STUPIDA RAZZA

domenica 14 novembre 2021

Dopo sette mesi il vaccino «decade»

 



Che l’efficacia del vaccino contro il coronavirus tendesse a diminuire con il passare del tempo, era già stato segnalato in passato. Non così chiaro era, invece, che la durata variasse in modo significativo da casa produttrice a casa produttrice, cosicché chi ha ricevuto due dosi di Astrazeneca non si trova esattamente nella stessa situazione di coloro cui sono stati somministrati il Moderna o lo Pfizer. A far emergere questa divergenza è uno studio condotto in Svezia, che ha esaminato i tempi di persistenza della copertura per ciascuna delle formule attualmente utilizzate, prendendo come campione 1.684.958 individui. I soggetti coinvolti nella ricerca sono stati suddivisi in coppie con caratteristiche analoghe per età e condizioni di salute e con l’unica differenza che uno era stato immunizzato e l’altro no. Lo studio, che non è ancora stata pubblicato, perché in fase di revisione, si è concentrato sui dati raccolti tra il 12 gennaio e il 4 ottobre 2021 e segnala anzitutto come l’efficacia del vaccino contro l’infezione da Covid-19 diminuisca progressivamente nel tempo. Viene specificato che - in linea generale - la copertura raggiunge il picco tra i 15 e i 30 giorni dopo la somministrazione; diminuisce appena tra il 31° e il 60° giorno; successivamente si registra un affievolimento più pronunciato dell’efficacia, fino ad arrivare al giorno 211, dopo sette mesi, quando non se ne ha più alcuna traccia rilevabi l e. Un dato di per sé poco confortante, che preoccupa ancora di più nel momento in cui i ricercatori svedesi segnalano che questa riduzione cambia con tassi diversi, a seconda del tipo di vaccino che si è ricevuto. All’i nte r n o del campione, per esempio, l'efficacia del vaccino Pfizer era diminuita passando dal 92 per cento delle due settimane successive alla somministrazione al 47 per cento di sei mesi dopo, mentre dal 211 giorno in poi (sette mesi) non era stata rilevata alcuna efficacia. Migliore sembrava l’andamento del Moderna, con una diminuzione più lenta della copertura, che era stata stimata pari al 59 per cento dal sesto mese in poi. Quanto all’Astrazeneca la copertura risultava generalmente più bassa e sembrava scemare più velocemente, con un’inefficacia pressoché totale dopo il 121° giorno dalla somministrazione, quindi n e ll ’arco di quattro mesi. L’ultimo vaccino preso in considerazione, il Janssen, aveva invece mantenuto la stessa efficacia anche oltre il 121° giorno. L’altro aspetto significativo dell’indagine consiste nel fatto che il vaccino sembrava «proteggere» meno a lungo gli uomini e gli individui più anziani e fragili rispetto alle donne. Nonostante non evitassero per sempre il contagio, poi, in base alla ricerca svedese tutti i vaccini mantenevano comunque una certa efficacia contro l’ospedalizzazione e la morte da Covid, per un periodo di tempo pari ad almeno nove mesi, tranne che nel caso dei soggetti più deboli e più anziani. Un dato che per i ricercatori svedesi deve convincere a proporre la somministrazione della terza dose di vaccino alla cittadinanza. Che in considerazione del fatto che tra una formula e l’altra ci sono delle differenze, dovrebbe però essere invitata a ricevere la nuova immunizzazione tenendo conto dei «tempi di scadenza» dei vaccini avuti in precedenza e non solo sulla base dell’età anagrafica. Insomma, non come sta proponendo di fare in questo momento il governo italiano. 

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