In Italia siamo abituati alle m an ifes ta zion i e da anni le tolleriamo senza fiat a re anche quando sono prive di senso. Le più assurde che mi sia capitato di vedere sono quelle in difesa dell’ambiente, per la cui tutela migliaia di persone decidono di bloccare il traffico cittadino, senza calcolare quanto inquinamento produrranno le auto incolonnate, né quale danno subirà l’economia, anche quella circolare. L’ultima allegra sfilata per il clima è di pochi giorni fa, ma nessuno sembra essersi dato pena per il traffico o per i negozianti. Anzi, le contestazioni vengono accolte con plauso da tutti. Ricordo che qualche tempo fa, dopo l’appello lanciato ai ragazzi dalla giovane Greta Thunberg, addirittura presidi e insegnanti incoraggiarono gli studenti a partecipare allo sciopero, garantendo che l’assenza - che per me era solo un modo per marinare la scuola - avrebbe trovato ampia giustificazion e. Tralascio i cortei dei No Expo o dei No Tav, oppure quelli dei cosiddetti antagonisti o leoncavallini, che per un certo periodo hanno imperversato nel cuore di Milano, bloccando le vie dello shopping negli orari di punta. A nessuno, tuttavia, è mai venuto in mente di proibirli e neppure di addebitare i danni causati dai manifestanti a coloro che avevano richiesto il permesso di sfilare. Forse perché nessuno que ll ’autorizzazione l’ave va chiesta o perché, per quieto vivere, le questure e il ministero dell’Interno preferivano chiudere un occhio e magari anche tutti e due. Da ieri invece è in vigore una circolare del Viminale che autorizza, anzi sollecita, prefetti e questori a limitare le «proteste contro le misure sanitarie in atto». Le disposizioni sono firmate dal ministro Luciana Lamorgese in persona, la quale, con la scusa del «rispetto delle misure sanitarie e della necessità di osservare regole di prevenzione del contagio, evitando assembramenti e mantenendo il distanziamento fisico», ordina di fatto l’i nte rd i - zione ai contestatori di «specifiche aree urbane sensibili». Scritta in burocratese, come si conviene a una signora che ha trascorso una vita da funzionaria dello Stato, la circolare serve a impedire lo svolgimento dei cortei nei centri cittadini, confinando chi vuole protestare in periferia, possibilmente in luoghi poco frequentati al pubblico, così da sterilizzare i manifestanti. Del resto, questo è ciò che la responsabile dell’ordine pubblico aveva già fatto intendere intervenendo all’ass embl ea dell’Anci, l’associazione nazionale dei comuni italiani. «I vaccinati hanno diritto a spazi sicuri», aveva detto, e quindi ecco steso un cordone sanitario intorno a coloro che, vaccinati o meno, contestano il green pass. A parte l’evidente disparità di trattamento rispetto al passato (neanche negli anni caldi con la legge Reale si arrivò a negare il diritto di radunarsi), la circolare introduce nel nostro ordinamento la possibilità di vietare o di dirottare le manifestazioni in base a ciò per cui si protesta. Già, perché l’og get - to della norma parla chiaro. Pur citando le regole sanitarie e l’uso dei dispositivi di sicurezza, la direttiva reca «indicazioni sullo svolgimento di manifestazioni di protesta contro le misure sanitarie in atto». E ciò vuol dire che per le altre manifestazioni, quelle del clima o dei sindacati (è il caso del grande raduno per protestare contro l’assalto alla sede della Cgil), si può continuare come si è sempre fatto, e cioè si sfilerà per le vie del centro, mentre quei barboni che si oppongono ai vaccini o al green pass dovranno accontentarsi di Quarto Oggiaro a Milano o della Magliana a Roma. Anzi, dovranno pure ringraziare di non essere rinchiusi, loro e la loro protesta, in un apposito recint o. Alle persone attente ai diritti non sfuggirà che un conto è, per ragioni sanitarie o di ordine pubblico, vietare tutte le manifestazioni. Un altro è impedire solo quelle che non piacciono al governo o a una parte del Parlamento. È la discrezionalità che fa la differenza. Domani, per esempio, qualcuno potrebbe ritenere che le contestazioni contro la finanziaria o la riforma delle pensioni sia meglio evitarle e, dunque, introdotto il precedente, si potrà disporre una misura ad hoc. Magari decidendo quante volte si possa contestare nell’arco di un mese o di un a n n o. Certo, da persona che detesta i cortei (avendone seguiti troppi ai tempi in cui facevo il cronista sindacale), so che molti plaudiranno alla decisione di Luciana Lam o rge s e. Ma le circolari bisogna leggerle fino in fondo, in particolare le ultime righe, dove si dice che «le presenti indicazioni potranno trovare applicazioni per manifestazioni pubbliche attinenti a ogni altra tematica». Proprio ciò di cui parlavamo: oggi il governo vieta di sfilare contro il green pass, domani potrebbe impedire la marcia contro qualcos’altro. A me sta bene lo stop a tutte le manifestazioni che generano ingorghi, ma da liberale non mi sta bene che si blocchino solo quelle che non piacciono a chi comanda. Ve lo immaginate un mondo solo con cortei di Greta Thunberg tipo quello che si è svolto a Glasgow? Bloccati in auto, con il motore acceso, in difesa del clima. Ma vadano a quel paese.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento