Quali sono i meccanismi che inducono seri studiosi, fini analisti e in generale persone che fino a un paio di anni fa ritenevamo di comprovato buonsenso a ignorare gli argomenti contenuti nel rapporto della Fondazione Hume sugli effetti avversi dei vaccini? Perché alle obiezioni basilari, fondate su dati elaborati dalle istituzioni e sul confronto tra Paesi diversi, la narrazione dei media preferisce non rispondere? Come è possibile che i dubbi siano osteggiati come eresie, svicolati mandando la pubblicità, ignorati proseguendo il proprio discorso? Più in generale: come è stato possibile far accettare alla maggioranza delle persone adulte, per di più in relazione a scelte basilari riguardanti la salute e la libertà, lo schema pedagogico usato sino a un paio d’anni fa per i bambini che non vogliono mangiare la minestra? Da quando esattamente si possono avere dubbi su Dio ma non sulla scienza? Il problema, come appare evidente ogni volta che qualcuno non facente parte del coro del Covid show scatena la reazione scomposta di un esperto che ti vuole convincere che se non fai la terza dose è come se non ne avessi fatta neanche una, non sta negli argomenti. Se stesse negli argomenti adesso staremmo tutti studiando e imitando il Giappone. Il problema sta nel metodo. Un metodo che è conseguente a un’impostazione vecchia di due secoli che prima ha prodotto l’ateismo, poi il totalitarismo e adesso sta producendo il turboprogressismo scientista. Lo stesso metodo che è alla base della cosiddetta cancel culture o cultura «wo - ke » cioè l’onda lunga anglosassone del vecchio «pensiero di denuncia» del Sessantotto. In base a tale impostazione ideologica se si giudica qualcosa come «malvagio» non ci si limita a criticarlo - questo sarebbe semplice revisionismo -, non si apre un dialogo tra esperti per stabilirne i reali termini - questo significherebbe accettare che il proprio punto di vista non è quello giusto a priori -, si agisce, invece, cancellando. Un gruppo di poveretti che si riuniscono in un campus a Cambridge dicono che Sh a ke s p eare era fautore di stereotipi di genere e quindi si chiede la rimozione di Sha - ke s p ea re dai programmi universitari. E il sistema mediatico non vede l’ora di attribuire a quei meschini una qualsivoglia dignità culturale o anche solo una minima rappresentanza democratica (cosa che non è quasi mai vera, si tratta sempre di gruppi isolati avulsi dalla realtà) innescando così il grande gioco del senso di colpa il quale, non mi stancherò mai di ripetere, come disse Baku - nin è il vero motivo per cui molti ricchi sono o sono stati comunisti. Ma se operazioni di questo tipo, operazioni mediatiche come buttare giù le statue di Cristoforo Colombo o eliminare i corsi su Ralph W. Em er so n per sostituirli con corsi sulle poetesse lesbiche di colore contemporanee, creano ilarità e scherno tra gli stessi studiosi di sinistra, esattamente come il fatto che Miche - la Murgiavoglia cambiare l’or - tografia italiana perché le sembra giusto così, è il metodo in realtà che si fa strada, è il metodo che si accredita come l eg i tt i m o. Il metodo in base al quale la verità è già data a priori e viene detenuta da qualcuno che si autonomina detentore della stessa e il sistema mediatico lo accredita come tale. A quel punto ogni obiezione o possibilità di confronto critico apparirà come un delitto di lesa maestà. Se Paolo Berizzi, il Jo - seph McCarthy di quelli che hanno il calendario del Duce, dice che da qualche parte c’è il fascismo in agguato, che la sua denuncia per la vita democratica del Paese sia fondata o meno è secondario, il problema è che qualcuno che non è R e n zo De Felice e nemmeno un suo allievo decide di fare l’inquisi - tore, il sistema dei media lo riconosce come tale e a quel punto opporsi nel merito a ciò che lui dice non sarà più un’op - zione. Questi due esempi, basati su situazioni singolari o comiche non devono farci dimenticare come il metodo della cancel culture nel momento in cui cessa di essere folklore e diventa apriorismo in base al quale va benissimo aumentare ad libitum lo stato d’emergen - za di un Paese o imporre un obbligo vaccinale ai bambini malgrado i rischi del caso, si sia nei fatti sostituito a quello che una volta era il libero confronto delle idee, cioè quello che ci dicevano essere l’essen - za stessa della democrazia.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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