STUPIDA RAZZA

lunedì 20 dicembre 2021

Pensione contributiva da fame

 



A ogni dibattito sul tema pensioni la propo-
sta esce sempre. Ed è sempre la stessa: condi-
zionare l’uscita anticipata di chi è ancora al
lavoro al ricalcolo contributivo.
E cioè
all’applicazione del metodo adottato ai contri-
buti versati dal 1995 anche a quelli preceden-
ti. Uno scambio tempo contro denaro che in
linea di principio ha una sua ragione economi-
ca ma che significa un taglio delle prestazioni
che la Cgil, con un’analisi del suo Osservato-
rio della previdenza e della Fondazione Di
Vittorio, ha quantificato. Lo sconto applicato
può produrre un taglio importante e iniquo,
che potrebbe arrivare a superare il 30%
dell’assegno lordo. La ricerca ha preso a riferi-
mento diversi casi, tutti «misti», cioè con
un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni
di contribuzione al 31 dicembre 1995, situazio-
ne che non consente la piena applicazione
del più generoso metodo retributivo. «Per una
retribuzione di 20 mila euro lorde e con 30
anni di contribuzione complessiva, con una
carriera lineare e 15 anni di contribuzione al
31 dicembre 1995, la pensione lorda mensile
passerebbe da 870 euro con il sistema misto a
674 euro con il ricalcolo contributivo, un ta-
glio pari al
22,6%. Una diffe-
renza che in
questo caso per
un soggetto che
anticipa a 64 an-
ni l’uscita con il
ricalcolo contri-
butivo pesereb-
be per 19.344 eu-
ro di pensione
in meno nell’intero periodo di pensionamen-
to» ha spiegato il responsabile Politiche previ-
denziali della Cgil nazionale Ezio Cigna. «Il
metodo di ricalcolo non è equo  e determinerebbe un vantaggio per lo
Stato, imponendo un onere irragionevole al
lavoratore nel caso di anticipo della pensione,

come oggi già avviene con Opzione Donna».
Secondo le simulazioni effettuate «non cam-
bia molto se si prende a riferimento un reddi-
to superiore a 30mila euro lorde alla cessazio-
ne, con 38 anni di contribuzione. La pensione
lorda da 1.605 euro passerebbe a 1.376 euro,
una differenza di 229 euro, pari al 14,2% sul
totale della pensione, con un’incidenza pari
al 32,7% sulla quota retributiva. In questo
caso la forbice del mancato incasso a 82 anni
(attesa di vita media) è pari a 8.151 euro». Per
il segretario confederale della Cgil Roberto
Ghiselli «è importante realizzare un sistema
previdenziale più flessibile che consenta alle
persone di accedere in anticipo alla pensione

rispetto ai 67 anni attualmente previsti, ma
senza imporre condizioni vessatorie come già
avviene con Opzione Donna. Dopo mesi di
immobilismo sui temi previdenziali - sostiene
- la convoca-
zione delle
organizzazio-
ni sindacali
da parte del
Governo per
il prossimo
lunedì è un
fatto positi-
vo, certamen-
te frutto del-
la nostra mobilitazione messa in campo in
questi mesi». «L’incontro - ha concluso il diri-
gente sindacale - sarà l’occasione per capire
se effettivamente c’è la volontà da parte del
Governo di avviare un confronto vero con il
sindacato, e non un semplice ascolto, con
l’obiettivo di superare le rigidità della legge
Fornero e ripensare un sistema previdenziale
basato su elementi di equità e solidarietà,

come sosteniamo da tempo con la piattafor-
ma unitaria».
Domani dunque il tavolo a Palazzo Chigi gui-
dato in prima persona da Mario Draghi inizie-
rà a mettere in campo le ipotesi per il 2023
visto che, per ora, la soluzione individuata per
il prossimo è la quota 102 cioè 64 anno e 38 di
contributi.

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