NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
sabato 13 novembre 2021
Usano anche i disabili pur di denigrare chi contesta i vaccini
Tocca constatare che, riguardo al Covid, è
stata superata la
fase della propaganda. Quest’ultima, recita la Treccani, è
una «azione che tende a influire sull’opinione pubblica, orientando verso determinati comportamenti collettivi». Oggi assistiamo a
qualcosa di diverso:siamo entrati, per essere
precisi, nel campo della pornografia. Ovvero, secondo la
stessa fonte, la «trattazione o
rappresentazione di soggetti
o immagini ritenuti osceni».
Potremmo dire che lo scopo
delle due azioni sia lo stesso:
è diversa l’intensità. La propaganda orienta l’o pi nion e
pubblica condizionando la
mente, mentre la pornografia provoca una reazione
istintuale, viscerale. In qualche modo, dunque, il pensiero non è più indirizzato con
la forza: è semplicemente
s o p p re s s o.
Per capire come funzioni
la macchina mediatico-politica in questa fase, dobbiamo
analizzare a fondo la natura
della pornografia, e comprendere che essa non ha a
che fare soltanto con il sesso,
o appunto con l’oscenità. Si
tratta, piuttosto, di una faccenda di illuminazione. Nel
porno, l’obiettivo riprende
fin nel minimo particolare
alcune parti del corpo, ne
svela ogni anfratto, ogni
asperità. Insomma: la pornografia vuole una luce accecante gettata sui dettagli.
Provate a immaginare di utilizzare un riflettore: se lo
puntate su una zona molto
specifica di una stanza, tutto
il resto non sarà in penombra, ma sarà immerso nel
buio più totale.
È esattamente per questo
motivo che le tecniche della
pornografia possono essere
sfruttate politicamente. Di
una vicenda si mostra solo
un dettaglio, si punta il riflettore soltanto su un particolare e l’effetto che si è ottiene è
molto potente: da un lato si
suscita nel cittadino una reazione «sensuale», dall’a l tro
si nasconde tutto ciò che non
è utile alla causa.
Il racconto del Covid viene
portato avanti alla stessa maniera: si prende un dettaglio
e lo si porta sotto i riflettori,
affinché tutto il resto muoia
nell’ombra. Ad esempio, per
sostenere l’opportunità del
green pass, si esamina il caso
tedesco. Si dice: i tedeschi
(pur con differenze tra i vari
Laender) non hanno adottato restrizioni pesanti come
le nostre, infatti guardate come sono messi, circa 50.000
nuovi casi e 235 morti al giorno. Terribile, vero? Con la
luce sparata sui tedeschi,
tuttavia, altre situazioni rimangono in ombra: ad esempio la Spagna, che non ha
adottato lasciapassare o restrizioni ma ha circa 6.400
contagi e 59 morti.
Se invece di fissarci pornograficamente su un solo
dettaglio cercassimo di fare
luce sulla situazione nel suo
complesso, magari ci renderemmo conto che i contagi e i
morti dipendono da una pluralità di fattori: probabilmente c’entra il clima, forse
influisce la stabilità del sistema sanitario. Di sicuro,
guardando l’insieme dei dati, converremmo che sia assurdo fare paragoni soltanto
con una nazione e non con
tutte le altre. Eppure, tale
assurdità non sembra preoccupare troppo i media e i
politici. Anzi, il porno Covid
impazza ovunque.
Un altro esempio è il caso
di Trieste. Da giorni sentiamo ripetere che il capoluogo
giuliano è sprofondato nel
disastro a causa delle manifestazioni no pass. Al solito,
si è puntato il faro soltanto
su Pu z ze r e compagni, trascurando altri eventi ben più
affollati svoltisi nei paraggi.
E, soprattutto, non si è mai
citato un particolare non del
tutto irrilevante, che però ieri è sfuggito di bocca a Um -
berto Lucangelo, pr i ma rio
di terapia intensiva all’ospedale triestino di Cattinara,
non proprio un simpatizzante no vax. Dopo aver inveito
contro i manifestanti, il nostro ha ammesso: «Trieste
ha un’importante attività
trasfrontaliera con Paesi a
basso tasso di vaccinazione
come la Slovenia». Già: in
Slovenia ci sono circa 4.500
casi al giorno, quintuplicati
nell’ultimo mese. Che dite,
magari i passaggi continui
della frontiera possono contribuire all’aumento dei pos i t iv i ?
Non è tutto. Sempre Lu -
cangelo spiega che nel suo
ospedale i posti occupati in
terapia intensiva sono 11.
Non 100, ma 11 (19, pare, in
tutto il Friuli Venezia Giulia).
Se una Regione può considerarsi a rischio perché ci sono
meno di 20 persone in terapia intensiva, significa che
siamo messi molto male, e
forse dovremmo ragionare
seriamente sull’ampliamento dei reparti (l’aumento dei
posti letto era stato promesso e finanziato ma - come
abbiamo mostrato nei giorni
scorsi - mai portato a termine). Quanto ai decessi, martedì in città se ne sono contati sei, di cui quattro nella fascia over 80. Due persone
sono decedute in Rsa, quindi
si suppone fossero vaccinate, altre tre in ospedale. Sono
numeri che non fanno piacere, ovviamente, ma che non
ci restituiscono un quadro
devastante o comunque ci
mostrano una situazione un
tantino più articolata rispetto alla narrazione dominante. In ogni caso, non conta.
Ciò che importa alla Cattedrale Sanitaria è imporre il
culto dell’immunità, e dunque si parla solo di un aumento dei contagi dovuto ai
maledetti contestatori.
Per colpirli e presentarli
come una minoranza nociva
si fa ricorso, come dicevamo,
anche a un utilizzo dei fatti
che potremmo definire emotivo. Si raccontano con psicotica insistenza sempre le
stesse storie, per esempio la
classica parabola del no vax
che si contagia e poi muore.
Ecco, qui entriamo nell’ambito dell’osceno. I giornali
infieriscono, le belve da social godono perché il tale
«guru» alla fine è crepato in
ospedale. Nell’ultima settimana si è molto parlato di un
sacerdote campano morto
dopo aver contratto il Covid
per la seconda volta. Non si
dice che costui aveva patologie pregresse, ma solo che
era un perfido no vax. Non si
risparmiano neppure i suoi
più fedeli parrocchiani: i
cronisti bussano alle loro case, per mostrare a tutti che lì
vivono gli untori.
Come nel porno, nulla è
celato, e tutto è concesso. Ha
fatto molto discutere, per dire, una campagna finanziata dal ministero del Lavoro e
ideata da Duchenne Parent
Project. I protagonisti sono
ragazzi con la distrofia muscolare di Duchenne e Becker. Appaiono sorridenti in
foto, vicini a slogan del tipo:
«Poteva andarmi peggio. Potevo nascere no vax». In teoria l’obiettivo dovrebbe essere quello di raccogliere fondi
e fare conoscere al mondo
l’esistenza di una malattia
invalidante. Posto che la distrofia sembra passare in secondo piano, viene da chiedersi quanto sia opportuno
aizzare ulteriormente gli
animi con la scusa della buona causa. Che c’entra la Duchenne e Becker con l’o r ie n -
tamento ideologico (o religioso) delle persone? Nulla,
ovviamente. Tutto questo
serve semplicemente a suscitare una reazione istintiva di disprezzo per il no vax.
Non è nemmeno più propaganda: è pornografia politica. Magari non rende ciechi, però impedisce di ragionare. E il danno è altrettanto
g rave.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento