State guidando e a qualche centinaio di metri da voi si profila una curva; come dovete affrontarla? Primo, allargatevi leggermente pur rimanendo nella vostra corsia (cioè impostate la curva). Secondo, frenate, anche con decisione, mentre siete ancora in rettilineo, per ridurre la velocità. Terzo, sterzate con continuità, senza strappi. Quarto, arrivati all’apice della curva, cominciate ad accelerare in modo costante e progressivo, per mantenere stabile il mezzo ed evitare slittamenti. A prima vista, potrebbe sembrare un comportamento controintuitivo. In rettilineo si va forte, si potrebbe pensare, e in curva si va più piano; quindi in rettilineo si schiaccia l’acceleratore e in curva si frena. Se però si procedesse così, si finirebbe regolarmente contro un muro. Frenare in curva ci farebbe perdere il controllo della guida. La curva va anticipata: quando ci si arriva, il mezzo deve essere già nelle condizioni ideali per affrontarla; quando si è dentro la curva, il mezzo deve essere già nelle condizioni ideali per proseguire oltre, sul rettilineo che si annuncia dopo la curva. Il nostro percorso esistenziale, la strada della nostra vita, comprende molte curve. Ci sono cambi di residenza e di impegni lavorativi, slanci e crisi sentimentali, malattie e disagi: un gran numero di eventi e situazioni che interrompono il quieto tran tran delle nostre abitudini per immetterci in un nuovo rettilineo, in una nuova routine. Spesso arriviamo a queste svolte soprappensiero, con la velocità acquisita in precedenza, sospinti dal pilota automatico, quindi rimaniamo sorpresi dal repentino mutamento di direzione e freniamo, indugiando in una condizione di attività ridotta proprio quando avremmo bisogno di tutte le nostre energie e di tutta la nostra iniziativa e talvolta sbandando in modo clamoroso. Dovremmo imparare ad anticipare le curve, a prepararle, e preparare noi stessi, quando ancora non sono iniziate, quando le scorgiamo da lontano: rallentare nel nostro corso per riflettere su quale dovrà essere la prossima mossa, il comportamento da attuare in futuro, e poi, quando la curva è cominciata, percorrerla con foga, mordere il terreno, infilarci nella svolta che il destino ci ha riservato senza indugi o titubanze - perché indugi e titubanze li abbiamo attraversati e risolti prima, quando la curva era ancora all’or i z zo nte. Si obietterà che molti eventi e situazioni ci colgono effettivamente di sorpresa, che è impossibile anticiparli. Rispondo che, se è impossibile anticiparli nel dettaglio, non è impossibile prepararsi in generale al loro arrivo. Dice A r i s totel e nella Po etic a: «È verosimile che accadano anche cose contrarie al verosimile». E M ach i avel l i , discutendo della fortuna nel P ri n - c ip e, ammonisce: «E assomiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi che, quando si adirano, allagano e’ piani, rovinano li arbori e li edifizi, lievano da questa parte terreno, pongono da quella altra: ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede all’impeto loro sanza potervi in alcuna parte ostare. E, benché sieno così fatti, non resta però che gli uomini, quando sono tempi queti, non vi potessino fare provedimento e con ripari e con argini: in modo che, crescendo poi, o eglino andrebbono per uno canale o l’impeto loro non sarebbe né sì dannoso né sì licenzioso. Similmente interviene della fortuna, la quale dimostra la sua potenza dove non è ordinata virtù a resisterle; e quivi volta e’ sua impeti, dove la sa che non sono fatti li argini né e’ ripari a tenerla». In un altro passo dello stesso P ri n c ip e, M ach i avel l i approfondisce la sua lezione: «F i l o p e m e n e, principe delli achei, in tra le altre laude che dagli scrittori gli sono date, è che ne’ tempi della pace non pensava mai se non a’ modi della guerra: e quando era in campagna con gli amici spesso si fermava e ragionava con quelli: “Se li inimici fussino in su quel colle e noi ci trovassimo qui col nostro esercito, chi arebbe di noi vantaggio? Come si potrebbe ire, servando l’ordine, a trovargli? Se noi volessimo ritirarci, come aremmo a fare? Se loro si ritirassino, come aremmo a seg u irl i ? ” .E preponeva loro, andando, tutti e’ casi che in uno esercito possono occorrere: intendeva la opinione loro, diceva la sua, corroboravala con le ragioni; tale che, per queste continue cogitazioni, non poteva mai, guidando gli eserciti, nascere accidente che lui non vi avessi el remedio». Fi lo pem en e, insomma, giocava alla guerra, e ci giocava in tempo di pace, quando la guerra non era in corso e neppure prevista, per attrezzarsi in caso scoppiasse. Anche noi dovremmo condurre questo gioco, dedicando un p o’ di tempo nella giornata, nella settimana o nell’anno, a seconda delle esigenze e disponibilità di ciascuno, a immaginare le situazioni inverosimili in cui potremmo trovarci e le reazioni che ci sarebbero opportune. Negli ultimi due anni, la strada della nostra vita individuale e sociale si è infilata in una curva a gomito, certo imprevedibile nei dettagli. Se ci fosse stato detto, nell’autunno 2019, che di lì a poco il governo avrebbe istituito un ap a rth eid per milioni di cittadini e li avrebbe minacciati di trattamenti sanitari obbligatori, di arresti domiciliari, di isolamento in strutture costruite all’uo p o, ci saremmo fatti una risata o avremmo reagito con orrore, come a un incubo. Ma, per quanto strana, questa serie di eventi non era nuova: eventi così inverosimili sono accaduti regolarmente nella storia umana, anche recente, ed era verosimile che accadessero ancora. Avremmo dovuto pensare in anticipo a quali sarebbero state le nostre reazioni. Non lo abbiamo fatto. Quando l’e m e rge n - za è arrivata, la grande maggioranza di noi era addormentata al volante e, sebbene ora molti si siano svegliati e si diano da fare per inventare nuovi modi di resistenza e di convivenza, i più stanno ancora dormendo. Non si sono neanche accorti di essere in una curva: pensano di viaggiare su un comodo rettilineo, a velocità di crociera, guidati dal navigatore di bordo che comunica loro le istruzioni del governo e dei media suoi servi. Si può solo sperare che questo sonno della ragione non ci faccia finire tutti contro un muro.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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