La peste suina africa preoccupa gli allevatori italiani.
Servono misure di prevenzione e sorveglianza, ma anche «vigilare contro le speculazioni di mercato a tutela degli allevatori e del sistema economico e occupazionale».
La peste suina africa preoccupa gli allevatori italiani. Era
già arrivata in Germania e nell’Est Europa. Ora è stata riscontrata anche nel nostro
Paese, tra il Piemonte (nell’Alessandrino) e la Liguria (nelle
province di Genova e Savona).
Tanto tuonò che piovve, dicono ora gli addetti ai lavori che
chiedono di monitorare la situazione e contenerla il più
possibile. Prima, diverse le
manifestazioni, tante le segnalazioni e le lettere alle istituzioni. Si temevano i danni alle
coltivazioni, incidenti mortali
e non, i problemi sanitari. I numeri forniti dalla Confederazione italiana agricoltori parlano chiaro: 2 milioni di ungulati in circolazione, oltre 200
milioni di danni all’agricoltu -
ra e 469 incidenti, anche mortali, in quattro anni.
Ora, con il primo caso registrato nei giorni scorsi in Piemonte, c’è un ulteriore rischio
elevatissimo: la pesta suina
africano può colpire i cinghiali
ed è altamente pericolosa e,
spesso, letale per i suini. La Regione Piemonte ha chiesto l’at -
tenzione dell’Unione europea
e una nuova legge nazionale
per il contenimento della fauna selvatica. Inoltre, ha in tutta
la provincia di Alessandria,
con un’ordinanza regionale
firmata dal governatore Alber -
to Cirio, è stata sospesa l’attivi -
tà venatoria fino al prossimo 31
gennaio. «La chiusura totale
dell’attività venatoria è un problema anche per il contenimento delle altre specie, oltre
il cinghiale, che causano danni
in agricoltura», ha dichiarato
Massimo Ponta, vicesegretario provinciale della Confederazione italiana agricoltori
alessandrina. «Auspichiamo
che entro il 31 gennaio possa
essere definita la reale situazione e l’effettiva portata dei
capi infetti», ha aggiunto.
C’è grande preoccupazione
anche da parte della Coldiretti
dopo i casi accertati in un areale che comprende oltre 110 comuni fra Piemonte e Liguria.
«Siamo costretti ad affrontare
una grave emergenza sanitaria perché per irresponsabilità è mancata l’azione di prevenzione come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di
fronte alla moltiplicazione dei
cinghiali che invadono città e
campagne da Nord a Sud dell’Italia dove si contano ormai più
di 2,3 milioni di esemplari», ha
dichiarato Ettore Prandini,
presidente dell’a ss oc ia zion e,
all’Adnkronos. Servono misure di prevenzione e sorveglianza, ma anche «vigilare contro
le speculazioni di mercato a
tutela degli allevatori e del sistema economico e occupazionale», ha aggiunto. «Bisogna
evitare strumentalizzazioni
commerciali con impatti economici sulle aziende di fronte
ad una situazione sanitaria
che», ha evidenziato, «al momento appare sotto controllo».
Nonostante ciò, la filiera sta
già facendo i conti con la chiusura dell’export di carne fresca e alimenti derivati verso alcuni Paesi. Le sospensioni sono già state disposte, ha evidenziato Confagricoltura, dalle competenti autorità di Cina,
Giappone, Taiwan e Kuwait.
Restrizioni sono state disposte anche dalla Svizzera. Lo
scorso anno le esportazioni
del settore suinicolo sono ammontate a circa 1,7 miliardi di
euro (in aumento del 12,2% rispetto al 2020), di cui 500 milioni destinate ai mercati extra
Unione europea. «Ora è necessario agire con la massima
tempestività ed efficacia nel
campo della sorveglianza e
delle misure di biosicurezza
per la protezione degli allevamenti», ha detto anche il presid e nte Massimiliano Giansanti . Confagricoltura ha annunciato la convocazione delle Federazioni nazionali di prodotto dei settori suinicolo e avicunicolo per valutare le richieste
da presentare al governo e in
ambito europeo per la salvaguardia delle imprese. Intanto, ha aggiunto G i a n s a nti , «ci
siamo già rivolti ad alcuni istituti di credito affinché rivolgano la maggiore attenzione possibile nei confronti degli allevatori in difficoltà».
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