Qu al cun o, per usare un termine alla moda, potrebbe definirla resilienza. Altri, un poco più realisti, preferirebbero parlare di gioco delle tre carte. Comunque sia, l’orizzonte è sempre quello orwelliano: fino a ieri eravamo in guerra con l’Estasia, oggi invece siamo in guerra con l’Eurasia. Però dobbiamo dire alla popolazione che siamo sempre stati in guerra con l’Eurasia, anche se il nemico è totalmente diverso. Basta una minima ricostruzione cronologica per rendersi conto di come funzioni: quello che ieri era un argomento tabù, roba «da no vax», all’improvviso diviene un elemento cardine del discorso istituzionale. E se qualcuno prova ad alzare il ditino per far notare la patente contraddizione, ecco che piove la solita accusa: «No vax!». In qualunque altra situazione, il giochino non avrebbe funzionato: troppo smaccato, troppo clamoroso persino per chi è abituato alla mistificazione e alla menzogna. Ora, tuttavia, il meccanismo scatta implacabile, e la totale sottomissione dell’apparato mediatico facilita parecchio il compito. Anzi, più le storture retoriche del «pensiero ufficiale» si fanno evidenti, più l’aggressione nei confronti del dissidente, del sabotatore, è fe ro c e. Guardare le trasmissioni televisive ormai è una esperienza lisergica, un viaggio in un mondo bizzarro a realtà aumentata e ribaltata. I conduttori perfettamente allineati e la gran parte degli ospiti riescono a sostenere contemporaneamente che l’Italia è messa meglio di tutto il resto del mondo grazie alle misure del governo dei migliori e che siamo in spaventosa emergenza dunque dobbiamo inasprire le restrizioni. Il green pass funzionava perfettamente dunque abbiamo dovuto istituire il super green pass. Il quale a sua volta funziona talmente bene che ora tocca introdurre limitazioni più pressanti. In teoria, lo scopo di un provvedimento restrittivo dovrebbe essere la fine delle restrizioni: si limita la libertà per un periodo allo scopo di tornare quanto prima a una situazione di libertà totale. Come insegnava Carl Schmitt, la dittatura eccede per un breve lasso di tempo la legislazione normale al fine di confermarla, cioè di permetterne l’attuazione una volta superato l’o s tac o l o. Qui, invece, abbiamo misure che conducono a misure ancora più eccezionali, e quindi evidentemente non funzionano. Ciò nonostante vengono acriticamente difese dai più. Si è detto che il green pass ci avrebbe tenuti al sicuro, e ora vediamo che non ferma i contagi e nemmeno i ricoveri. Si è detto che ci avrebbe garantito il ritorno alla normalità, e invece tutte le attività turistiche, ricreative e commerciali stanno subendo duri colpi e non, come si sostiene, a causa del virus, ma per via delle restrizioni che discriminano senza motivo milioni di persone. Tutto questo, però, passa in cavalleria, e ora si afferma, come se nulla fosse, che era già scritto: «Che il green pass non avrebbe garantito protezione assoluta si sapeva da subito», sibilano i corazzieri del regimetto. Peccato che le affermazioni dei mesi passati li smentiscano clamorosamente, ma non conta. Analogo discorso riguardo al tampone. Per settimane ci è stato ripetuto che non serviva, che era pericoloso, che forniva risultati incompleti e falsati e che sarebbe stato un suicidio consentire alle persone di accedere al lavoro, agli eventi pubblici e ai luoghi di svago esibendo soltanto il risultato negativo di un test. Ebbene, che succede adesso? Che il tampone è di nuovo tornato lo strumento fondamentale per garantire sicurezza. Pensate: si devono sottoporre all’e same addirittura i vaccinati e non solo i temibili no vax. Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, fa sapere che si sta valutando di richiedere l’esamino agli inoculati per garantire la partecipazione ai «grandi eventi». Senza tampone, intanto, non è consentito varcare il confine italico. E questa è una contraddizione nella contraddizione. Non ci era stato ripetuto allo sfinimento che il virus se ne fregava dei confini? Non ci avevano spiegato quanto fosse fascista proteggere le frontiere? All’improvviso, tutto cancellato: ora presidiare i valichi si può, anzi si deve.(MENO CHE I MIGRANTI !) Tutti gli osservatori sono concordi, e sono pure felici del fatto che Mario Draghi abbia indispettito un po' di papaveri a Bruxelles e dintorni, come un vero patr iota . Fantastico, come no: forse però sarebbe stato carino adottare questo approccio anche con i confini a Sud, quotidianamente oltrepassati da migliaia di immigrati clandestini, e persino su almeno un paio di altre questioni di respiro europeo, ma a quanto pare il sovranismo è buono soltanto se virologico. Il caso più clamoroso, tuttavia, resta quello riguardante il vaccino. Abbiamo udito per mesi e mesi e mesi giornalisti, politici, rockstar, Vip e Vippetti assortiti ripetere che «il vaccino è l’unica arma che abbiamo». Chi si azzardava a sostenere che l’iniezione, purtroppo, non è la panacea di ogni male e non ha potere taumaturgico veniva linciato sulla pubblica piazza e accusato di essere un cattivo maestro. Risultato: ora abbiamo l’Oms, l’Ecdc (Centro europeo per il controllo delle malattie), il consulente del ministero che risponde al nome di Wa lter Ricci ard i e financo il presidente del Consiglio pronti a giurare che il vaccino da solo non basta. Capito? Fino a ieri, a discettare delle limitazioni del siero si finiva dritti alla gogna, con l’infamante scritta «No vax» incisa sul petto. D’un tratto, sono le autorità ad ammettere che la puntura non è il Graal, e la stampa non ha manco un sussulto. Peggio: dichiara di averlo sempre saputo, di non aver mai pensato il contrario, e chi non ci crede è un terrapiattista che si inietta lo zenzero. Solo su un punto rimane, ottusa e cattiva, la medesima ostilità: le cure. Anche ammesso che il vaccino non basta, anche concesso che le restrizioni non ci salvano, l’ipotesi di spingere sulle terapie non viene considerata. O, meglio, si comincia appena ad accarezzarla in qualche articolo dedicato alle pillole magiche di Merck o Pfizer. Per assistere alla giravolta totale dovremo attendere ancora un po', giusto il tempo di un altro giro di iniezioni. A quel punto, un bel mattino, ci diranno: massì, dal disastro si esce soltanto con la cura, tutto il resto è un palliativo. Subito dopo aver pronunciato queste parole, affermeranno di aver sempre avuto la stessa opinione, di non aver mai nemmeno preso in considerazione verità differenti. Con il sangue dei nemici di Estasia ancora sulle mani, scrolleranno le spalle e sbufferanno: «Siamo sempre stati in guerra con l’Eu ra s i a » . In fondo, abbiamo un ministro della Salute che un anno fa ha scritto un libro intitolato Perché guariremo, e passa il tempo a ricordarci che non stiamo guarendo, e conviene fare gli scongiuri.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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