STUPIDA RAZZA

sabato 15 gennaio 2022

Fiammata dei prezzi di breve periodo «Attesa una frenata»

 

Prezzi in crescita decisa ma non fuori controllo. Le indicazioni dei maggiori uffici studi sull’inflazione italiana del 2022 vedono certamente un progresso dei valori rispetto allo scorso anno, anche se il traino degli elementi più volatili, energia in primis, non pare destinato a trascinare verso l’alto le medie in modo duraturo e significativo. Intesa Sanpaolo prevede per l’Italia un’inflazione 2022 al 3,4%, media costruita però all’interno di un trend discendente. «L’effetto dei rincari delle bollette deve ancora manifestarsi - spiega Luca Mezzomo, responsabile della ricerca macroeconomica per Intesa Sanpaolo - e per questo ci aspettiamo un picco del 4,4% tra gennaio e febbraio. Da lì in poi vediamo però una discesa progressiva, che porterà i valori attorno al 2% a fine anno». L’ipotesi è che il balzo dell’energia spinga verso l’alto solo in modo marginale l’inflazione di base, aprendo spazi per future discese, tenendo conto anche di pressioni limitate dal lato dei salari. «Non si tornerà certo ai valori dello scorso biennio - aggiunge - ma ad ogni modo pensiamo che già nel 2023 si scenda all’1,6%. La spinta al rialzo al momento è quasi interamente nell’energia e quando il valore del gas inizierà a scendere, noi pensiamo già da marzo, la situazione tornerà a normalizzarsi». Per Prometeia la stima è di un’inflazione 2022 al 2,1%, con più di una cautela sull’evoluzione futura.«Le tensioni sui prezzi sono certo esacerbate da fenomeni congiunturali - spiega la senior partner Alessandra Lanza - ma se guardiamo ai cambiamenti indotti dalla transizione energetica e tecnologica dobbiamo invece fare i conti con modifiche strutturali, che hanno effetti di lungo periodo». Altro nodo riguarda il disallineamento dei trend tra prezzi al consumo e alla produzione, questi ultimi schizzati al 22% nelle ultime rilevazioni Istat, esito inevitabile dei rincari di energia e materie prime. Nelle stime di Prometeia, (Analisi e previsioni dei prezzi degli input aziendali) l’aumento medio per la manifattura nel 2021 è pari al 70%, con punte superiori per chimica, legno e meccanica. «Lo scorso anno molte aziende sono riuscite o hanno scelto di non trasferire a valle questi aumenti - aggiunge Alessandra Lanza - ma ora non è più possibile e una parte di questo shock finirà inevitabilmente sui listini». «Non credo si tratti di una situazione transitoria - commenta il capoeconomista di Nomisma Lucio Poma - e nei prossimi mesi vedo ancora valori in aumento, anche di un punto. Ad ogni modo mi paiono dati del tutto sostenibili. Oggi cresciamo del 6% e mi pare che la situazione attuale sia di gran lunga preferibile rispetto a quella sperimentata in passato: un paese fermo e in deflazione». Scenario al 2023 Stime in crescita rispetto allo scorso anno vi sono anche da parte di Bankitalia, che nelle proiezioni economiche di metà dicembre aveva indicato un valore medio del 2,8%, più del doppio rispetto alle indicazioni fornite sei mesi prima. Impennata decisa ma destinata comunque a rientrare nel 2023, quando si prevede un’inflazione all’1,5%. Trend non dissimile da quello dell’Ocse, che dopo il picco recente (il top degli ultimi 25 anni), ipotizza per l’Italia e la zona Euro un graduale rientro già a partire dai prossimi trimestri.

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