U n Paese, il nostro, che combatte contro il consumo di suolo da una parte e gli spazi vuoti dall’altra. Eppure, la quadra ci sarebbe e collima con una attività che ha che fare con la rigenerazione. Al cubo: territoriale, culturale e professionale. «Riusare, anche solo in minima parte, gli spazi vuoti affidandoli a start up culturali e sociali, potrebbe essere la leva giusta, e a basso costo, per favorire l’occupabilità giovanile e la rigenerazione territoriale». La pensa così Roberto Tognetti, direttore della Fondazione Riusiamo l’Italia che fa anche una sorta di censimento: «Sei milioni i beni inutilizzati o sottoutilizzati». Un territorio immenso, due volte la città di Roma se riuscissimo a immaginarcela vuota. Tognetti, di professione architetto, ne ha fatto una missione. E non da oggi: assieme a Giovanni Campagnoli è quasi da un decennio che insiste sulla riqualificazione dei territori partendo dal recupero dei siti abbandonati. L’elenco è lungo e se ne potrebbe fare una mappa distrettuale: le fabbriche della lana nel biellese, le ex colonie romagnole, le cascine lombarde. Chiese sconsacrate come quella che a Salerno è ora al centro del progetto Salerno Punto Com, che vuole trasformare spazi sottoutilizzati in luoghi di aggregazione sociale a partecipazione culturale, capaci di abilitare gli under 35 della città. Per non parlare delle case monofamiliari del Sud che il piano Marshall aveva seminato in ogni campo da coltivare e ora sono lì, diroccate. E le Manifatture tabacchi, alcune delle quali sono diventate esempio di sostenibilità come quella di Firenze, o di tecnologia se pensiamo a Rovereto, ma anche a Bologna dove è stato recentemente inaugurato il più grande centro meteo d’Europa. Poi le stazioni ferroviarie impresenziate, le case cantoniere non utilizzate, i beni confiscati alla mafia, “paesi fantasma” o borghi da far risuscitare come quello di Biccari nel foggiano che grazie a Gianni Migogna, sindaco in carica da 13 anni, sta attirando le attenzioni di tutto il mondo con la rigenerazione non solo delle case - «Non funziona la formula della vendita a un euro», racconta -, ma anche del bosco su cui insistono anche nuove professioni. Quanto vale potenzialmente tutta questa matrice rigenerativa? Fondazione Riusiamo l’Italia fa una sommatoria e aggiunge al possibile fatturato di circa 2,7 miliardi di euro il potenziale abbattimento – il 10% circa - della disoccupazione giovanile. Bisogna aggiungere anche gli effetti sull’ambiente. È ancora Tognetti a elencarli: suolo risparmiato attorno ai 15.23 km2 (pari a circa un terzo di Città del Vaticano), un assorbimento equivalente di CO2 pari a 300mila kg, una potenziale applicazione degli standard urbanistici con nuove aree verdi (forestazione urbana) per un milione di metri cubi e una potenziale messa a dimora di 20mila alberi con portamento di medio/alto fusto». Tematiche convincenti, tanto che qualcosa si sta muovendo con effetti contagiosi sulla realtà circostante com dimostra il progetto Lom (si veda pezzo a fianco, ndr). Ma non è una strada facile: il groviglio di ostacoli è sempre in agguato. Ma con anni di esperienze alle spalle (e un libro “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali” Gruppo24Ore) Fondazione Riusiamo l’Italia ha messo a punto anche un approccio che consiglia di agire in maniera incrementale e generativa. Anche in termini economici. Fondamentale è il dialogo con i soggetti pro-attivi: «Una banca di territorio, una fondazione, qualche impresa di spicco, qualche soggetto che si vuole mettere in gioco, anche una parrocchia potrebbe fare molto in tal senso». Esempio concreto il fresco studio di fattibilità appena avviato per la rigenerazione dell’ex Lanificio Tonella a Trivero Valdilana (Biella), per conto di Atelier Laboratorio delle buone idee, Impresa sociale con l’obiettivo di creare un centro di produzione culturale, innovazione sociale con particolare riguardo alla formazione professionale, le arti applicate e i contesti di apprendimento. Mentre la Banca europea per gli investimenti ha messo sul piatto 272 milioni di euro a supporto di progetti per il risanamento urbano, Tognetti guarda ai meandri del Pnrr: «Gli effetti diretti sulla rigenerazione possono essere attivati con circa il 70% di quanto previsto dal Pnrr. Una massa di investimenti che se venisse interpretata con un buon quadro di riforme attivate produrrebbe impatti pari al 150% delle risorse disponibili».
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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