STUPIDA RAZZA

lunedì 29 novembre 2021

Lavoratori lasciati a casa e insultati ma non c’è più nessuno che li difenda

 

Nei giorni scorsi, su queste pagine, Boni Castellane ha perfettamente descritto il vuoto politico (che si appresta a diventare voragine) creato da una paranoia immunitaria che sembra aver inghiottito la gran parte dei partiti e dei media. In queste ore, tuttavia, emerge  con prepotenza anche u n’altra assenza, che si fa ogni giorno più clamorosa: in Italia manca, quasi completamente, la difesa del lavoro. Comunque la si pensi, è evidente che ci troviamo di fronte alla più impressionante crisi del dopoguerra. Alla fine di ottobre, i lavoratori senza vaccino erano poco meno di 3 milioni, più o meno il 12% del totale degli occupati. Nelle ultime settimane, col procedere della campagna vaccinale, il numero è un po’ sceso, ma rimane imponente. Tolti i 350.000 circa esentati dall’iniezione per comprovati motivi di salute, e tolto chi è riuscito a cavarsela con qualche sotterfugio, dal 15 ottobre a oggi, una marea di persone hanno dovuto sottoporsi al tampone pur di conservare il posto. Significa che hanno speso tra i 30 e i 45 euro a settimana soltanto per ottenere la possibilità di presentarsi puntuali ogni mattina e ottenere uno stipendio, magari nemmeno troppo alt o. Già questo è stato un colpo micidiale: in quale altra circostanza sarebbe considerata accettabile una tassa sul lavoro di questo genere? Probabilmente nessuna. Eppure tutto ciò è stato digerito dai grandi sindacati e dalla maggioranza dei partiti senza particolari scossoni. Non ci risulta che siano state alzate barricate, e le trattative sul tema – va ammesso – non sono sembrate troppo convinte. Il famigerato assalto alla sede della Cgil ha fatto il resto: la confederazione rossa, divenuta vittima dei fascisti, ha scelto di accordarsi alla retorica prevalente, e ha appoggiato tutte le scelte del governo. Anzi, si è spinta fino a chiedere l’obbligo vaccinale. E qui si apre, appunto, il capitolo riguardante chi non ha nemmeno la possibilità di cavarsela con i tamponi, perché se non si sottopone alla puntura perde il posto. Fino ad oggi, l’imposizione ha colpito soltanto i professionisti della salute. A inizio novembre, la Federazione degli ordini dei medici ha fatto sapere che i medici e gli odontoiatri sospesi dagli albi per aver rifiutato l’iniezione sono 1.614. Può darsi che, negli ultimi giorni, qualcuno abbia cambiato idea, ma non parliamo esattamente di numeri i r r i l eva nt i . Con il super green pass, la situazione è evidentemente destinata a peggiorare. Ora l’obbligo è stato esteso a tutto il personale delle strutture adibite all’esercizio di attività sanitarie e sociosanitarie, compresi i lavoratori del comparto amministrativo. Come sintetizza il Sole 24 O re, l’imposizione varrà anche per tutto «il personale del sistema nazionale di istruzione, delle scuole non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri provinciali di istruzione per adulti, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore». Va aggiunto, infine, l’i nte ro comparto della difesa e della sicurezza, a partire dalle forze dell’o rd i n e. Stando a quanto dichiarato dal ministro dell’Is tr u z io - ne, Patrizio Bianchi, il personale scolastico non vaccinato è pari al 5% del totale. A queste persone, dal 15 dicembre, non basterà farsi il tampone per entrare a scuola. Ancora più grave è il quadro tra gli agenti. Stando ai dati circolati negli ultimi giorni, ad aver rifiutato l’inoculazione è stato il 10% dei poliziotti, il 16% delle forze armata e circa il 30% della polizia penitenziaria. Capite bene che il problema è piuttosto consistente. Per farla semplice: già mancano insegnanti e agenti, ma dal 15 dicembre potrebbero in un colpo sparirne altre migliaia. Il danno per il mondo della scuola e per l’o rd i n e pubblico sarà devastante, tanto più che – sul versante securitario – il personale in divisa dovrà anche perdere un sacco di tempo a controllare i green pass dei cittadini (colleghi compresi). Viene da chiedersi: ma tutti costoro da chi sono tutelati? A parte qualche coraggioso e battagliero sindacato di base e qualche esponente politico per lo più ignorato dal governo, chi si è battuto per i diritti di questi italiani? E chi si batte per tutti gli altri che il posto lo conserveranno soltanto dietro pagamento di cifre non piccole per i tamponi? Al danno si aggiunge la beffa: i lavoratori non vaccinati, oltre a rischiare di finire sul lastrico, subiscono oggi una segregazione inaudita a livello europeo. Sono quotidianamente insultati, scientemente esclusi dalla società, ripetutamente accusati di essere untori se non assassini. Tra di loro ci sono persone che hanno permesso all’Ita - lia di funzionare durante i mesi terribili del lockdown, medici che curavano i pazienti, infermieri che li assistevano, poliziotti che li proteggevano. E poi autisti, commessi, personale delle pulizie e tantissimi altri: la colonna vertebrale della nazione. A chi importa del loro destin o? Attenti, però: il problema del lavoro non riguarda soltanto i non vaccinati, ma pure tutti gli altri. Tanto per cominciare ci sono categorie che pagano ancora lo scotto delle chiusure. A costoro è stato fatto credere che il super green pass sia l’unico modo per garantire la ripresa e la continuazione del servizio, e che la discriminazione dei non vaccinati sia un toccasana. Si è creata dunque, più che una nuova lotta di classe, una disperata lotta per la sopravvivenza, che ha senz’altro abbrutito l’intera nazione. In ogni caso, nuove chiusure non sono affatto scongiurate. Per altro, agli esercizi commerciali verrà a mancare una parte della clientela. Inoltre, il clima di paura e l’insieme di regole contraddittorie e buchi che caratterizza il lasciapassare è possibile che produca ulteriori cali di introiti. Federalberghi, tanto per fare un esempio, ha già fatto emergere parecchi problemi a tal proposito. E allora, di nuovo, dov’è la rappresentanza? Sindacati e organizzazioni di categoria si sono sdraiati al cospetto dell’«uomo della necessità», alias Mario Draghi. Hanno realizzato un’inedita alleanza interclassista fondata sull’esclusione di una parte di popolazione e sulla vessazione della fetta restante. E ciò risulta ancora più sgradevole se si pensa che i lavoratori e le imprese di ogni ordine e grado avrebbero potuto davvero rappresentare l’unico argine al delirio. Di fronte al fallimento della trattativa politica e alla sordità del governo, il rifugio non può essere la violenza di piazza. La mobilitazione sindacale, quando è avvenuta (vedi Trieste), ha portato risultati. Ha costretto, se non altro, la politica a ridisegnare il perimetro dell’azione oppressiva. Ma, appunto, salvo poche realtà nessuno ha saputo o voluto farsi carico di rappresentare la forza viva dell’Italia, cioè il lavoro. Si è udito qualche vagito qua e là, subito sedato dalla politica d e l l’idrante, ormai estesa ben oltre le piazze giuliane. Per il resto, silenzio. Il problema vero, quindi, non sono i no vax. Ma i presunti rappresentanti dei lavoratori, i quali non sono senza vaccino, bensì senza voce e senza coraggio.

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