Lo scorso 9 novembre E m m anuel Macron,
con un discorso
trasmesso in televisione, ha rilanciato gli investimenti francesi nell’energia nucleare.
L’annuncio fa seguito a quanto
già anticipato dallo stesso Presidente un mese fa in merito al
piano di investimenti F ra n c e
2 0 3 0. Ma l’enfasi posta nel discorso dell’altra sera lascia intendere che dagli annunci si
stia passando ai fatti.
I clamorosi rincari dell’energia degli ultimi mesi hanno
mostrato, anche in Francia,
quanto sia vulnerabile l’Euro -
pa dal punto di vista dell’auto -
sufficienza energetica e quanto politicamente difficile sarà
la transizione verso il 100% di
fonti rinnovabili. In virtù di un
obiettivo aleatorio e non così
trascinante (contenere l’i nnalzamento della temperatura terrestre entro 1,5 gradi da
qui al 2050), cittadini e imprese al momento non vedono altro che costi alle stelle e sacrifici. Le risposte dell’Un io n e
europea sul tema degli alti
prezzi dell’energia sono state
parziali e non sono andate al di
là di qualche balbettio su ipotetiche soluzioni future.
Oltre alla situazione di alti
prezzi dell’energia, l’ap p ro ccio decisionista di M ac ro n si
spiega anche in virtù di altri
due elementi.
Da una parte l’i m m i n e n za
delle elezioni presidenziali: la
mossa del presidente francese, che non ha di fatto avversari a sinistra, rappresenta politicamente una vera e propria
invasione di campo a destra.
Sia Marine Le Pen che E ric
Z e m m ou r, candidati all’Eliseo
alle elezioni del prossimo
aprile, hanno più volte criticato le politiche ambientali del
presidente in carica e sono
scettici nei confronti del g re e n
d e al europeo. Ma il rilancio del
nucleare da parte di M ac ro n
spiazza i due avversari, almeno su questo tema, e allo stesso
tempo rappresenta il tentativo
di rianimare la percentuale di
gradimento dell’attuale presidente, da un anno e mezzo inchiodata attorno al 40%
Dall’altra parte vi è l’obsole -
scenza del parco impianti nucleari francese. In termini di
potenza disponibile, circa
l’88% dei reattori francesi
(54.070 MW su 61.370 in esercizio, ovvero 50 reattori su 55)
ha 30 anni o più. Di questi, un
terzo ne ha 40 o più (17.180
MW su 54.070, ovvero 19 reattori su 50).
L’età avanzata degli impianti di produzione elettrica è una
caratteristica comune in Occidente e, assieme alla necessità
di rinnovamento della filiera
tedesca dell’automobile, rappresenta la motivazione industriale del green d e al eu ro p e o.
Secondo i dati Iea, in Europa ci
sono oltre 140.000 MW di potenza installata che hanno più
di 30 anni di età (38.000 MW
ne hanno più di cinquanta).
Essendosi sviluppata a partire
dagli anni Cinquanta del secolo scorso, in accompagnamento alla straordinaria crescita
economica del dopoguerra,
l’industria elettrica si trova oggi alle prese con la fine dei cicli
di vita degli impianti. Una centrale a carbone ha una vita utile di 45 anni, una nucleare di
40-45, una a gas di 30-35. Sono
necessari dunque investimenti molto significativi, anche
per sostenere la progressiva
elettrificazione dei consumi.
Da mesi si discute sulle regole di attuazione della finanza sostenibile dell’Ue, la cosiddetta tassonomia, che introduce alcuni criteri che le
aziende devono rispettare nei
propri investimenti perché
questi ottengano lo status di
sostenibilità. Questo regolamento è molto importante
perché può indirizzare centinaia di miliardi di euro di investimenti privati e pubblici su
aziende e progetti che ottengano la qualifica di sostenibilità.
Come è facilmente intuibile, la
discussione è soprattutto tra
Francia e Germania, la prima
sponsor del nucleare, la seconda del gas.
Nei giorni scorsi si è registrata la forte presa di posizione della Germania e altri quattro paesi dell’Ue (Austria, Danimarca, Lussemburgo e Portogallo), che in sede di Cop26 si
sono espressi in maniera nettamente contraria rispetto a
qualsiasi ipotesi di ripresa dell’espansione dell’energia nucleare in Europa. Lo scontro
tra la visione francese e quella
tedesca è più radicale di quello
che può apparire. La Francia è
culturalmente assai meno devota della Germania al totem
dell’ordoliberismo, cioè il liberalismo economico regolato
che molti hanno ribattezzato
«economia sociale di mercato» per renderlo digeribile. Ai
governanti francesi, storicamente, interessa molto di più
l’autonomia e la sovranità nazionale, che in un quadro di
Unione non può che diventare
sovranità europea. Mentre
l’ordoliberismo tedesco vive
ossessivamente di regole e le
pretende per ogni aspetto del
vivere sociale (salvo poi infrangerle quando gli conviene), la Francia ha un atteggiamento più pragmatico e meno
dottrinario. Nel rilancio del
nucleare francese vi è poi anche una spinta a recuperare il
ritardo strategico accumulato
da ll ’Unione europea rispetto
ai blocchi economico-militari
oggi dominanti, Usa e Cina.
Il nuovo governo tedesco intenderebbe accelerare l’u s c i ta
completa dal carbone al 2030.
Questo significa che per la
Germania è assolutamente indispensabile poter usufruire
del gas come fonte di energia
«sostenibile» fino a che non
sarà completato tutto il ciclo di
investimenti che porti al 100%
di energia verde (scadenza al
momento assai indeterminata) .
Circola da qualche giorno a
Bruxelles una proposta sulla
tassonomia nella quale l’ener -
gia nucleare verrebbe considerata verde a tutti gli effetti,
mentre il gas sarebbe classificato come fonte di energia di
«transizione». Questa è una
categoria intermedia, che raggrupperebbe tutte quelle fonti
considerate necessarie temporaneamente e dunque, a
certe condizioni, valide ai fini
del marchio di sostenibilità.
L’europarlamentare francese
Pascal Camfinpropone invece
di considerare entrambe le
fonti come «transizione», stabilendo che i nuovi impianti a
gas possano essere inclusi nella tassonomia solo qualora vadano a sostituire impianti a
carbone, con emissioni sotto i
340 gCO2/kWh e solo fino al
2 0 3 0.
Nonostante la riottosità tedesca, questa potrebbe essere
una formula di compromesso
accettabile per entrambi: la
Francia si assicurerebbe la benedizione del rinnovo del parco nucleare, mentre la Germania incasserebbe la possibilità
di sfruttare il nuovo gasdotto
Nord Stream 2 per sviluppare
impianti a gas, ottenendo che,
almeno formalmente, il nucleare non sia considerata una
fonte green. A quel punto, resterebbe solo da spiegare la cosa agli ambientalisti.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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