L ’ Eu ro pa
prende, l’Eu ropa dà. E la Consulta si allinea -
quando fa com o d o.
La sentenza di ieri sul bonus bebè, che dichiara incostituzionale la lunga residenza in Italia da parte delle
famiglie di immigrati, come
requisito per accedere all’assegno, non è semplicemente l’ennesimo tributo
pagato al mantra dell’« ac c ogliamoli tutti», con annessi
ricchi premi e cotillon. L’aspetto più preoccupante del
pronunciamento è che esso
cristallizza una subdola
contraddizione. In questo
caso, difatti, i giudici, allarmati da una potenziale discriminazione, si sono
preoccupati di interpellare
addirittura la Corte Ue, la
quale è ovviamente corsa in
soccorso della minoranza
perseguitata. Se però la discriminazione - e ben più
odiosa, perché non li spoglia
di un sussidio, ma della vita
sociale e del lavoro - colpisce i non vaccinati, la dottrina di Bruxelles è un’altra: le
disparità sono sì vietate a
livello comunitario, come
d’altronde prescrive il Regolamento sul certificato verde; però gli Stati nazionali
sono autorizzarsi ad agire
come meglio credono. Ed è
inutile sottolineare che nessuna delle nostrane istituzioni di garanzia sente il
bisogno di intervenire a tutela dei renitenti all’i n iez ione. I nuovi arrivati non devono assolutamente essere
privati di una sovvenzione. I
cittadini italiani, incensurati ma rei di rifiutare un farmaco, possono essere privati dello stipendio.
La cronologia della vicenda aiuta a comprendere meglio i termini della disson a n za .
La controversia origina in
Cassazione, che si era rivolta alla Consulta per una valutazione sulla disciplina
dei contributi per natalità e
maternità, introdotti nel
2014 dal governo Renzi. Il
denaro poteva essere erogato agli extracomunitari solo
se costoro fossero stati in
possesso, da almeno cinque
anni, del permesso di soggiorno; se fossero stati in
grado di dimostrare «la disponibilità di un reddito
non inferiore all’im p o rto
annuo dell’assegno sociale»
e di un alloggio idoneo; di
conoscere l’italiano; di non
costituire un pericolo per
l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.
Nel luglio 2020, la Corte
costituzionale si era rivolta
al tribunale di Lussemburgo, con una motivazione eloquente, indicata dall’o rd inanza di Silvana Sciarra. In
sostanza, la Consulta riteneva che l’elargizione concessa dall’esecutivo guidato
da Matteo Renzi non fosse
una banale sovvenzione,
svincolata dai principi dell’ordinamento europeo. Essa, semmai, integrava una
«prestazione economica di
carattere familiare», come
tale soggetta ai vincoli sanciti dalla Carta dei diritti
fondamentali dell’Ue. Con i
quali sarebbe stata incompatibile la prerogativa del
permesso di soggiorno lungo.
Come prevedibile, viste le
premesse, le toghe comunitarie avevano confermato
l’inconciliabilità della misura di welfare italiana con
l’articolo 34 del citato documento, nel quale si specifica
che «ogni individuo che risieda o si sposti legalmente
all’interno dell’Unione ha
diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici
sociali». Di qui ad aggiungere il riferimento ai due articoli della Costituzione su
eguaglianza e promozione
della famiglia (3 e 31), il passo è stato breve. Così si è
arrivati alla decisione di ieri: uno dei frutti del metodo
C a rtabi a .
Era l’attuale Guardasigilli
a presiedere la Corte nell’estate 2020, quando la S c i a rra definì «vincolanti» le «indicazioni» dei giudici di
Lussemburgo in materia.
Allora, La Verità fu uno dei
pochi giornali a sollevare
una questione di sovranismo costituzionale - ma sarebbe meglio parlare di autonomia, nel senso letterale
di capacità d’imporsi le leggi da soli.
Il green pass ancora non
esisteva ed era difficile immaginare che, nel giro di 12
mesi, il problema si sarebbe
ulteriormente aggravato e
complicato. Non soltanto il
Paese ha appreso che a un
governo è vietato varare un
beneficio economico che
premi i contribuenti stabili
(italiani e stranieri). Si è appreso che persino i fautori
del ricorso perenne alla superiore autorità del diritto
Ue, di Bruxelles se ne infischiano alla grande, quando
i suoi Regolamenti, anch’e ssi in teoria «vincolanti», sono d’impiccio alle mirabolanti imprese dei «migliori».
Anzi, è la Commissione
stessa a proclamare il liberi
tutti: cari Stati membri,
perseguitate pure chi non
offre il braccio alla patria,
basta che poi gli consentiate
di salire su un aereo per
circolare nell’area Schenge n .
Evidentemente, pure tra
le discriminazioni esistono
delle discriminazioni. Insomma, ci sono discriminazioni di serie A - quelle a
danno dei migranti - meritevoli di attenzione e correzione, e discriminazioni di
serie B - quelle a danno dei
cosiddetti no vax - che non
vanno ostacolate. Piuttosto,
incoraggiate. Regola aurea
per i custodi della nostra
Carta fondamentale...
Nella Re p ub b l ic a di P l aton e, uno dei protagonisti del
dialogo, il filosofo Tra s i m ac o, proclama l’i ntra m o ntabile e disilluso motto di ogni
realismo politico: «La giustizia è l’utile del più forte»,
ovvero, «del potere costituito». Ecco, le Costituzioni - e
i loro guardiani - dovrebbero servire a questo: a evitare
che il diritto diventi lo strumento di chi tiene il coltello
dalla parte del manico. Il
trucco ha funzionato?
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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