STUPIDA RAZZA

martedì 23 novembre 2021

Non ci salveranno i domiciliari ai «renitenti»

 

Ogni tanto è utile gettare uno sguardo oltre confine, perché guardando ciò che accade all’estero, si riesce a capire meglio ciò che avviene o avverrà a casa nostra. Parto dalla Gran Bretagna, fino a ieri dipinta come esempio di che cosa non si deve fare per fronteggiare una pandemia. Sul sito del Corriere della Sera è apparsa una stupita corrispondenza da Londra in cui si dava conto dell’i n c re - dulità con cui gli inglesi osservano ciò che sta succedendo in Europa. Prima gli asini erano i sudditi di Sua Maestà i quali, dopo aver abbandonato la Ue, sembravano in preda a una deriva autolesionista.Lenti nel decretare il primo lockdown, lasciando circolare il virus per settimane, lesti nel riaprire tutto e nell’abolire le mascherine, folli nel non pretendere l’i ntro - duzione del green pass. Tutto ciò è costato 144.000 morti e 10 milioni di contagiati su una popolazione di 67 milioni di abitanti. I decessi sono tantissimi, ma l’Ita l i a , che pure ha imposto lockdown e green pass, ha avuto 133.000 morti e 5 milioni di contagi su una popolazione di 60 milioni di abitanti. Tutto ciò mentre Londra ha una copertura vaccinale sul totale della popolazione del 67% e il nostro Paese ne può vantare una che sfiora il 73%. Certo, nella vecchia Inghilterra ancora oggi ci si contagia più che da noi, ma i decessi spesso non sono molto diversi: nei giorni scorsi 61 morti per gli inglesi, 46 in casa nostra. E ieri ne abbiamo contati 70. Tuttavia, se il confronto tra Italia e Gran Bretagna in termini di vite umane fa forse pendere la bilancia a nostro favore, la comparazione che più stupisce è quella tra Portogallo e Svezia. I due Paesi hanno una popolazione più o meno equivalente, intorno ai 10 milioni, ma nel secondo dei due hanno vaccinato quasi l’88% dei cittadini, al punto che è ritenuta la nazione europea che ha fatto meglio dal punto di vista della campagna vaccinale, mentre Stoccolma si è fermata al 68,8%. Dall’i n i z io della pandemia, i contagiati sono stati all’incirca uguali: 1.188.000 casi in Svezia, 1.122.000 in Portogallo. Le differenze consistono nella strategia per contrastare il virus: niente chiusure in Scandinavia, lockdown nella penisola iberica. Nel primo Paese si sono registrati 15.000 morti, nel secondo 18.000. Ma sono i dati di questi giorni a stupire: in Svezia si registrano meno contagi e morti rispetto al Portogallo. Un altro caso singolare? Il Belgio: 11 milioni di abitanti, 1,5 milioni di contagi, oltre 25.000 morti nonostante il 74% di vaccinati, ora alle prese con la quarta ondata e con un numero di ricoveri in ospedale che rischia di travolgere il sistema sanitario. Ma se a Bruxelles non ridono (anche perché la capitale è sconvolta dalle manifestazioni contro il green pass), anche altri Paesi tra quelli che più hanno spinto nella campagna vaccinale come Irlanda e Danimarca soffrono. Nell’isola verde, con i suoi 6 milioni e mezzo di abitanti, nonostante il 75% di vaccinati, i contagi sono in risalita, e negli ultimi giorni rappresentano la metà di quelli registrati a casa nostra. Nel Paese della sirenetta, con una popolazione di quasi 6 milioni di residenti e un tasso di vaccinazione del 76%, anche. Vi chiedete perché abbia voluto stordirvi con i numeri? Per raccontarvi cifre alla mano ciò che L a n c et , cioè la più prestigiosa rivista scientifica in circolazione, ha spiegato senza troppi giri di parole: quella a cui stiamo assistendo non è una epidemia di «non vaccinati». Lo spieghiamo ancora una volta: i vaccini ci hanno dato una mano, come recitava anni fa una campagna pubblicitaria di successo, ma proprio come il metano non eliminano del tutto il problema. Il gas inquina meno del carbone e i vaccini proteggono dal Covid, ma non eliminano il virus. Riducono il rischio di finire in terapia intensiva se lo si contrae, ma non sono una completa garanzia di non finirvi. Fanno calare e non di poco il tasso di mortalità, ma non assicurano che una volta infettati non si rischi comunque la pelle. Primo perché non coprono al 100% e secondo perché, dopo un certo periodo che varia a seconda dei soggetti, perdono efficacia. Non solo: i vaccini non garantiscono che una persona immunizzata non trasmetta il virus a un’a l tra . Dunque, concentrare la propria attenzione solo sui renitenti all’iniezione è un falso problema, perché il virus circola anche tra chi non ha rifiutato la siringa. Mettere agli arresti domiciliari i non vaccinati serve a distrarre l’attenzione dagli errori commessi dai presunti esperti, i quali da due anni a questa parte dettano la linea e dopo averne sbagliate tante non si sono accorti che il lasciapassare verde dura un anno, ma il vaccino solo sei mesi e forse anche meno. Con il risultato che molte persone se ne vanno a spasso convinte di essere protette contro il virus e non lo sono. Piccolo dettaglio: mentre si discute di no vax, diversi hub vaccinali che dovrebbero servire per la terza dose sono stati chiusi e le misure per curare a casa le persone o per arieggiare i locali nelle scuole non sono state prese. Così, per evitare di parlare di cose concrete che non si sono fatte o si sono fatte male, si parla di «inoculare» i bambini, l’unica cosa che la maggior parte degli esperti sconsiglia di fare.

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