Aiuto, arriva la quarta ondata e non so cosa mettermi. Uno spettro si aggira per le redazioni: torna il terrore, la paura, l’annuncio di blocchi, zone gialle, chiusure, Natale a rischio, restrizioni e ovviamente prolungamento dello stato d’emergenza. Sul sito Internet di Re pubb lica ie ri pomeriggio è tornato a farsi largo un classico dei tempi bui: la maxi foto della terapia intensiva. Come farne a meno? La foto della terapia intensiva sta alla liturgia del terrore come il cero battesimale sta alla liturgia pasquale. Deve esserci. Sempre. E poco importa se le terapie intensive in Italia sono ancora utilizzate soltanto al 5% del totale (dati Agenas aggiornati all’11 novembre) e quindi molto al di sotto del livello di guardia:quel che conta è l’i m m agine dell’angoscia accompagnata dal titolo «Aumentano ricoveri e terapie intensive». Tremate tremate le streghe sono tornate. E ci fanno più paura di prima. E qui, però, casca l’a s i n o. Anzi, gli asini. Perché qualcuno deve spiegare come sia possibile tutto ciò: l’Ita - lia ha il sistema migliore del mondo (così ci hanno raccontato), il green pass più efficiente (così ci hanno raccontato), le norme più efficaci (così ci hanno raccontato), il numero di vaccinazioni fra i più alti (questo è certo) e poi trema come se fosse un’Olanda qualsiasi, o peggio ancora una Romania, davanti all’avanzata del virus. Delle due l’una: o lo sbandierato «modello Italia» funziona oppure esso non funziona. Se funziona, non dobbiamo avere paura. Se abbiamo paura vuol dire che non funziona. Non si scappa: non può essere che ci dicano, come fanno Br us a fe r ro L o catel l i & c., noti impresari del Covid Tragic Show, che dobbiamo avere paura e nello stesso tempo che dobbiamo ammirare il modello migliore del mondo. Perché è un ossimoro sanitario. Una disconnessione logica. Una evidente contraddizione in termini. Possibile che non se ne acc o rga n o? Fateci caso: il Giornale Unico della Propaganda Covid è andato in cortocircuito. Fin dall’inizio, infatti, l’ordine di scuderia è stato quello di elogiare la nostra capacità di reazione, di dire che siamo sempre stati e sempre saremo migliori. Davanti agli altri. «Tutti i protocolli di protezione sono stati attivati», disse in tv l’allora premier G iu s e p p e C o nte già in quel fatidico 27 gennaio 2020. «L’Italia è pronta», assicurò il medesimo Roberto Speranza il 21 febbraio 2020. Si è visto pochi giorni dopo che cosa è successo. Ma la narrazione del «modello Italia» è continuata lo stesso: eravamo i migliori sotto la seconda ondata, eravamo i migliori sotto la terza, eravamo i migliori quando chiudevamo tutto con il lockdown duro e quando ci siamo inventati le zone a colori. E siamo i migliori adesso che abbiamo applicato la linea «più dura del mondo occidentale» (copyright Ne w York Times) di fatto stracciando la Costituzione e costringendo milioni di persone a scegliere tra la libertà e il lavoro. Del resto, che ci volete fare? Essere i migliori è faticoso. E costa caro. Ora, però, ecco che scatta il cortocircuito. Perché tutta quest’ansia di celebrare il nostro essere migliori e la bontà del modello Italia si scontra con l’ansia di seminare panico. Non so quale sia la vera ragione per cui in questo momento serve cavalcare l’ondata (di terrore): per spingere le terze dosi? Per rinnovare lo stato d’emergenza? Per tutte e due le cose? O per altro ancora? Chi lo sa. Ma di certo negli ultimi giorni dal Minculcov, il ministero della propaganda Covid è partita l’o p e razione «angoscia pura, tanta paura». I cui titoli a effetto e i toni esagitati, però, mal si conciliano con l’altro diktat, quello del «modello Italia» e del «siamo i migliori». In effetti a chiunque verrebbe spontaneo chiedersi: ma se siamo così bravi, se il modello Italia funziona, se siamo un esempio per il mondo, allora perché dovremmo avere paura? Di che cosa? Pensateci: gli italiani sono stati ligi alle regole, sono andati a vaccinarsi in massa, ora sono in coda per la terza dose, hanno rispettato le norme, le chiusure, i lockdown e tutti i divieti, anche quelli più assurdi. A parte qualche piccola eccezione, abbiamo dato una prova inaspettata di serietà. Il popolo che non sapeva fare una coda ha imparato a non sgarrare e a seguire in modo scrupoloso le indicazioni che arrivavano dall’a lto. E adesso si sente dire che è a rischio? Dopo aver fatto tutto quello che gli era stato richiesto? Potrebbe addirittura generarsi un effetto perverso, con buona pace del Minculcov. Si potrebbe cioè pensare che quel modello, altro che essere un modello per il mondo, non funziona nemmeno un po’. Lo vedete che cosa succede quando si raccontano balle? Diciamolo: aiuto, arriva la quarta ondata e non so cosa mettermi, non è solo un allarme idiota. È un allarme controproducente. In effetti: perché non possiamo indossare l’abito, cioè il green pass, migliore del mondo? È stirato male? Ha i buchi sui gomiti? Che strano. È come uno dicesse: ho l’o m b re l l o migliore del mondo, ma speriamo che non piova, altrimenti mi bagno tutto. Chiamerebbero l’a m bu l a nza, no? Ecco invece qui ci fanno i titoli in prima pagina.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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