La transizione verso una decarbonizzazione non significa che gli investitori debbano concentrare i loro asset solamente in società già oggi pienamente “green”. Anzi: meglio cogliere le opportunità di investimento che le aziende ancora “brown” (ma impegnate nella transizione) possono offrire,perchè il percorso verso il “net zero” è lungo e non privo di imprevisti. Parola di BlackRock, la più grande società di investimento del mondo con oltre 10mila miliardi di dollari in gestione. Il colosso fondato da Larry Fink ha inviato una lettera ai clienti istituzionali e retail di tutto il mondo - dalle banche alle assicurazioni, dalle fondazioni ai private equity fino ai singoli privati - che rappresenta di fatto una “guida operativa” per «guidare attivamente la transizione» ma anche per posizionarsi «in modo da beneficiare» del processo in atto e «al tempo stesso accelerandone i progressi». Un messaggio, quello scritto dai vertici di BlackRock, che peraltro è in piena sintonia con quanto indicato nel messaggio inviato ai capi azienda di tutto il mondo da Larry Fink a inizio anno e nell’ambito del quale il maxi-fondo afferma di non perseguire «il disinvestimento dalle società petrolifere e del gas come strategia» in sè. Per BlackRock, infatti, è vero che «i mercati dei capitali stanno già veicolando flussi finanziari verso società con modelli aziendali “green”» come lo sono i produttori di energie rinnovabili, i fornitori di tecnologie per la mobilità elettrica o le realtà incentrate su soluzioni basate sull’uso di risorse naturali. Tuttavia, avverte ora BlackRock, «esiste a nostro avviso un’opportunità sottovalutata per gli investitori che intendono guidare la transizione»: ovvero «identificare le società a elevata impronta carbonica che si stanno attivando per guidare la decarbonizzazione nei rispettivi settori». Guidare la transizione, ad esempio, significa che una utility potrà «negoziare la chiusura anticipata di una centrale alimentata a carbone e utilizzare i flussi di cassa liberi per investire nella tecnologia delle batterie a livello di rete». Una casa automobilistica potrebbe invece «impegnarsi a progettare veicoli elettrici puri più rapidamente dei concorrenti». Se insomma la transizione ”net zero” richiederà «diversi anni», l’economia globale «continuerà ad affidarsi ai combustibili fossili», mentre i «settori ad alta intensità di emissioni come elettricità, industria e trasporti compiono il processo di decarbonizzazione». Alcuni incumbent saranno «scalzati da nuove tecnologie o startup più agili». Ma molti altri incumbent sono destinati «a prosperare, offrendo ai nostri clienti importanti opportunità di investimento».
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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