l’installazione di caldaie a combustibili fossili a partire dal 2027». Tutti divieti e obblighi che sfoceranno o in nuove tasse o in limitazioni di mercato. A oggi nessuno sa, però, quanto questa asticella possa costare al Paese. Dieci o forse 15 miliardi all’anno per interventi di bonifica e ristrutturazione edilizia? Forse sì, ma non ci sono statistiche. Nemmeno siamo in grado di capire quanto costerebbe ai governi in tema di bonus o superbonus. EFFE TTI Nessun governo dovrebbe mai accettare norme senza calcolarne ex ante i costi e i disagi. Tanto più l’Italia. Per un Paese in sofferenza di deficit e da debito come il nostro si tratta di obiettivi non sostenibili. La maggior parte dei proprietari probabilmente non sarà in grado di tenere il passo e sarà costretto a vendere o a svendere. «C’è poi un tema di fattibilità», spiega Spaziani Testa contattato telefonicamente, «ci sono località di montagna dove sarà molto difficile aderire ai parametri. Ma i problemi si scopriranno anche in città. Numerosi edifici presentano un gran numero di balconi e non è certo possibile immaginare di chiuderli per stendere ovunque tappeti termici solo per rientrare nei parametri». E non è un paradosso quello sollevato dal presidente di Confedilizia. È purtroppo ciò che accade quando la burocrazia cala dall’alto senza tenere conto delle diversità e della realtà economica di un Paes e. Nel nostro caso non è difficile immaginare che gli effetti della transizione ecologica siano proprio mirati a un drastico cambio di passo nelle logiche economiche. Le auto elettriche che garantiscano funzioni superiori a quelle di un monopattino costeranno cifre irraggiungibili per il 90% della popolazione, la quale sarà costretta ad abbracciare la sharing economy. Auto in condivisione o a consumo. Lo stesso potrebbe accadere agli immobili. Ricordiamo che con il 2026 il catasto sarà digitale e valorizzerà non solo la rendita ma anche il valore patrimoniale. Sarà possibile per i fondi specializzati entrare a gamba tesa sul nostro mercato che a quel punto sarà trasparente e valutabile con un semplice data base. È altrettanto banale immaginare che chi non ha liquidità o equity per gestire i propri beni, pur di mantenerne l’u s o, dovrà cedere la proprietà. Si tratta di un trasferimento di ricchezza bello e buono. Attenzione, certe strade una volta intraprese non si possono più deviare. 

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