STUPIDA RAZZA

lunedì 29 novembre 2021

Tutte le note stonate dell’accordo con Parigi

 

Ieri mattina, nella cornice di Villa Madama a Roma e alla presenza del capo dello Stato, Ser - gio Mattarella, è stato firmato il Trattato del Quirinale dal premier italiano, Mario Draghi, e dal presidente francese, Emmanuel M ac ro n . Nel corso di una conferenza stampa congiunta, i due leader hanno sottolineato il consolidamento dei rapporti tra Italia e Francia: un consolidamento che dovrebbe avvenire in vari s etto r i . Ora, è senz’altro chiaro che questo significativo riavvicinamento tra i due Paesi avvenga in una fase storica particolare: una fase in cui Roma e Parigi puntano a creare un fronte comune contro la linea di austerità che porterà molto probabilmente avanti il prossimo ministro delle Finanze tedesco, Christian L i n d n e r, a livello europeo. È quindi in questo senso che, da parte italiana, il Trattato può essere letto (anche) come un tentativo di disarticolare l’asse carolingio. Tuttavia, se questo obiettivo è senz’altro condivisibile, va anche riconosciuto che nell’intesa vi siano delle sezioni molto generiche: se in alcuni casi ci si ferma infatti a delle dichiarazioni di intenti, in altri si scorge forse eccessiva ambiguità. Un elemento, questo, che potrebbe rivelarsi problematico per Roma. A pagina 3 del «Programma di lavoro» (documento allegato al Trattato), si fa riferimento allo sviluppo di un «patto mediterraneo»: un obiettivo che si inserisce probabilmente nella nuova agenda europea per il Mediterraneo, presentata ad aprile. Un’iniziati - va rivolta ai Paesi extraeuropei che si affacciano appunto sul Mediterraneo, per promuovervi una «ripresa socioeconomica sostenibile», Stato di diritto, tutela dei diritti umani e transizione ecologica. Obiettivi assai ambiziosi, che non è affatto chiaro in che modo dovrebbero essere realizzati, viste le fibrillazioni che attraversano il Nord Africa (a partire dalla Libia). Un ulteriore elemento poco chiaro si trova a pagina 4 del medesimo documento: qui si prevede infatti che Francia e Italia tengano delle «consultazioni» su lotta al terrorismo e sicurezza marittima anche in riferimento all’Indo-Pacifi - co. Ciò significa che vi sarà un coinvolgimento di natura militare del nostro Paese in ques t’area? E, in caso, sotto quale ombrello? La strategia recentemente presentata dall’Unione europea sull’Indo-Paci - fico è un capolavoro di vaghezza. Mettersi invece al traino direttamente dei francesi non è chiaro quanto possa convenire, visto lo schiaffo che hanno rimediato a settembre da Washington con l’Au ku s . Ma non è tutto: un altro fronte problematico riguarda lo sviluppo di una «cooperazione spaziale ambiziosa». Come evidenziato su La Verità venerdì scorso, il rischio è che, a partire dal settore della radaristica, l’Italia finisca con l’utilizzare soldi del Pnrr per finanziare aziende francesi. Anche sul fronte migratorio non è che si riscontri troppa chiarezza. A pagina 6 del «Programma di lavoro» si auspica difatti il «raggiungimento di un compromesso equilibrato che permetta un controllo più efficace delle frontiere esterne, una diminuzione dei movimenti secondari e un meccanismo efficace di solidarietà nella gestione dei flussi migratori, riservando un trattamento specifico agli arrivi legati alle operazioni di ricerca e soccorso in mare che comprenda anche la riallocazione». In che cosa dovrebbe consistere questo meccanismo di solidarietà? E soprattutto: la riallocazione su che base dovrebbe avvenire? Automatica o vol o nta r i a? Non solo: viene infatti anche valutata «la possibilità di compiere missioni congiunte in Paesi terzi di origine e di transito dei flussi, al fine di rafforzare la cooperazione migratoria con tali Paesi». Ben venga il mettere insieme le forze per cercare di risolvere i problemi migratori: ma esattamente queste missioni in che cosa dovrebbero consistere? Il timore è che gli auspici e le parole rischino di prendere il sopravvento sui f att i . Un punto interrogativo riguarda anche l’energia. A pagina 9 del Trattato si legge che «le parti si adoperano per la decarbonizzazione in tutti i settori appropriati, in particolare sviluppando le energie rinnovabili e promuovendo l’efficienza energetica». Ricordiamo però che l’Italia importa parte della propria energia elettrica proprio dal nucleare francese e, a pensar male, si potrebbe ritenere che Parigi abbia qualche interesse da tutelare su questo front e. Altro punto poco chiaro è quello volto ad «assicurare la resilienza delle nostre società alla disinformazione, attraverso l’apprendimento dell’uso dei social network a scuola». In base a quali criteri avverrà questo «apprendimento»? Chi impartirà le lezioni? Non si correrà qualche rischio di indottrinamento? Vista la delicatezza dei temi affrontati e i vincoli previsti dal Trattato, questi punti ambigui dovrebbero forse essere adeguatamente chiariti.

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