Anche questa Cop è andata. Con i suoi riti ormai fuori moda. Un giorno forse capiremo perché dopo quindici giorni di conferenza bisogna sempre allungare un paio di notti per la suspence. Il risultato lo si vedrà nel tempo - come è giusto che sia -, ma qualche considerazione la possiamo e dobbiamo fare oggi. Pandemia e situazione geopolitica molto critica hanno costretto i delegati a Glasgow ad affrontare le urgenze per quello che sono, lasciando fuori dalla porta chi vuole trasformare il tema del cambiamento climatico in una guerra tra buoni e c att iv i . Questo bagno di realtà ha offuscato le ideologie - come accadde nel 2015 in una Parigi sconvolta dalla strage del Bataclan - e così finalmente hanno prevalso ragione e realismo. Finalmente si è messo nero su bianco che la decarbonizzazione non è lo scopo in sé, ma che è necessario realizzarla senza frenare crescita e sviluppo. Il 2050 per la «net zero» resta l’obiettivo, ma per fortuna perde le caratteristiche del «mille e non più mille», il tremendo presagio di chi era convinto che la storia dell’umanità sarebbe terminata con l’avvento dell’anno mill e. Gli impegni presi dai cosiddetti grandi emettitori hanno come orizzonte un più generico «la metà del secolo» che lascia spazio di manovra. Un altro passo avanti è rappresentato dal fatto che questa Cop ha deciso di destinare risorse maggiori all’adattamento, di investire cioè in opere e infrastrutture dove ci sono minacce di eventi meteorologici estremi e il territorio è più fragil e. Da un punto di vista geopolitico, le intese bilaterali come quella Usa-Cina hanno sostituito l’unanimità delle dichiarazioni delle altre edizioni che sono rimaste nella maggior parte dei casi impegni presi sulla carta, mai realizzati. La transizione non è l’obbiettivo, ma un percorso: l’importante è cosa fare concretamente nei prossimi dieci anni per ridurre le emiss io n i . La fine del carbone, la riforestazione e il rilancio del nucleare di ultima generazione che non emette CO2 o l’uso delle tecnologie per catturare la CO2 sono i principali obiettivi di Glasgow. Come Italia abbiamo fatto la nostra parte. La delegazione guidata dal ministro Roberto C i n gol a n i è stata autorevole perché forte della presidenza di successo del G20 e del prestigio di Mario Draghi: l’unico problema restano le risorse. L’Italia si è alleata ai Paesi che spingono per un uso più diffuso delle energie rinnovabili senza rinunciare al proprio mix energetico e ha evitato di firmare un accordo ipocrita su l l ’auto elettrica che avrebbe danneggiato il tessuto industriale italiano e bruciato migliaia di posti di lavoro. Continueremo a perseguire gli obbiettivi globali senza arretrare rispetto alla nostra filosofia, quella di governare il fenomeno senza scaricarne le conseguenze sulle imprese e men che meno sulle f a m i g l ie.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
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