STUPIDA RAZZA

mercoledì 9 febbraio 2022

Facebook crolla, shock Nasdaq: 900 miliardi bruciati dai big

 

Il mercato dà, il mercato toglie. Così come gli investitori avevano portato con slancio le valutazioni delle Faang stock su livelli iperbolici fino a superare nel 2021 i 10mila miliardi di dollari, ora quegli stessi investitori stanno remando nell’altra direzione. E così da inizio anno, complici il nervosismo legato al rialzo dei tassi della Fed e i conti trimestrali, la capitalizzazione di queste big si è ridimensionata di 900 miliardi di dollari. La più penalizzata è stata Meta (che però tutti conosciamo ancora come Facebook) che da inizio anno ha perso il 28%, volatilizzando 272 miliardi. Il grosso del ribasso (200 miliardi) si è visto ieri quando il titolo ha perso un quarto del valore in reazione a una trimestrale sotto le attese, anche in termini di proiezioni future. Si tratta della più grande perdita giornaliera per una società di Wall Street. Segue Amazon che in questo primissimo scorcio del 2022 ha lasciato sul terreno il 15%, ovvero 250 miliardi. Il tutto all’oscuro dei dati di bilancio dell’ultimo trimestre del 2021 che sono stati resi noti nella tarda serata di ieri a mercati chiusi e che pertanto verranno digeriti soltanto oggi. In termini percentuali la più bersagliata è stata Netflix: -30%, che per il suo valore corrisponde a una flessione da 80 miliardi. Come per Facebook, il titolo dei servizi tv ha pagato il rallentamento della crescita degli utenti. Le uniche lettere dell’acronimo Faang a “salvarsi” sono state per ora la “A” di Apple (che dopo i conti, ben accolti dal mercato, ha quasi azzerato le perdite di inizio anno) e la “G” di Google (che in Borsa fa rima con Alphabet) i cui conti hanno battuto le stime portando il titolo addirittura in positivo (+1,8% nel 2022) e lontano quindi dalla burrasca che sta colpendo le tech stock statunitensi. Microsoft poi è un caso a parte. I conti sono piaciuti ed è rimbalzata ma il bilancio del 2022 resta in rosso (-8%) di 212 miliardi. Ampliando poi la platea dei titoli big zavorrati dalle trimestrali c’è da annoverare anche Paypal. Il gigante dei servizi di pagamento ha perso il 25% in 24 ore il 1° febbraio dopo la pubblicazione dei conti ampliando un trend discendente che in realtà è iniziato a luglio e che ha portato da allora il titolo a cedere il 60%. Nei fatti Paypal è entrata in quel pericoloso limbo che accomuna il 44% dei titoli quotati sul listino Nasdaq che hanno perso almeno il 50% dai massimi toccati negli ultimi 12 mesi. Di fronte a questi numeri è difficile nascondersi e non sostenere che per molte società (praticamente una su due nel settore tecnologico a Wall Street) la tanto temuta bolla sta scoppiando o è già scoppiata. Per certi versi, è come se uno tsunami avesse in prima battuta colpito le società più piccole per poi inondare anche alcuni colossi, le cui difficoltà momentanee sono uscite allo scoperto con la pubblicazione dei conti. Ma cosa sta succedendo? «I titoli growth  quotano a premio rispetto ai titoli value perché scontano più elevate aspettative di crescita. Ma quando il mercato fiuta che il loro modello di business non è più in grado di garantire tassi di crescita stellari il rischio di una pesante correzione è dietro l’angolo - spiega Davide Biocchi, trader professionista -. Ed è quello a cui stiamo assistendo in queste ultime sedute. Alcuni titoli growth, come Meta e Netflix, hanno presentato numeri più in stile “value” e quindi il mercato non sta facendo sconti». Del resto, il warning di Facebook, a saperlo leggere, «non è arrivato con l’ultimo bilancio, ma il giorno in cui ha annunciato il rebrading in Meta - prosegue Biocchi -Che bisogno ha una società in salute di cambiare nome? I titoli growth sono come adolescenti che sognano e fanno sognare. I titoli value sono un po’ come gli adulti. Per tornare ad avere valutazioni growth l’azienda di Mark Zuckerberg ha deciso di tornare all’adolescenza, trasformandosi in Meta. Magari diventerà più forte di prima ma per ora, prima di partire per il nuovo sogno, c’è da fare i conti con il vecchio che sta perdendo colpi,sotto una concorrenza agguerrita». Altro aspetto da non sottovalutare è il forte peso che i titoli big hanno nel calcolo della performance degli indici di Wall Street, pesati sulla market cap. La sola Apple incide per il 6,6% sull’andamento di tutto l’S&P 500 e per il 14% dell’intero Nasdaq 100. Microsoft pesa rispettivamente per il 5,4% e l’11,5% Amazon si posiziona tra il 3,5% e il 7,5%. Meta tra il 2% e il 4%. Quindi le sorti di Wall Street sono ormai legate a doppio filo alla tenuta di questi colossi che, come tutti, per sognare e far sognare, hanno sempre bisogno di innovare e reinventarsi.

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