NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
mercoledì 9 febbraio 2022
Riesplode l’influenza dei polli: 306 focolai, uccisi 15 milioni di capi
Quindici milioni gli animali abbattuti, 306 focolai accertati, 1.600
aziende sul lastrico. È questo il primo bilancio dei danni causati dall’influenza aviaria in Italia, e sono
numeri da emergenza. L’epidemia
sta colpendo gli allevamenti di polli, di tacchini, di galline da uova:
nessun pericolo per l’uomo, dice la
scienza, ma la legislazione comunitaria impone che là dove ci siano
capi infetti, venga soppressa l’intera comunità e vengano messi in
quarantena anche gli allevamenti
limitrofi. I primi casi sono cominciati lo scorso ottobre tra il Veneto
e la Lombardia, ma la progressione
del contagio è stata rapidissima.
Il settore delle carni bianche in
Italia vale 4,1 miliardi di euro di
fatturato, coinvolge 18mila imprese e dà lavoro a 38mila persone. Il
Veneto è la prima regione italiana
con il 41% della produzione nazionale e il 14% delle imprese, seguita
dalla Lombardia, dove oggi si contano quasi 26 milioni di animali
tra polli, galline e tacchini. Quanto
alle uova, l’Italia è il quarto produttore europeo con oltre 796mila
tonnellate all’anno.
Grazie a un emendamento della
commissione Bilancio del Senato,
nell’ultima manovra economica è
stato stanziato un Fondo per
l’emergenza avicola con una dotazione di 30 milioni di euro. «Non
possiamo che considerarli un ristoro per l’immediato, diciamo un
anticipo sui fondi comunitari che
ci metteranno due anni ad arrivare», racconta Simone Menesello,
presidente della sezione nazionale avicola di Confagricoltura. Un
imprenditore che l’emergenza
aviaria la conosce da vicino: il suo
allevamento si trova in provincia
di Padova e per colpa del contagio
ha dovuto abbattere tutti i capi. «Il
problema non è solo quello di rimanere senza animali - racconta
- ma è il lungo fermo a cui siamo
costretti prima di poter riprendere le attività».
L’ultimo decreto emanato per
circoscrivere l’emergenza fissa infatti una zona rossa dove non sarà
possibile riprendere le attività di ripopolamento prima del 31 marzo.
Significa che chi è stato colpito tra
i primi, ad ottobre, deve stare fermo almeno cinque mesi. «Aggiungiamo - dice Menesello - che da
quando si avviano le procedure a
quando un allevamento torna a
produrre reddito passano, se va bene, almeno altri quattro mesi: qualche imprenditore potrebbe essere
costretto a chiudere. Ecco perché
servono i ristori, e servono subito».
La riunione che deve avviare
la discussione su come distribuire i 30 milioni di fondi è fissata
per la prossima settimana al ministero dell’Agricoltura, ma occorre fare presto.
Nel frattempo Confagricoltura
ha incassato un primo aiuto da parte delle banche: Crédit Agricole Italia, Unicredit, Banco Bpm, Intesa
Sanpaolo, Bnl (gruppo Bnp Paribas) e Banca Popolare di Sondrio
hanno risposto all’appello e hanno accettato di posticipare le scadenze
dei pagamenti di finanziamenti e
prestiti delle imprese colpite dall’epidemia.
Ma come si combatte l’aviaria,
dal punto di vista sanitario? Curare
gli animali non si può, però c’è l’opzione vaccino. Quello di vecchia generazione è stato abbandonato,
perché creava parecchi problemi
quando si trattava di esportare le
carni. E quello nuovo, già utilizzato
negli Stati Uniti, è ancora in attesa
di approvazione da parte delle autorità europee. Francia e Olanda,
però, lo stanno già utilizzando in
via sperimentale: «Credo sia giunto
il momento anche per l’Italia di introdurre il vaccino contro l’aviaria - sostiene l’assessore all’Agricoltura
della Regione Lombardia, Fabio
Rolfi -. Lo sta già facendo la Francia
in maniera strutturata, come annunciato dal ministro dell’Agricoltura Julien Denormandie, e anche
noi dobbiamo intervenire per una
profilassi diffusa contro questa
malattia. Per la biosicurezza servono inoltre risorse nel Pnrr. La filiera avicola è un’eccellenza italiana e va
tutelata con ristori e investimenti.
Servono soluzioni concrete per arginare la fauna selvatica, vettore
della malattia, e aiuti alle imprese».
Ad oggi, l’Italia è autosufficiente
quanto all’allevamento di pollame:
«La filiera delle carni bianche ha
ancora magazzino per resistere
due mesi», dice Menesello. Poi
chissà: «Un certo rialzo dei prezzi
già si vede sul mercato, per via della
domanda che supera l’offerta. Se
non dovessimo essere in grado di
ripristinare gli allevamenti per
tempo, andremmo incontro a rincari ancora maggiori. E a uno sbarco di carni straniere sul mercato».
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