STUPIDA RAZZA

sabato 15 gennaio 2022

La Consulta in soccorso dei migranti Anche il bonus bebè ora è un diritto



L ’ Eu ro pa prende, l’Eu ropa dà. E la Consulta si allinea - quando fa com o d o. La sentenza di ieri sul bonus bebè, che dichiara incostituzionale la lunga residenza in Italia da parte delle famiglie di immigrati, come requisito per accedere all’assegno, non è semplicemente l’ennesimo tributo pagato al mantra dell’« ac c ogliamoli tutti», con annessi ricchi premi e cotillon. L’aspetto più preoccupante del pronunciamento è che esso cristallizza una subdola contraddizione. In questo caso, difatti, i giudici, allarmati da una potenziale discriminazione, si sono preoccupati di interpellare addirittura la Corte Ue, la quale è ovviamente corsa in soccorso della minoranza perseguitata. Se però la discriminazione - e ben più odiosa, perché non li spoglia di un sussidio, ma della vita sociale e del lavoro - colpisce i non vaccinati, la dottrina di Bruxelles è un’altra: le disparità sono sì vietate a livello comunitario, come d’altronde prescrive il Regolamento sul certificato verde; però gli Stati nazionali sono autorizzarsi ad agire come meglio credono. Ed è inutile sottolineare che nessuna delle nostrane istituzioni di garanzia sente il bisogno di intervenire a tutela dei renitenti all’i n iez ione. I nuovi arrivati non devono assolutamente essere privati di una sovvenzione. I cittadini italiani, incensurati ma rei di rifiutare un farmaco, possono essere privati dello stipendio. La cronologia della vicenda aiuta a comprendere meglio i termini della disson a n za . La controversia origina in Cassazione, che si era rivolta alla Consulta per una valutazione sulla disciplina dei contributi per natalità e maternità, introdotti nel 2014 dal governo Renzi. Il denaro poteva essere erogato agli extracomunitari solo se costoro fossero stati in possesso, da almeno cinque anni, del permesso di soggiorno; se fossero stati in grado di dimostrare «la disponibilità di un reddito non inferiore all’im p o rto annuo dell’assegno sociale» e di un alloggio idoneo; di conoscere l’italiano; di non costituire un pericolo per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. Nel luglio 2020, la Corte costituzionale si era rivolta al tribunale di Lussemburgo, con una motivazione eloquente, indicata dall’o rd inanza di Silvana Sciarra. In sostanza, la Consulta riteneva che l’elargizione concessa dall’esecutivo guidato da Matteo Renzi non fosse una banale sovvenzione, svincolata dai principi dell’ordinamento europeo. Essa, semmai, integrava una «prestazione economica di carattere familiare», come tale soggetta ai vincoli sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Con i quali sarebbe stata incompatibile la prerogativa del permesso di soggiorno lungo. Come prevedibile, viste le premesse, le toghe comunitarie avevano confermato l’inconciliabilità della misura di welfare italiana con l’articolo 34 del citato documento, nel quale si specifica che «ogni individuo che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali». Di qui ad aggiungere il riferimento ai due articoli della Costituzione su eguaglianza e promozione della famiglia (3 e 31), il passo è stato breve. Così si è arrivati alla decisione di ieri: uno dei frutti del metodo C a rtabi a . Era l’attuale Guardasigilli a presiedere la Corte nell’estate 2020, quando la S c i a rra definì «vincolanti» le «indicazioni» dei giudici di Lussemburgo in materia. Allora, La Verità fu uno dei pochi giornali a sollevare una questione di sovranismo costituzionale - ma sarebbe meglio parlare di autonomia, nel senso letterale di capacità d’imporsi le leggi da soli. Il green pass ancora non esisteva ed era difficile immaginare che, nel giro di 12 mesi, il problema si sarebbe ulteriormente aggravato e complicato. Non soltanto il Paese ha appreso che a un governo è vietato varare un beneficio economico che premi i contribuenti stabili (italiani e stranieri). Si è appreso che persino i fautori del ricorso perenne alla superiore autorità del diritto Ue, di Bruxelles se ne infischiano alla grande, quando i suoi Regolamenti, anch’e ssi in teoria «vincolanti», sono d’impiccio alle mirabolanti imprese dei «migliori». Anzi, è la Commissione stessa a proclamare il liberi tutti: cari Stati membri, perseguitate pure chi non offre il braccio alla patria, basta che poi gli consentiate di salire su un aereo per circolare nell’area Schenge n . Evidentemente, pure tra le discriminazioni esistono delle discriminazioni. Insomma, ci sono discriminazioni di serie A - quelle a danno dei migranti - meritevoli di attenzione e correzione, e discriminazioni di serie B - quelle a danno dei cosiddetti no vax - che non vanno ostacolate. Piuttosto, incoraggiate. Regola aurea per i custodi della nostra Carta fondamentale... Nella Re p ub b l ic a di P l aton e, uno dei protagonisti del dialogo, il filosofo Tra s i m ac o, proclama l’i ntra m o ntabile e disilluso motto di ogni realismo politico: «La giustizia è l’utile del più forte», ovvero, «del potere costituito». Ecco, le Costituzioni - e i loro guardiani - dovrebbero servire a questo: a evitare che il diritto diventi lo strumento di chi tiene il coltello dalla parte del manico. Il trucco ha funzionato? 

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