STUPIDA RAZZA

sabato 13 novembre 2021

Sbaglia chi celebra la volata del Pil Restiamo nel gruppo di coda dell’Ue

 

 Giovedì il Commissario Ue per gli affari economici, Paol o Ge ntil oni , ha presentato le previsioni economiche d’au - tunno relative ai 27 Stati membri e ha sottolineato la fase positiva in corso che è però minacciata da diversi fattori sfavo revo l i . Ieri sulle pagine del Sole 24 O re è saltato qualsiasi freno inibitore e sono stati issati i vessilli della vittoria, inneggiando all’Italia «motore della ripresa in Europa» perché «Pil Italia vola a +6,2%, a metà 2022 l’economia torna ai livelli pre crisi». Certo è innegabile: l’Ita li a crescerà nel 2021 del 6,2% - e questo già implica che nel quarto trimestre dovremmo osservare una crescita zero rispetto al terzo trimestre - e del 4,3% nel 2022. Ma ci permettiamo di osservare che tali commenti equivalgono al comportamento di chi, osservando dei velocisti correre i 100 metri piani, grida al successo perché l’ultimo concorrente percorre il tratto finale più rapidamente del penultimo, accorcia le distanze e… re - sta ultimo. Comprendiamo la difficoltà di leggere e studiare tutte le 204 pagine del documento pubblicato dalla Commissione, ma per formulare una valutazione sensata sarebbe stato sufficiente arrivare a pagina 27 dove appare un grafico che rivela in modo impietoso che non siamo in testa ma siamo nel gruppo di coda. In quel grafico si allarga lo zoom e si fa il confronto rispetto al quarto trimestre 2019, che è la vera pietra di paragone per comprendere la situazione. È quello il punto di partenza della gara, non gli ultimi 30 metri. Si spiega chiaramente che la ripresa è molto disomogenea sia tra i diversi Stati che tra i diversi settori. Il livello di fine 2019 sarà riguadagnato dalla gran parte degli Stati già entro il quarto trimestre del 2021 e solo quattro Stati non ci riusciranno, tra cui spicca proprio il nostro Paese, in compagnia di Spagna, Portogallo e Repubblica Ceca, con la Germania che rischia di aggiungersi. In particolare, tra le economie più grandi, la Francia riaggancerà il livello di partenza nel quarto trimestre di quest’an - no, seguita dalla Germania nel primo trimestre 2022, e dall’Italia solo nel trimestre successivo. Mentre la Spagna recupererà ancora più tardi, nel primo trimestre 2023. Le disuguaglianze e la posizione relativamente arretrata dell’Ita l i a non riguardano solo la fase di recupero ma anche la fase di crescita del biennio successivo. Infatti, sia a fine 2022 che fine 2023 dovremmo essere sempre tra i cinque Paesi che cresceranno meno rispetto all’ultimo trimestre pre Covid. Non bisogna confondere la velocità di avvicinamento all’obiettivo con la distanza dell’obiettivo. È doveroso sottolineare che l’Italia nel secondo e terzo trimestre 2021 ha superato le aspettative per quanto riguarda il primo aspetto e quindi un minimo di soddisfazione è legittima, ma resta ampiamente indietro con riguardo al secondo aspetto. Tale ritardo diventa ancora più evidente osservando la variazione del Pil dal 2002 al 2017 che mostra un imbarazzante «zero». Per il Pil (reale, quindi al netto dell’inflazione) dell’Ita - lia è come se quindici anni fossero trascorsi invano. Giova evidenziare che la crescita di questi ultimi due trimestri è stata guidata soprattutto dalla ripresa del settore servizi, particolarmente penalizzato durante la pandemia, ma cosa accadrà quando il manifatturiero risentirà, come sta già accadendo, del rallentamento causato dallo shock dei prezzi dell’energia e delle materie prime? Tutto è rimesso nelle mani delle magnifiche sorti e progressive del Recovery fund ma quale sarà l’effetto negativo della stretta di bilancio richiesta dalle vecchie regole che torneranno dal 2023? 

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