A rompere gli indugi, ieri, ci ha pensato la Coldiretti. Nel mezzo di una giornata in cui le autorità sanitarie e la maggior parte di quelle politiche hanno iniziato la manovra di accerchiamento prenatalizia su chi non si è ancora vaccinato, l’associazione dei coltivatori ha messo sul tavolo le cifre che dicono quale sarebbe l’entità di un ennesimo colpo al settore della ristorazione, qualora il governo decidesse di procedere a una ulteriore stretta anti Covid per il periodo fes t ivo. Partendo dai dati sul contagio negli ultimi giorni e tenendo conto dei parametri attualmente in vigore, la Coldiretti ha stimato che la possibilità di offrire il tradizionale cenone di Natale sarebbe a rischio per circa 53.000 ristoranti, trattorie, pizzerie e agriturismi situati nelle zone maggiormente toccate da ll’incremento dei casi, e cioè in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Valle d’Ao - sta e della provincia di Bolzano. Zone che, come noto, potrebbero a breve tornare vittima del famigerato «semaforo» escogitato dal Conte bis e confermato dal governo Draghi, passando in zona gialla. C’è da ricordare infatti che, seppure trattandosi del livello più basso di restrizione, la zona gialla comporterebbe l’impossibilità per i ristoranti di allestire tavolate con più di quattro persone non conviventi, e ciò senza tener conto del fatto che il trend in ascesa renderebbe altamente probabile un passaggio all’arancione e al rosso, con restrizioni sempre maggiori. Sempre Coldiretti, con un implicito appello al buon senso nei confronti del governo, ha fatto presente che la mancata revisione degli attuali parametri priverebbe importanti mete turistiche, che lo scorso anno sono state costrette a tenere chiusi i battenti delle strutture ricettive, anche questa stagione della possibilità di lavorare. Inoltre, sempre secondo Coldiretti, l’im patto negativo della reintroduzione della zona gialla si trasferirebbe a cascata sull’i nte ra filiera con la riduzione di acquisti di prodotti alimentari e vino dalle aziende agricole ma anche di addobbi floreali con il contenimento del numero di invitati o addirittura il rinvio delle cerimonie. Ma l’allarme, con uno scenario di questo tipo, riguarderebbe non solo i pubblici esercizi e le attività economiche, bensì la possibilità per i cittadini residenti nelle zone citate di muoversi liberamente a tutte le ore e di poter organizzare il cenone a casa propria. Gli interventi ipotizzati per scongiurare un nuovo stop all’economia, per il momento, sembrano andare in una direzione «austriaca», nella quale la parte di popolazione non vaccinata verrebbe costretta al lockdown, non potendo più contare nemmeno sulla possibilità del rilascio del green pass previo tampone. Restando al Natale, infatti, emergono ipotesi di mercatini e di vie dello shopping con accessi contingentati e riservati solo a chi ha completato il ciclo vaccinale, e lo stesso potrebbe toccare ai ristoranti, con l’esclusione da cenoni e veglioni di chi non è vaccin ato.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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