STUPIDA RAZZA

domenica 16 gennaio 2022

«Il Kazakhstan paga gli squilibri creati dall’oligarchia di Stato»

 

A una settimana dalla rivolta che d’improvviso ha portato il Kazakhstan sui notiziari di tutto il mondo, martedì il presidente Kassym-Jomart Tokajev si è rivolto al Parlamento nazionale: preoccupato di dimostrare che non soltanto ha ripreso in mano il controllo del Paese, ma ha anche afferrato il messaggio lanciato da chi era sceso in piazza per disperazione, spinto dalle difficoltà economiche, i rialzi dei prezzi di benzina, gas, alimentari. Preoccupazioni a cui Tokajev ha risposto promettendo aiuti e riforme: «Un piano piuttosto ambizioso - osserva da Almaty Evgenij Zhovtis, avvocato e attivista per i diritti umani -, che riguarda il sistema. Perché non si tratta solo dell’aumento del gas, ma di un sistema costruito negli anni sull’oligarchia di Stato e la concentrazione delle risorse economiche nelle mani di un gruppo ristretto. Oligarchi legati  in particolare alla famiglia del primo presidente (Nursultan Nazarbajev, ndr). Il programma presentato da Tokajev è una risposta adeguata? Non direi. Certo, creare una reale economia di mercato è necessario: ridurre l’influenza dello Stato nell’economia, i monopoli. Però bisogna anche eliminare le ingiustizie sociali, e dubito si possa farlo senza serie riforme politiche, il rafforzamento dei diritti civili, una giustizia indipendente, la lotta alla corruzione: non quella di basso livello, ma politica. Pensa che Tokajev potrebbe rivelarsi l’uomo giusto per raccogliere la sfida? Non sono certo che abbia la determinazione, le forze e le risorse. I problemi sono profondi e radicati, è difficile dire. Però mi è sembrato importante che nel suo intervento abbia confermato le ragioni socio-economiche della protesta, problemi irrisolti. E solo in secondo luogo il terrorismo. Quali sono le regioni del Kazakhstan più segnate dagli squilibri socio-economici? La vita è certamente più facile nelle grandi città dove si concentrano le attività produttive e gli istituti finanziari, e dove girano più soldi. Dove sono nate le proteste? Nell’Ovest. Le regioni dove si estraggono petrolio e gas. Cosa significa? Che malgrado questo, chi ci vive e ci lavora non ne ricava vantaggi. Anzi, nelle cosiddette regioni “ricche”, dove ci sono le grandi compagnie energetiche, ti sbattono in faccia le differenze sociali, cresciute negli anni in cui in un sistema oligarchico l’élite dell’energia controllava il 90% dell’economia, senza lasciar sviluppare le piccole imprese. E le zone rurali? Nelle campagne buona parte della società kazaka ha sempre vissuto più o meno normalmente allevando, che so, cavalli o montoni. Ma ora gli squilibri colpiscono soprattutto i giovani: i giovani venuti dai villaggi e dalle campagne in cerca di lavoro sono stati la parte più attiva delle proteste. Vivono in condizioni difficili, a cui si sono aggiunte la pandemia e un’inflazione salita in due anni al 20%. Le faccio un esempio: se si allontana 50 km dalla capitale, Nur-Sultan, vedrà una situazione tremenda. Sa che migliaia di scuole in Kazakhstan non hanno bagni? Questo spiega lo scontro sociale. Nel suo intervento, Tokajev ha preso le distanze da Nazarbajev. Cambierà il nome della capitale? Bella domanda! Nel momento in cui è stato eletto, nel 2019, penso che Tokajev sapesse che la radice del problema è nel sistema creato dal primo presidente. Da allora hanno vissuto in coabitazione, c’è stato qualche tentativo di cambiamento ma di fatto il sistema si è conservato. Ora Tokajev sta consolidando il proprio potere, è chiaro che guarda a determinate compagnie... Ma non credo che attaccherà direttamente il primo presidente, che farà di lui il colpevole. Non gli conviene. È possibile che in questo abbia un ruolo anche Vladimir Putin, che non vuole creare precedenti. Per questo penso che per ora il nome della capitale non cambierà. Il contingente russo già si prepara al ritiro. Tokajev non ha più bisogno di Putin? Io penso che l’intervento delle forze della CSTO (l’alleanza militare a guida russa, ndr) sia stato chiesto per motivi politici, non di sicurezza. Tokajev non era certo della lealtà degli organi di sicurezza e della loro capacità di ristabilire l’ordine. Le forze della CSTO non sono neppure entrate nelle città, non hanno partecipato agli scontri: per Tokajev era importante soprattutto dimostrare di avere le risorse e l’appoggio di Putin nel conflitto interno. La minaccia per lui è passata, l’aiuto è stato sufficiente. Ora quali frange della protesta sono obiettivo della repressione? È difficile dirlo, abbiamo pochissime informazioni. In molte regioni non permettono neppure agli avvocati di accedere ai prigionieri, finché c’è stato d’emergenza. Abbiamo notizie di torture e maltrattamenti, ma non siamo in grado di confermarle. I dati ufficiali parlano di più di 10.000 arresti, è molto difficile dire cosa gli stia accadendo. Suppongo che in buona parte siano quelli che chiamano “terroristi” e “radicali islamici”, persone che hanno attaccato uffici e polizia, saccheggiato i negozi. Che atmosfera c’è ad Almaty? Piano piano, la città ritorna alla vita, la gente esce. Ma la normalità è ancora lontana.

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