Avevano giurato di toglierlo di mezzo una volta per tutte, e invece sta per tornare. Stiamo parlando del dpcm, famigerato strumento legislativo impiegato a piene mani dal governo giallorosso nella fase acuta della pandemia, criticato da più parti (a ragione) per aver consentito all’esecutivo di bypassare ogni controllo del Parlamento sugli atti legislativi più delicati come quelli che riguardavano la libertà di movimento dei cittadini, poi messo da parte da Mario Draghi. Fino a oggi, o comunque alle prossime ore, quando Palazzo Chigi sfornerà un nuovo decreto ministeriale che ci dovrà dire quali saranno gli esercizi e i pubblici uffici cui si potrà accedere senza il green pass, sia esso base o rafforzato. E siccome il Parlamento, come è ormai consuetudine, non toccherà palla nemmeno questa volta, lo scontro all’interno della maggioranza sui contenuti del provvedimento si sta svolgendo sottotraccia, a livello di leader politici e di ministri e, come è accaduto per le ultime decisioni importanti prese dall’esecutivo, potrebbe deflagrare nel corso della riunione del Cdm. Da una parte ci sono gli irriducibili della severità, l’ala più intransigente del governo e della maggioranza, raccolta attorno al ministro della Salute Roberto Speranza e all’ormai pasdaran dell’obbligo vaccinale che è divenuto il ministro della Pa, Renato Brunetta. Dall’altra abbiamo l’ala più flessibile, più vicina alle istanze avanzate da alcune categorie produttive e da numerose associazioni di cittadini affinché il giro di vite non diventi soffocante per l’economia e vessatorio per parte della popolazione. Capofila di quest’ultima corrente può essere considerato il ministro per lo Sviluppo economico e numero due leghista, Giancarlo Giorgetti. Il motivo del contendere, in questo caso, è quali e quanti dovranno essere gli esercizi e gli uffici esentati dall’obbligo di green pass, e in base a quale criterio. Dalla bozza (o una delle bozze) di dpcm che sta circolando in queste ore, si evince che l’orientamento generale sia quello di comporre la lista dei luoghi esentati dal green pass sulla base di una scala di urgenza. In quest’ott ic a , dunque, al primo posto va la necessità di alimentarsi e di curarsi: non dovrebbe servire la certificazione per recarsi al supermercato o al negozio di generi alimentari, dai tabaccai, in farmacia, in ospedale, in un ambulatorio medico o veterinario. Ma visto che gli ultimi decreti adottati dal governo hanno stabilito la necessità di avere il green pass per fare ingresso in tutti gli uffici pubblici, le esenzioni contenute nell’imminente dpcm dovranno salvaguardare alcuni casi di conclamata urgenza di pubblica sicurezza, come il deposito di denunce nei commissariati o nelle Procure, se queste giungono da vittime di reato e se contribuiscono a salvaguardare dei minori. Ma è quando si va oltre il perimetro fin qui delineato (su cui sono tutti d’ac c o rd o ) che arrivano i contrasti in seno al governo, nella misura in cui alcuni esponenti che la pensano come G io r - getti ritengono che esistano ulteriori attività ed esercizi che necessiterebbero l’esenzione dal green pass. Come ad esempio edicole, librerie, negozi di articoli per neonati e di giocattoli, ma anche profumerie, fiorai e verosimilmente qualche altra attività. Per i più rigidi, queste ultime attività non dovrebbero figurare nella lista delle esenzioni, che dovrebbe obbedire al solo principio dell’u rge n za . Ciò, però, rischierebbe di far piombare anche questo provvedimento in una complicatezza che lo renderebbe difficilmente applicabile: la prima difficoltà sarebbe, come sempre, quella dei controlli, come nel caso dei supermercati, che vendono praticamente ogni genere di merce. Nel caso si impedisse a fiorai e giocattolai di far entrare chi non ha il green pass, come si potrebbe impedire a chi entra senza green pass in un supermercato di acquistare dei fiori o un gioco per un bambino, alterando di fatto la concorrenza? E chi dovrebbe controllare? Quanto alla sanità, se passasse la linea dura, chi dovrebbe controllare se una prestazione fornita, ad esempio, da una clinica odontoiatrica è urgente o invece è un intervento cosmetico accessibile solo con green pass? E se le prestazioni fossero contestuali, come ci si dovrebbe regolare? Nodi che, se non sciolti prima, non mancheranno di turbare la prossima riunione dell’e s e c ut ivo.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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