A cosa serve
avere una Costi-
tuzione se i dirit-
ti irrevocabili
che vi sono san -
citi possono es-
sere revocati? Serve a indur-
re dei comportamenti. Nel
migliore dei casi a produrre
delle convinzioni. L ’Italia si
caratterizza da sempre come
una realtà nazionale e cultu-
rale molto peculiare. Sono se-
coli che ci chiediamo come
mai, grandi pensatori, da Ma-
chiavel l ia Guicciardini a Ja-
cob Burckhardt, hanno sem-
pre sottolineato come il tratto
caratteristico dell’italiano sia
l’individualismo. Ma non ri-
vanghiamo, accontentiamoci
dei concetti generali. Pensia-
mo soltanto all’Italia del Do-
poguerra: burocrazia masto-
dontica, Stato inefficiente, le
tasse più alte al mondo, un’e-
laborata cultura di sotterfu-
gio e di difesa nei confronti di
un apparato lento e miope ma
dentro al quale è meglio non
finire mai, il cosiddetto «stato
criminogeno». Non dimenti-
cherò mai quella sera in cui il
nuovissimo addetto culturale
del Consolato svedese arrivò
alla cena con un’ora di ritar-
do: attese invano il tram a una
fermata soppressa.
Gli italiani ridono da sem-
pre dell’Italia e delle sue stor-
ture che nel corso dei secoli si
sono trasformate in vere e
proprie attrazioni turistiche,
da Goethe agli americani in
Toscana. Quando smettono
di ridere, però, tutti gli italia-
ni sanno che lo stesso indivi-
dualismo che crea la più gran-
de edilizia abusiva del mondo
occidentale è anche la fonte
della salvezza nel momento
in cui si viene salvati dal fun-
zionario intelligente che con-
travvenendo alla procedura
risolve la pratica incagliata da
anni. La lentezza e l’incertez-
za del sistema giudiziario è il
più grande deterrente agli in-
vestimenti esteri in Italia ma i
lentissimi, farraginosi e mai
definitivi gradi di giudizio
servono anche ad attenuare
gli effetti di provvedimenti
troppo severi.
Forse si tratta proprio di
una grande, millenaria e radi-
cata sapienza del mondo ad
aver portato l’Italia a elabora-
re questo modo invivibile di
vivere, perché è la vita stessa
ad essere invivibile, checché
ne pensino tutti i protestanti
del mondo. Ma saggezza non
vuol dire sopruso, e l’i n du l-
genza non può mai convivere
con l’iniquità. Esistono limiti
impliciti che non possono es-
sere mai superati e questi li-
miti, purtroppo, vengono
messi alla prova dai tempi du-
ri. Sono ormai due anni che
viviamo uno strano stato di
guerra nel quale non ci siamo
fatti mancare niente, nem -
meno il coprifuoco e nemme-
no i lasciapassare per lavora-
re, ma c’è chi pensa che un
popolo che non si ribella è un
popolo che si merita ancora
qualcosa in più. Ed è così che
si arriva a Pierluigi Bersani
che dichiara esplicitamente
che se si dovesse scegliere tra
curare un vaccinato e curare
un non vaccinato bisognereb-
be curare il vaccinato. E lo di-
ce con quell’aria di artefatto
buonsenso, quell’aria da ra-
sdû rche ha reso celebre i suoi
motti surreali sulle vacche e i
corridoi, tentativi di far cre-
dere che la sapienza contadi-
na converga in fondo col co-
munismo.
E proprio qui si sbaglia Ber-
sani, proprio sul buonsenso.
Quello che propone lui, infat-
ti, è l’esatto opposto del buon-
senso, è l ’applicazione della
selezione etica basata sul pre-
mio di comportamenti rite-
nuti «buoni» a fronte di com-
portamenti ritenuti «cattivi»,
è l’estensione dell ’ecobonu s
alla vita, è l’idea che lo Stato
sia un’entità etica che premia
e punisce attraverso la som-
ministrazione delle cure me-
diche. Altroché il «sistema
sanitario americano» usato
da sempre dalle parti di Ber-
sani per descrivere una socie-
tà ingiusta perché basata sul-
le assicurazioni sanitarie. No,
qui paghi le tasse ma devi an-
che fare quello che ti dice Ber-
sani se no in ospedale ti cura-
no, forse, solo se non togli po-
sto a un altro. E come faccia-
mo a sapere che non è buon-
senso se i posti sono due e i
pazienti tre? Dove «casca l’a-
sino» di Bersani? I medici si
possono, purtroppo, trovare,
da sempre, in situazioni ecce-
zionali in cui è necessario
scegliere tra due pazienti, tra
due trapianti o tra la madre e
il bambino. Succede da sem-
pre e da sempre il criterio che
li guida è quello della valuta-
zione sanitaria e della proba-
bilità di sopravvivenza. Non è
mai il criterio etico, è sempre
quello organico. Forse P ie r-
luigi Bersani, laureato in filo-
sofia, pensa che nemmeno lo
Stato etico di Giovanni Genti-
le sia più sufficiente, vuole
più etica e vuole dire lui come
valutarla.
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